Bisogna sempre partire dalla saggezza popolare, che ricorda: ci sono le bugie piccole, ci sono le bugie grandi e ci sono le statistiche. Che ognuno cerca peraltro di interpretare a modo suo, se non direttamente a proprio vantaggio.

L’annuale classifica di Italia Oggi dedicata alla qualità della vita nelle province italiane, vede Arezzo scivolare in basso, sia pure di sole tre posizioni, dal 38° al 41° posto in Italia e comunque restare saldamente nell’area delle province del benessere, se così possiamo chiamarle. In Toscana invece la nostra città è terza dopo Siena e Grosseto e quindi l’area vasta che forse c’è o forse ci sarà ha evidentemente valide carte da giocare sul tavolo regionale. Ed averne una maggiore consapevolezza non sarebbe davvero male.

Avvertenza importante: si parla delle province e non delle città capoluogo e quindi si deve stare attenti a non cadere nella inevitabile tentazione di pensare solo e soltanto al Comune di Arezzo. Il dato è quindi ancora più importante, anche perché conferma una sensazione che tutti abbiamo, andando in giro per l’Italia: sono le aree metropolitane, le città come Roma, Milano, Napoli, Firenze quelle che vedono peggiorare la qualità della vita, perché impattano più violentemente con i problemi della crisi economica, della perdita di sicurezza, delle tensioni sociali, della criminalità e dei problemi di accoglienza verso gli immigrati. Sono le zone della grande provincia italiana quelle dove il tessuto di relazioni sociali, di servizi alla persona, di tranquillità percepita è senz’altro messo a dura prova, ma ancora resiste.

La classifica di Italia Oggi, elaborata insieme all’Università La Sapienza di Roma, sembra affidabile perché fotografa in maniera abbastanza credibile la realtà di Arezzo, così come la vediamo anche noi. Ad esempio, sul tenore di vita, dove la provincia aretina scivola dal 26° al 77° posto, conferma che questa crisi economica che sembra infinita ha colpito proprio una delle aree che era invece più vivace. Ed infatti ecco l’immediato corollario dei dati sulla disoccupazione, di cui parliamo praticamente in ogni numero di questo giornale, con la 53^ posizione in assoluto e la 65^ posizione per la disoccupazione giovanile, che è certificata oltre il 40%.

Quindi anche Italia Oggi ci sbatte in faccia la realtà di crisi con cui ogni giorno abbiamo a che fare, ma a questo corrisponde – ecco la tenuta sociale della provincia italiana rispetto alle grandi città – un tasso abbastanza basso di criminalità e di microcriminalità. Qui l’obiezione può essere quella di sempre: calano i furti e le altre azioni criminali o calano le denunce per sfiducia dei cittadini? Oppure che il fatto di averne meno di altre realtà non significa stare bene su questo fronte così delicato. E certamente può essere vero, e non deve essere motivo di abbassare la guardia, anzi esattamente il contrario: intervenire subito e con maggiore energia, prima che possa degenerare.

Sarebbe importante che statistiche ed analisi di questo genere servissero alle amministrazioni locali per impostare meglio le proprie linee di governo dei territori. E non solo per fare un comunicato stampa più o meno trionfale o per dire “sto meglio di te”.