Siena.  “Ieri sera una partecipata assemblea di ArticoloUNO-Mdp Siena ha animato e discusso con ottimo spirito critico e costruttivo il percorso politico e programmatico che ci porterà, dopo l’Assemblea Nazionale del 19 novembre e quelle territoriali unitarie della settimana successiva, all’importantissimo appuntamento del #2dicembre, quando, finalmente, avremo un punto fermo su cui lavorare per cambiare il Paese: una #listaunitaria, un #programmacomune e una #SinistraUnita.

Di seguito il testo della relazione di Fulvio Mancuso, coordinatore provinciale di ArticoloUNO-Mdp Siena, letta e discussa ieri sera.

ASSEMBLEA PROVINCIALE ARTICOLOUNO-MDP SIENA
15 NOVEMBRE 2017
Convocata sui seguenti punti all’Ordine del giorno:
1) discussione politica e programmatica in vista dell’assemblea nazionale del 19 novembre prossimo e dei successivi passaggi nazionali sulla base del documento “Una Nuova Proposta”.
2) nomina dei delegati all’Assemblea Nazionale del 19 novembre;
3) percorso politico e amministrativo in vista delle elezioni amministrative a Siena.

Compagne e compagni carissimi,
1) questa è di fatto la prima assemblea provinciale di ArticoloUNO a Siena, dopo la nascita del Comitato fondatore del marzo scorso che ha permesso di iniziare anche nel nostro territorio un percorso difficile ma necessario. Un percorso nato da una lacerazione, che non è stata quella interna ad un partito che alcuni di noi hanno lasciato (e che invece molti altri non hanno mai nemmeno frequentato o votato) ma quella che la sinistra ha di fatto provocato dopo anni e anni di politiche che ci hanno allontanato e separato dai bisogni di una società in turbolento cambiamento, di cui non abbiamo saputo leggere le dinamiche e soprattutto governare le distorsioni sociali ed economiche.
La scelta della c.d. terza via, delle politiche neoliberiste, il silenzio di fronte all’aumento della forbice sociale ed anzi la convergenza verso gli obiettivi dei poteri economici e finanziari trionfanti, ha caratterizzato e ancora caratterizza la profonda frattura tra la c.d. sinistra di governo degli ultimi anni e gli strati sociali a cui naturalmente e storicamente siamo chiamati a dare risposte in termini di uguaglianza, diritti, lavoro, protezione sociale. Quegli strati sociali che, una volta ritornato prepotentemente sulla scena il voto di classe, oggi rappresentato da molte forme di neo-proletariato, hanno scelto in larga parte le destre e i populismi, i partiti della paura e della chiusura. In questo senso, possiamo dire che la responsabilità politica, in Italia ed in Occidente in generale, è senz’altro anche nostra.
Lo è nella misura in cui la sinistra di governo ha compiuto una separazione unilaterale da quegli strati sociali, dalla propria missione politica e programmatica, tradendo dunque se stessa e spingendo milioni di elettori in Italia nel buio del non voto, della protesta o della rabbia identitaria.
Non vi era alternativa, dunque: soccombere rispetto a questo stato di cose, aggravato in Italia dalla storia recente delle politiche economiche e sociali che il Partito Democratico ha messo in campo e che, al netto di qualche operazione sui diritti civili (penso alle unioni civili e poco piu), ha nella sostanza corroborato la propria svolta centrista e neoliberista, oppure dire basta e provare a riconnettersi con milioni e milioni di italiani che hanno visto, negli anni, diminuire il proprio reddito reale e i livelli di welfare e aumentare la precarizzazione del lavoro, ridurre i diritti e crescere la disoccupazione giovanile e l’occupazione stabile, salire i privilegi e la ricchezza dei pochi e crollare i livelli di mobilità sociale. Hanno visto, in sostanza, la messa in soffitta del principio cardine su cui si fonda la nostra democrazia e la nostra Costituzione: il principio di uguaglianza sostanziale.
E lo hanno visto con le politiche degli ultimi governi sul lavoro (jobs act, 80 euro e droga decontributiva), sulla scuola (basti pensare da ultimo all’obbrobrio di alcune forme di alternanza scuola-lavoro), sulla sanità (il superticket e la privatizzazione strisciante), sulle questioni ambientale e dell’economia circolare (rispetto alle quali, invece di farne oggetto di un grande investimento del sistema Paese tale da produrre ricchezza e lavoro, il governo si è caratterizzato in negativo soltanto per il famigerato episodio del referendum sulle trivelle).
