Si chiama “Comunico bene” l’hashtag lanciato dalla direzione nazionale Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana. “Comunico bene” è una piattaforma aperta e condivisa con associati e non e stakeholder interni ed esterni nata con lo scopo di individuare percorsi valoriali di orientamento ad una comunicazione non solo buona, ma anche corretta.

Ma andiamo con ordine. L’hashtag nasce dopo la segnalazione, da parte dell’Ordine dei Giornalisti, di un presunto vuoto normativo riguardante il settore degli uffici stampa privati. Che tradotto significa: in pratica negli uffici stampa dovrebbero lavorare solo iscritti all’ordine. Di questo vuoto secondo i professionisti delle rp, non è corretto parlare, in quanto la legge numero 4 del 2013 riconosce, in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi, che l’intero settore della comunicazione è legittimamente rappresentato da associazioni come Ferpi.

Naturalmente, la risposta del Presidente della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, Pier Donato Vercellone,  non si è fatta attendere. Il responsabile comunicazione e relazioni esterne di Sisal afferma infatti: “La normativa del nostro Paese ha da tempo adottato un sistema duale in cui alla configurazione delle attività professionali basata su ordini e albi esclusivi ex lege, ha affiancato una struttura più moderna imperniata sul sistema delle associazioni riconosciute. Anche per il settore della comunicazione, una recente Legge, la n. 4/2013 in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi, ha riconosciuto di essere legittimamente rappresentata da associazioni come la Ferpi, espressione dei comunicatori professionisti, con l’obiettivo di valorizzare le competenze degli iscritti, di garantire il rispetto delle regole deontologiche, di agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza”.

 

La Federazione Relazioni pubbliche Italiana, inoltre, riconosce da sempre che responsabili delle rp e giornalisti, anche se parti di uno stesso paradigma destrutturato, sono figure distinte perché giornalismo e comunicazione aziendale istituzionale o di prodotto sono due cose completamente diverse. La qualità, la correttezza e la tempestività della comunicazione, però, non dipendono dall’appartenenza ad un ordine professionale, ma sono qualcosa di più. “Ancorché il Trust Barometer 2017 di Edelman dimostri che le informazioni prodotte dalle aziende vengano ritenute anche più affidabili di quelle diffuse dai media – continua Vercellone – in realtà è il complesso mondo dell’informazione e della comunicazione a essere mutato profondamente, registrando nuovi interlocutori, nuovi protagonisti, nuove esigenze e bisogni da soddisfare. Protagonista diviene la qualità del contenuto che viene prodotto e diffuso: qualità che significa rispetto per verità, verifica, etica e attenzione al proprio pubblico. Certamente non può essere l’appartenenza a qualsivoglia ordine professionale a fare realmente la differenza o piuttosto a definire gli standard di qualità e competenza: il giornalismo rimane qualcosa di profondamente diverso dalla comunicazione aziendale, nonostante sovente ambedue utilizzino gli stessi strumenti tecnici e canali, in un ambito che progressivamente sta attivando meccanismi di disintermediazione comunicativa”

Altra cosa da sottolineare: esattamente come l’Ordine dei Giornalisti, anche Ferpi per obbligo statutario eroga e obbliga i suoi soci a frequentare corsi di aggiornamento professionale per attivare un corretto iter formativo a tutti i propri iscritti.

Il prossimo step della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana sarà quello di ricostituire un tavolo di confronto con tutti gli operatori di settore, lo stesso Ordine dei Giornalisti e le Associazioni di Categoria. I prossimi appuntamenti per fare il punto della situazione sono in programma a Venezia a fine maggio e a Milano in autunno. Non contrapposizione, quindi, con l’Odg, ma un proficuo dialogo.