Si intitola “Comunicare in sanità: relazione di cura e cura della relazione” il titolo del convegno promosso dalla FNOMCeo nazionale che si è svolto a Siena, al Teatro dei Rinnovati, alla presenza delle autorità istituzionali, di personalità del mondo del volontariato, dei media e dei 106 presidenti degli ordini italiani, tra i quali Roberto Monaco, Presidente dell’Ordine dei Medici di Siena, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti, durante il quale è stato focalizzato lo scenario della nuova professione medica all’epoca della comunicazione 4.0, liquida, fluida e volatile, dove il “Dr.” Google la fa (troppo) spesso da padrone, pur non essendo laureato in medicina.

Importante, quindi, ristabilire un patto di relazione per entrambe le professioni, sia con i lettori, sia con i pazienti. La relazione di cura deve diventare tempo di cura, guardando senza fretta il paziente negli occhi, molto spesso disorientato dai media che, in materia di salute, dicono tutto e il contrario di tutto. Fortunatamente la verticalità del sapere medico viene messa in discussione, in favore dell’orizzontalità del confronto, in cui un linguaggio semplice e chiaro riveste un ruolo fondamentale. La professione medica cambia: il medico informa il paziente e non solo i familiari, non racconta più menzogne e non distorce le informazioni, ma opta per una decisione condivisa e si informa precauzionalmente in vista di eventuali denunce da parte del cliente, delineando una strategia per arrivare a soluzioni condivise. Il medico, inoltre, non è un mero esecutore dei desideri del paziente, ma condivide con lui le informazioni basandosi, esattamente come nel marketing one to one, su una nuova tipologia di medicina, la medicina tailored, sartoriale, su misura. “Ci interessa capire la percezione dei nostri pazienti rispetto a ciò che viene erogato. Il grado di comprensione di ciò che viene comunicato. Ed è in questo senso che diventa fondamentale la collaborazione con i media: bisogna lavorare per un’alleanza culturale tra medici e giornalisti a tutela della salute dei cittadini e della verità scientifica basata sull’evidenza. Accreditare una notizia non può che essere un lavoro di reciproca consultazione e confronto per restituire fiducia nei messaggi di cura e di salute. I media devono diventare attori e parti dell’Alleanza tra medico e paziente”. In questo percorso il linguaggio diventa fondamentale in quanto l’interpretazione dello stesso da parte dei pazienti deve essere corretta al fine di generare, a sua volta, giusti comportamenti medici. La comunicazione diventa, anche da parte dei giornalisti sui media, parte della cura perché fa parte di un linguaggio prescrittivo, non più concepito come una semplice serie di parole ma come un insieme di atti linguistici che possono cambiare il mondo e generare riflessioni. Da qui una nuova modalità di fare informazione medico – scientifica: non più una pura e semplice divulgazione da parte di medici in cerca di clienti e popolarità, ma una informazione che rivesta una funzione sociale. Con una premessa: ai tempi del “Dr” Google l’esperto di comunicazione non deve mai dimenticarsi che con gli strumenti testuali e ipertestuali che ha a disposizione, andrà sempre ad impattare su una realtà soggettiva.

Marta Mecatti