Per non parlare del capitolo investimenti pubblici, rispetto al quale è stato compiuta una sorta di miracolo in negativo: nella fase storica nella quale i tassi hanno raggiunto i minimi storici, i governi a guida PD sono riusciti, appunto, nella “straordinaria” impresa di far diminuire gli investimenti e far aumentare il debito pubblico.
Noi tutti, che siamo qui stasera e in tutto il Paese, abbiamo scelto di non rassegnarci, nonostante la sfiducia fosse e sia ancora tanta. Una sfiducia verso i gruppi dirigenti nazionali, spesso chiusi in logiche di egoismo politico. Una sfiducia nelle Istituzioni, indebolite dal personalismo e dalla delegittimazione reciproca tra poteri dello Stato e tra diverse rappresentanze e competenze (basti pensare, da ultimo, alla vicenda di Banca d’Italia). Una sfiducia nella ormai annosa incapacità dei governi e della politica di recuperare il dialogo costruttivo con i corpi intermedi e con i territori, questi ultimi spesso abbandonati a loro stessi, con maggiori responsabilità e minime risorse nemmeno sufficienti per i bisogni primari (scuole, strade, ospedali).
Ma la sfiducia non è stata per noi una ragione sufficiente per sfilarci dalla responsabilità di iniziare un cammino nuovo, partendo da quelle radici antiche che erano state per troppo tempo disconosciute soltanto per seguire un’identità politica che era ed è di altri. La destra e le destre, appunto, che oggi tornano prepotentemente alla ribalta, forti del consenso di chi, tra la copia e l’originale, sa sempre dove dirigersi.
L’opzione è stata anche politica: da troppi anni la sinistra si divide, continua a dividersi, si frammenta, si frantuma, si polverizza. Noi abbiamo detto subito che non eravamo mossi da cieca ambizione identitaria ed ideologica, che ci avrebbe portato a fare inutile e dannosa testimonianza. Per una volta, l’opzione politica che è nata da questa ennesima frattura, aveva ed ha un obiettivo esattamente contrario: quello di invertire la rotta, di costruire l’Unità della sinistra non sulla base di un’istanza meramente politicista, di schieramento, di simboli ed etichette, ma su una condivisa visione politica e su una chiara e radicale proposta programmatica, in grado, però, di saper leggere la società con gli occhiali della contemporaneità, dei fatti e degli obiettivi di progresso, di equità e sostenibilità sociale.
Non era e non è per nulla scontato che tutto questo ci riesca, ma occorreva e occorre continuare a lavorarci con tutte le nostre forze, consapevoli degli inciampi, delle perdite di tempo, che pure nei mesi scorsi hanno caratterizzato gli atteggiamenti di personalità autoindividuatesi come leader o create dai media.
Ma mentre la stampa preferiva e preferisce costruire palcoscenici che perpetuano la patologia del personalismo e dei leader, noi abbiamo perseverato nella costruzione della nostra IDENTITA’ politica e programmatica.
Lo abbiamo fatto con la prima Assemblea nazionale di Napoli lo scorso mese Aprile, ma soprattutto con la tre giorni di Milano svoltasi nel mese di Maggio, che non a caso abbiamo chiamato FONDAMENTA. L’abbiamo messa subito sui contenuti, sulle questioni sociali ed economiche: una scelta che del resto proietta fedelmente quella del nostro nome. ArticoloUNO, il lavoro, la Costituzione.
Proprio nel corso di FONDAMENTA sono state gettate le basi di discussione, aperta e partecipata, di quello che oggi avete già ricevuto e letto e che costituisce il DOCUMENTO PROGRAMMATICO, su cui si fonderà – io confido con successo – l’opzione politica: vale a dire quella di arrivare alle prossime elezioni politiche con un simbolo ed una lista UNITARIA DELLA SINISTRA ITALIANA.
E badiamo bene che, e a differenza di quello cui ormai da anni e anni una politica stantia ci ha abituato, non siamo partiti dall’assemblamento artificioso di simboli e rappresentanze ma da un programma, da un documento programmatico. Un documento che, una volta discusso nelle assemblee territoriali, come quella di oggi, e nella prossima Assemblea nazionale di ArticoloUNO del 19 novembre e poi ancora condiviso INSIEME alle altre forze che intendono partecipare a questo cammino (di sicuro Sinistra Italiana e Possibile ma mi auguro anche altri movimenti e organizzazioni civiche della sinistra), ci porterà, il 2 DICEMBRE PROSSIMO, a realizzare il punto di partenza essenziale per poter aspirare a cambiare il Paese: UN SOLO PROGRAMMA, UN SOLO SIMBOLO, UNA SOLA LISTA DELLA SINISTRA ITALIANA.
Quello che è successo in Sicilia è sicuramente sconfortante per i destini di quella bellissima terra: dopo anni di governo a guida PD-UDC-API e dopo l’accordo elettorale PD-ALFANO, il risultato era praticamente scontato. E’ tornata la destra, sono tornati gli impresentabili e l’esplosione del consenso per il movimento 5Stelle rimane confinato in una sorta di “torre d’avorio” politica, orfano della capacità di dialogo e intriso di contraddizioni. In tutto questo, però, un seme è stato piantato: l’esperienza della Sinistra Unita con Claudio Fava è a mio avviso il primo concreto atto di nascita. E quando si nasce si è per natura ancora piccoli ma al contempo forti della consapevolezza che, se adeguatamente nutriti della necessaria connessione con i reali problemi della società, potremo crescere e crescere molto. Se sapremo interpretarli, se sapremo tradurli in risposte politiche e programmatiche forti.
Il documento lo avete letto: e non sarò qui a ripeterne tutti i contenuti e gli obiettivi. Che sono chiari, radicali, realizzabili. Un documento che costituisce una buona cornice politica e programmatica e che occorre ancora affinare, integrare soprattutto in materia di lavoro, fisco, giustizia, assetto dello Stato, welfare, etc.: un lavoro di integrazione e affinamento, che, sono certo faremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, insieme a tutti i compagni che si uniranno a noi.
Ecco, dunque, alcuni tra i punti più rilevanti del documento.
“LAVORO, CRESCITA E SOSTENIBILITA’ ECONOMICA. Ripartire dalla restituzione dei diritti sottratti ai lavoratori. Cancellazione del jobs act e ripristino delle tutele a partire dall’art. 18, fine della discriminazione retributiva tra lavoro delle donne e lavoro degli uomini. Grande piano di investimenti pubblici per la manutenzione del Paese (scuole, strade, ospedali) uscendo dalla logica dello Sblocca Italia, delle grandi opere e del consumo di suolo.
Dopo dieci anni dalla crisi l’Italia è un Paese più povero e più diseguale. Come è scritto nel nostro documento programmatico assistiamo ad un “Aumento dei contratti precari, stasi degli investimenti pubblici, degrado delle nostre infrastrutture. L’ultima Legge di Stabilità prova a galleggiare, non fa scelte chiare e positive né sull’età pensionabile, né sulla sanità e la scuola, né sull’accelerazione degli investimenti, e anzi insiste con una politica fatta di tagli e di bonus. Quello che SERVE AL PAESE è UN’ALTRA STRADA:
– Un piano straordinario e rapido di investimenti a tutela del territorio, dell’ambiente della MESSA IN SICUREZZA DI SCUOLE, EDIFICI PUBBLICI e ABITAZIONI, di decoro urbano e sicurezza per i cittadini.
– Un CONTRATTO UNICO fin da SUBITO A TEMPO INDETERMINATO.
– Salari più giusti, con l’introduzione di una disciplina del SALARIO MINIMO e di strumenti per il superamento del gap salariale tra donne e uomini
– RIAPRIRE dopo il blocco di un decennio, il TURNOVER nelle PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI.
– Risolvere alcuni nodi di politica industriale: dalla MOBILITÀ ELETTRICA, ALL’INFRASTRUTTURA DELLA RETE di collegamento, dalle scelte di efficienza e RISPARMIO ENERGETICO, allo sviluppo di tecnologie legate alle fonti di ENERGIA RINNOVABILI, realizzando una vera e propria CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA
– Affiancare agli INCENTIVI DI INDUSTRIA 4.0 processi di FORMAZIONE DI COMPETENZE adeguate, e centri di innovazione che non penalizzino le UNIVERSITÀ del MEZZOGIORNO.
– Ridare CREDIBILITÀ e TRASPARENZA al SISTEMA BANCARIO. Ripristinare il CREDITO a IMPRESE E FAMIGLIE, soprattutto nel MEZZOGIORNO.
– Riordinare l’insieme dei controlli sull’attività bancaria e finanziaria in un quadro più certo di responsabilità e poteri di Banca d’Italia, Banca Centrale Europea, Consob e magistratura.
– Il RUOLO PUBBLICO NELL’ECONOMIA si giustifica ed è necessario se non è un ruolo gregario, occasionale o d’emergenza, come è stato nella crisi bancaria e in tanti crisi produttive. Ma se è funzionale a due obiettivi; un progetto di CRESCITA EQUA e SOSTENIBILE per il Paese; un progetto di RIDUZIONE delle DISUGUAGLIANZE, riducendo le aree di sfruttamento del lavoro e le aree di povertà delle famiglie italiane.
– RICONSIDERARE IL DIALOGO con le PARTI SOCIALI, LE FORME CIVICHE DI AUTOGOVERNO, LE RETI DI VOLONTARIATO E I MOVIMENTI DEI CONSUMATORI. Senza ascolto e dialogo non si governa.

DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE. No a riforme piegate alla logica della maggioranza di turno. Sì a modifiche puntuali (un esempio è la riduzione del quorum per i referendum abrogativi, un altro la riduzione dei parlamentari) ma soprattutto sì a un ripensamento organico dell’assetto istituzionale dopo i pasticci delle Province, che metta insieme competenze, poteri e risorse certi unendo il quadro dei diritti e della solidarietà nazionale con quello della autodeterminazione.

EUROPA. Rispondere alla crisi dell’Unione europea rilanciandone il progetto per arrivare progressivamente ad una Europa realmente democratica e federalista che sviluppi molto di più la gamba sociale e solidale e non solo quella monetaria, abbandonando il dogma dell’austerità e con esso il fiscal compact e abbracciando la c.d. golden rule (esclusione dal calcolo del deficit delle spese per la crescita e per gli investimenti).

UN GRANDE PIANO VERDE, UNA VERA RIVOLUZIONE VERDE. I cambiamenti climatici mettono sempre più a rischio la nostra penisola, dalle coste alla valli alpine alle stesse città, e stanno già causando, nelle aree più esposte del pianeta, enormi problemi, che sono alla base di guerre, conflitti, fame, migrazioni. Sono tutte “emergenze annunciate”, quelle legate al dissesto idrogeologico e allo stato delle nostre infrastrutture. Eppure non si tratta “solamente” di una questione di sicurezza e maggior cultura e consapevolezza, ma anche di un meccanismo di creazione di posti di lavoro.
Per affrontare questa transizione ci vuole una vera CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA DALL’ECONOMIA LINEARE A QUELLA CIRCOLARE, LA RIDUZIONE dei CONSUMI ENERGETICI E LA LORO CONVERSIONE verso la TOTALE DECARBONIZZAZIONE
COSTRUIRE DEMOCRAZIA ENERGETICA, INVESTIMENTI NELLE RINNOVABILI, RIORGANIZZAZIONE DEI TRASPORTI URBANI.
La questione ambientale non è più rinviabile e divenendo centrale ci offre l’opportunità di attuare una politica industriale capace di generare benefici diffusi, scardinando le più grosse rendite di posizione.

SENZA FISCO EQUO NON C’E’ STATO SOCIALE. Le politiche fiscali di questi ultimi anni hanno di fatto rafforzato la strada della riduzione per le imprese e per la casa e lasciato inalterata la pressione su lavoro e pensioni. Mentre la lotta all’evasione è rimasta poco al di là degli annunci, mentre la pratica ha premiato i capitali riportati dall’estero e le cartelle esattoriali non pagate.
Occorre cambiare registro:
– IRPEF con SCAGLIONI di REDDITI PIÙ STRETTI e ALIQUOTE PIÙ PROGRESSIVE.
– Va RIPRISTINATA per le CASE DI MAGGIOR VALORE l’IMU. Queste risorse vanno utilizzate per gli strumenti di lotta alla povertà e per l’abolizione dei superticket sanitari.
– Va ricostruito un programma di LOTTA ALL’EVASIONE che consenta, andando alla fonte di ogni formazione del reddito, di ridurre il peso e il valore.
– L’incidenza dell’Irpef va fortemente ridotta; e va introdotto uno STRUMENTO UNIFICATO di DETRAZIONI FISCALI e ASSEGNI FAMILIARI, in modo da superare il problema dell’incapienza e uniformare il sostegno alle famiglie.
– Nel contesto del recupero dell’evasione l’IVA può essere riorganizzata su DUE SOLE ALIQUOTE (5 e 18-19%).
– Il prelievo sui redditi da capitale e patrimoniali andrebbe sostituito e unificato in un’IMPOSTA PERSONALE PROGRESSIVA sul PATRIMONIO COMPLESSIVO (mobiliare e immobiliare) con ALIQUOTE CONTENUTE e minimi imponibili adeguati in moda da contribuire a una ragionevole progressività del prelievo.
– Le imposte sull’energia vanno razionalizzate in una logica di CARBON TAX.

UN WELFARE UNIVERSALE. Un welfare efficace è in via di principio un WELFARE UNIVERSALE, direttamente GESTITO DAL SETTORE PUBBLICO. In alcuni settori il concorso di operatori privati può essere utile a fini di comparazione dei costi, così come nell’assistenza l’applicazione del principio di sussidiarietà può rivelarsi necessaria. L’idea, che ha anche sostenitori a sinistra, che i più ricchi possano fare a meno del welfare pubblico va respinta perché essa porta alla riduzione della qualità dei servizi. I più ricchi devono pagare più tasse per finanziare il welfare, ma devono avere lo stesso trattamento di tutti gli altri in modo da diventare i garanti della qualità.
A livello europeo va perseguita l’unificazione all’interno dell’Unione delle prestazioni universalistiche in materia di sanità, previdenza, istruzione, sostegno al reddito.
– ABOLIRE il SUPERTICKET sulle PRESTAZIONI SANITARIE.
– CONTRASTARE l’impiego di LAVORO PRECARIO o SOTTOPAGATO nella SANITÀ PUBBLICA.
– CONTENERE l’INCREMENTO della SPESA FARMACEUTICA introducendo categorie terapeutiche omogenee per le gare, modificando la definizione d’innovatività dei farmaci, e consentendo la VENDITA DI DOSI INDIVIDUALIZZATE.
– Adottare un PIANO SOCIOSANITARIO NAZIONALE per la NON AUTOSUFFICIENZA e definire un piano integrato d’interventi a favore delle PERSONE CON DISABILITÀ.
– RENDERE OMOGENEO il SSN su tutto il territorio nazionale anche promuovendo la collaborazione tra Regioni o prevedendo poteri sostitutivi nella gestione dei servizi. Favorire l’INNOVAZIONE TECNOLOGICA nei SERVIZI favorendo lo sviluppo di un’industria sanitaria nazionale.
– ESTENSIONE del REI (REDDITO DI INCLUSIONE) in modo da renderlo progressivamente uno strumento universale di CONTRASTO alla POVERTÀ ASSOLUTA.
– Costruzione di una RETE DI SERVIZI per l’INFANZIA, e generalizzazione del TEMPO PIENO nella SCUOLA dell’OBBLIGO.
– RIFORMARE le regole per le PENSIONI FUTURE dei GIOVANI con due finalità: superare il problema delle carriere discontinue e mantenere al tempo stesso un incentivo al lavoro (i contributi effettivi devono contare).
– Mutare le POLITICHE per la CASA dall’incentivo alla proprietà a quello della diffusione di ABITAZIONI IN AFFITTO a beneficio dei GIOVANI.

MEZZOGIORNO. Dopo 160 anni la questione meridionale rimane sul tappeto. Occorre affrontarla con una programmazione pluriennale. Nel Mezzogiorno esiste una forte carenza di infrastrutture, dai porti agli interporti, dalla viabilità alla rete ferroviaria, dalla salvaguardia del territorio al risanamento delle periferie urbane, all’istruzione, ecc. Si tratta di investimenti ad alto moltiplicatore in grado di ripagarsi nel corso del tempo.
– Va quindi previsto in maniera vincolante che per i PROSSIMI 10 ANNI il 60% DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI sia destinato alleREGIONI MERIDIONALI. Con particolare attenzione alle condizioni delle aree interne.
– Va prevista una REGIA NAZIONALE per la gestione dei FONDI COMUNITARI, e istituito un FONDO DI ROTAZIONE per gli ENTI L O C A L I che trovano ostacoli nell’accesso ai Fondi UE già assegnati e non erogati dalle Regioni.
– Va aperta una TRATTATIVA in sede EUROPEA perché siano riconosciuti e COMPENSATI gli EXTRA COSTI relativi alla condizione d’insularità delle NOSTRE ISOLE e soprattutto di quelle minori e più distanti.

LA GIUSTIZIA. Vanno consolidati i miglioramenti realizzati in sede di GIUSTIZIA CIVILE che sono ancora insufficienti.
– Va RAFFORZATO l’UFFICIO DEL PROCESSO per farla diventare un vero e proprio organo di programmazione dei lavori degli uffici giudiziari.
– Va rifinanziato in modo adeguato il capitolo di spesa della giustizia, per SUPERARE le CARENZE di ORGANICO sia dei magistrati che delle cancellerie giudiziarie, superando definitivamente il BLOCCO DEL TURNOVER.
– In tema di PROCESSO CIVILE, occorre RIDURRE I TEMPI dell’ISTRUZIONE DELLA CAUSA.
– In tema di GIUSTIZIA PENALE fondamentale è il problema della prescrizione. Con i termini attuali si prescrivono circa 140.000 processi l’anno in particolare quelli relativi ai reati dei colletti bianchi e di tutti coloro che possono far ricorso a avvocati specializzati in pratiche dilatorie, per cui sarebbe opportuno INTERROMPERE LA PRESCRIZIONE a seguito del RINVIO A GIUDIZIO.
– Per quanto riguarda la CORRUZIONE, va introdotta la figura dell’AGENTE PROVOCATORE e vanno introdotte TUTELE adeguate per i WHISTLEBLOWERS.
– La TRACCIABILITÀ dei PAGAMENTI è essenziale per il contrasto a molteplici reati dalla corruzione al riciclaggio. Inoltre, l’introduzione – finalmente – di una EFFICACE NORMATIVA sul CONFLITTO D’INTERESSI ridurrebbe preventivamente i rischi che questi possano dare luogo a episodi di corruzione e/o comunque di utilizzo a fini privati della cosa pubblica.
– Il regime del CARCERE DURO per i MAFIOSI che mantengano un rapporto con i propri territori d’influenza non va mitigato, e vanno TUTELATI i TESTIMONI DI GIUSTIZIA nei PROCESSI DI M A F I A . D’altronde, occorre, invece, in generale recuperare a FUNZIONE RIEDUCATIVA DELLA pena, rafforzando le MISURE ALTERNATIVE.

LA SCUOLA, L’ISTRUZIONE, LA RICERCA. Le deficienze del sistema scolastico e universitario rappresentano un grave limite per il Paese. E’ insufficiente ed errato l’approccio finora seguito caratterizzato da: valutazione – autonomia – poteri del Preside – politica del personale – competenze scolastiche. A questo approccio burocratico-amministrativo va contrapposta una visione per cui la RIFORMA della SCUOLA è un PROBLEMA CULTURALE con al centro l’INNOVAZIONE DIDATTICA.
Il modello di riforma seguito finora implica un aumento delle diseguaglianze nei livelli di insegnamento tra le diverse zone del Paese e delle città, il contrario di ciò che sarebbe necessario.
Per la scuola italiana è necessaria una MODERNIZZAZIONE dei PROGRAMMI, un RIPENSAMENTO dei CICLI SCOLASTICI, una migliore QUALITÀ DEI DOCENTI e investimenti per RIDURRE le DISTANZE tra SCUOLE di migliore qualità e le altre.
Oggi molte famiglie tendono a preferire scuole private che forniscono migliori servizi (lingue, attività sportive…) a quelle pubbliche. Bisogna invertire queste tendenze. L’A U T O N O M I A di scuole e Università NON può divenire un DOGMA. Il ricorso a criteri di mercato per la ripartizione dei fondi rischia di penalizzare pesantemente gli atenei meridionali senza fungere da incentivo.
La distribuzione dei fondi deve avvenire anche sulla base della verifica dei risultati di una programmazione dello sviluppo del singolo Ateneo (o istituto scolastico).
Per la RICERCA occorre trovare un EQUILIBRIO consapevole tra la partecipazione a G R A N D I PROGETTI INTERNAZIONALI e l’investimento delle risorse in PROGRAMMI ed ESIGENZE CONCRETE e SPECIFICHE.
Il SOSTEGNO EFFETTIVO al DIRITTO ALLO STUDIO e un serio CONTRASTO alla DISPERSIONE SCOLASTICA sono il corollario di ogni processo di riforma.

DIRITTI SOCIALI, DIRITTI CIVILI. Le diseguaglianze si riducono prevalentemente attraverso l’uguaglianza dei diritti. Vale per i diritti sociali, vale per quelli civili. Qui passa uno dei discrimini più forti tra destra e sinistra, tra conservatori, e progressisti. Universalità del welfare, accesso a istruzione e servizi socio assistenziali e sanitari da parte di tutti. Costituiscono per la Sinistra valori fondativi e irrinunciabili. Le stesse insicurezze dei tempi attuali, la precarietà di tante condizioni esistenziali, vanno affrontate NON con la LOGICA della SEPARAZIONE, delle esclusioni e dei muri, MA con quelle dell’INCLUSIONE e del reciproco diritto-dovere della cittadinanza.
La legge sulle unioni civili ha costituito un miglioramento, al di là dei limiti che pure ci sono, da superare con il MATRIMONIO UGUALITARIO e le ADOZIONI PER TUTTI, previa verifica delle condizioni per poter essere un buon genitore, già oggi verificate prima di consentire l’adozione. Bisogna proseguire con il FINE VITA, e con la LEGGE SULLA CITTADINANZA e lo IUS SOLI, non fermandosi di fronte a strumentalità evidenti e dal respiro corto.
Sulle POLITICHE DI ACCOGLIENZA è aperta una faglia in tutta Europa e anche in Italia.
Si mescolano al fondo della società umori e sentimenti di chiusura. Ci si sente sicuri solo se tra simili e così facendo si perde la lezione fondamentale della Storia, anche della nostra. E’ evidente che non si può lasciare l’Africa a se stessa, né permettere che si continui a depredarla, senza interventi di sviluppo e di aiuto. E che bisogna chiudere la pagina del Vicino Oriente da cui tanti profughi sono scappati. Ma la nostra deve essere una battaglia in grado di cambiare umori profondi, paure immotivate, chiusure e ostilità preconcette. E va fatta non dall’alto ma stando dentro questi processi. Va affermata una razionalità condivisa che sappia distinguere, e non confonda tutto insieme, terrorismo islamico, profughi, richiedenti asilo, accoglienza. Il filo dell’intolleranza si allarga silenziosamente. Quello del rispetto per le persone e della sicurezza positiva richiede fermezza, e anche capacità di capire che bisogna occuparsi, sapendole gestire, delle conseguenze che si determinano nelle comunità locali e tra i cittadini, dei fenomeni legati alle migrazioni. Ecco perché dobbiamo G E S T I R E i FLUSSI MIGRATORI CON RAZIONALITÀ: superando l’inadeguatezza della Bossi-Fini con un PERMESSO DI RICERCA LAVORO e MECCANISMI DI INGRESSO REGOLARI; introducendo un UNICO SISTEMA di ASILO E U R O P E O che comprenda canali umanitari e missioni di salvataggio e, finché questo non ci sarà, garantire quel che dice l’art. 10 della Costituzione italiana, costruendo un sistema di accoglienza RIGOROSO, DIFFUSO E INTEGRATO, sulla base del MODELLO SPRAR (SISTEMA DI PROTEZIONE PER I RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI: RESTE E SISTEMA INTEGRATO TRA GLI ENTI LOCALI ED IL TERZO SETTORE PER L’ACCOGLIENZA), superando la gestione straordinaria che troppi scandali e distorsioni ha generato in questi anni. Con la stessa forza va affermato che lo IUS SOLI non c’entra nulla con queste preoccupazioni o processi. Riconoscere a chi nasce in Italia dopo un periodo di formazione la cittadinanza italiana non rientra nel campo della solidarietà, o del principio di utilità. Bensì in quello del RICONOSCIMENTO che si deve a CHI nei fatti È ITALIANO TRA GLI ITALIANI”.

Su questo DOCUMENTO PROGRAMMATICO vi chiedo ovviamente di esprimere le vostre riflessioni, che mi aspetto come sempre dense e anche critiche, che porteremo all’attenzione dell’assemblea nazionale di ArticoloUNO del 19 novembre, di quelle unitarie territoriali (che faremo insieme alle altre forze di sinistra entro il 26 novembre) e, quindi, dell’assemblea unitaria nazionale del 2 dicembre a Roma.
Mi aspetto ovviamente una domanda. E me la faccio anche io. Se e con chi abbiamo l’ambizione di governare? La risposta che al momento io riesco a darmi è la seguente: le nostre ossessioni non devono essere né le leadership, e dunque il gioco delle figurine, come dice Roberto Speranza, né tantomeno le aritmetiche elettoralistiche ma le priorità programmatiche. Non abbiamo fondato ArticoloUNO né tantomeno creeremo una lista UNITARIA di Sinistra per fare dispetto a qualcuno o per distruggere qualcosa: lo abbiamo fatto e lo faremo per dare la speranza a milioni di italiani di poter avere un Paese più giusto, meno diseguale, con più diritti e meno privilegi, solidale e sostenibile. Chi, in modo chiaro, deciderà di condividere strategia e programmi volti a questo obiettivi potrà essere nostro interlocutore. Senza veti e pregiudizi personali ma senza sconti sulle politiche economiche e sociali per il Paese che, ovviamente, non potranno non passare attraverso una controriforma chiara in materia di lavoro (jobs act, art. 18), scuola, sanità, ambiente, economia circolare, redistribuzione del lavoro e della ricchezza e dunque giustizia sociale. Una sinistra che non fa sconti, ripeto, ma che vuole cambiare il Paese, governarlo per cambiarlo in meglio, non certo per fare testimonianza o per far finire la sinistra, come è stato detto di recente alla direzione nazionale di ArticoloUNO, sotto le ultime macerie di Matteo Renzi.
Sul versante della costruzione politica, anche in vista della scadenza elettorale nazionale, dovremo uscire dall’attuale indeterminatezza, pur comprensibile per la complessità del percorso, e dare forma e sostanza ad una soggettività politica che garantisca democrazia interna, massima trasparenza e percorsi decisionali partecipati dal basso e che siano vicini ai territori. Questa è una urgenza che sentiamo tutti, dopo mesi e mesi di attesa.

2) Come previsto al punto due dell’ODG siamo chiamati a individuare i nostri delegati che ci rappresenteranno all’Assemblea nazionale del 19 Novembre prossimo, che si terrà a Roma. Il numero minimo di delegati è due, ma possiamo indicarne anche un numero superiore. E a questo proposito, se riuscissimo a contenere la proposta nel numero di un massimo di 6-10 delegati, vi chiederei, con massimo spirito di libertà e condivisione, di proporvi per la partecipazione a questo importante appuntamento.

3) Infine, ma non ultimo, alcune parole sul percorso politico e programmatico che ci porterà alle elezioni amministrative nel Comune di Siena. Sappiamo, e tra noi non è necessario dilungarsi sul punto, quanto sia problematica la situazione e quanto alto sia il rischio che, per la prima volta, Siena non venga più governata da forze di sinistra o centrosinistra. Se ne conoscono le cause endogene – moltissime – ed esogene – diverse. Nell’area Sud della Toscana, dopo Grosseto ed Arezzo, sembra davvero che l’ultimo baluardo amministrativo ancora tinto di rosso, seppur sbiadito, possa cambiare presto colore. Il disastro legato ai destini della Banca MPS, con la conseguente demolizione di un sistema economico e sociale che molto faceva affidamento sulle risorse che sul territorio venivano riversate e dunque il crollo di un sistema di potere e di consenso a quelle risorse collegato, pesano come macigni. Un sistema di potere, come sappiamo, di cui erano parte anche le forze di opposizione rappresentate in consiglio comunale, a partire dalle formazioni di centrodestra, che non a caso hanno sempre partecipato sia al governo diffuso della città che a quello del gruppo bancario (basti pensare, una per tutti, alla Presidenza di Banca Antonveneta). Forze di centrodestra che, per la prima volta dal dopoguerra, hanno chiaramente inteso che questa volta Siena è davvero contendibile e che, dunque, si presenteranno ben armate e competitive per vincere, ovviamente raccontando la favoletta dell’estraneità ad ogni responsabilità rispetto ai guasti che la nostra città ha subìto.
Al netto di quelle individuali e gestionali, il Partito Democratico ha sicuramente grandi responsabilità politiche e credo che molte di più ne abbia oggi se non riesce nemmeno a uscire dalla frammentazione interna, a chiudere un congresso, a ricostruire con razionalità e lucidità, senza rimuoverla, la storia degli ultimi 20 anni, ad avere una reale interlocuzione con la città, con i corpi sociali e con le altre forze politiche e civiche.
Anche per il nostro territorio e per il suo capoluogo, ci siamo armati di pazienza e abbiamo fin dall’inizio sposato la causa della ricomposizione della sinistra – una Sinistra Unita Siena – basata ovviamente su una visione e su una prospettiva di governo futura e, dunque, su un’opzione programmatica.
E devo dire che, a differenza del percorso nazionale, spesso accidentato, fragile e talvolta pasticciato, qui abbiamo avuto vita molto più facile e collaborativa, al punto che già dallo scorso mese di luglio abbiamo lanciato la prima assemblea della sinistra unità (8 luglio Palazzo Patrizi) che è stata molto partecipata e, nello scorso mese di ottobre, è iniziato il lavoro programmatico con tavoli che riuniscono compagni di diversa sensibilità e provenienza.
Al momento, la confusione è il tratto distintivo di questa imminente campagna elettorale, partita male e troppo presto tra una ricandidatura che nemmeno il partito di riferimento sembra appoggiare, un ritorno dal passato remoto e un nuovo che avanza che pare confuso tra il sostegno di uno pseudocivismo e quello dei partiti della destra.
Noi abbiamo scelto di non buttarci in questa mischia, francamente brutta, dai tratti personalistici e vuota di contenuti e di proposta sia politica che programmatica.
Abbiamo preferito lavorare per costruire la nostra identità politica attraverso il dialogo serrato con le altre anime della sinistra ma con un dialogo tutt’altro che politicista o intriso di accordi elettoralistici: un dialogo, il nostro, fondato sulla necessità di costruire una proposta programmatica coerente con i valori e gli obiettivi sociali che ci contraddistinguono.
Soltanto dopo aver costruito questa identità, oggettivamente connotata dai contenuti e dalle priorità per il futuro governo della città, ci confronteremo con i cittadini, con i corpi sociali e, eventualmente, con quelle forze che si riconoscono nei nostri programmi, valori, principi. Consapevoli che, per il buon governo di una città e di un territorio, occorre mettere in campo un metodo obiettivamente civico, fondato sulla partecipazione, su spazi di democrazia amministrativa e sulla valorizzazione della cittadinanza attiva.
Noi una visione della città e del territorio ce l’abbiamo. Una città solidale e sostenibile, che vuole “essere avanti ma senza lasciare indietro nessuno”. Una città, la nostra, che oggi è alla ricerca di un equilibrio e di un cammino futuro, alle prese con la sua piccola dimensione materiale e demografica e con quella, grande e gloriosa, che la storia le ha assegnato rendendola bella, conosciuta, desiderata e anche invidiata.
Possiamo costruire, insieme, un futuro sostenibile e magari anche gradevole soltanto se usciamo dallo schema della competizione con le grandi e grandissime città. Possiamo farlo perché abbiamo le risorse più importanti che servono: la bellezza, il sapere, la capacità di innovare senza perdersi, l’identità profonda di una comunità solidale e sempre proiettata in una storia futura. Se le persone, gli investimenti, le grande traiettorie di comunicazione e di sviluppo vanno verso le metropoli, noi dobbiamo ‘farci scegliere’ perché abbiamo di più e di meglio da offrire. Non abbiamo la massa demografica, non la fitta rete di trasporti, non le grandi industrie ma nemmeno l’alienazione umana e sociale di un modello di vita che crea povertà, esclusione sociale, solitudine.
A Siena, abbiamo altre cose, forse più importanti: la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che produciamo e di cui ci nutriamo, la bellezza naturale e architettonica che vediamo, il sapere e l’innovazione che elaboriamo, la qualità del lavoro e la ricchezza che creiamo, il grado di uguaglianza che realizziamo, la cura di piccoli e anziani di cui ci occupiamo, l’importanza del tempo e degli stili di vita che comunichiamo. E, ancor di più, la dimensione internazionale che occupiamo.
E dunque: Siena città internazionale, città universitaria, dei saperi e della cultura, dell’innovazione, della cura dei beni comuni, del saper fare e produrre, della cura e dell’accoglienza, della vivibilità, centro di un territorio che sintetizza, come nel noto affresco, bellezza e produttività, libertà e opportunità.
Ecco, Siena deve competere così: le persone devono ‘scegliere’ la nostra città e il nostro territorio per venirci a vivere, a studiare, a trascorrere un’esperienza turistica di qualità.

Su questa visione, su questa idea di città e di territorio solidale e sostenibile, innovativo e accogliente, costruiremo insieme la nostra proposta programmatica: lo faremo con i tavoli che sono già al lavoro, con le iniziative pubbliche, con i corpi sociali.

Insomma, ci aspettano molti mesi e poi molti altri ancora, di lavoro, di partecipazione, di attività: tutti noi, nessuno escluso, siamo chiamati ad essere attori e non spettatori di questa fase. Dovremo aiutarci, sostenerci, costruire insieme un pezzo di strada senza attendere che altri lo faccia, tanto meno da fuori. Anche perché, come diceva Zygmunt Baumann, sociologo e filosofo recentemente scomparso, “il futuro non esiste, va creato”, e dunque sta a noi dare ad esso forma e sostanza.

Grazie a tutti.
Fulvio Mancuso
Coordinatore Provinciale
ArticoloUNO-Mdp Siena