C’è una frase che in Italia viene ripetuta ogni volta che accade una disgrazia oppure un grosso problema: “non vi lasceremo soli”. L’esperienza ha dato a queste parole un suono sinistro, perché troppe volte all’impegno preso con solennità del momento dell’emozione, non sono seguiti i fatti e dunque molte persone hanno visto sfumare promesse e speranze.

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Fra loro che non devono essere lasciati soli ci sono i 130 mila italiani ai quali il decreto legge 183 del 22 novembre 1985 denominato “salva banche” ha letteralmente azzerato i risparmi. E’ una vicenda che tocca direttamente Arezzo in quanto fra le quattro banche “salvate” con quel decreto ci fu la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, insieme a Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cari Chieti e che dunque fondamentale non dimenticare, ma anzi risolvere.

L’Associazione vittime del Salva Banche ha organizzato una manifestazione a Roma proprio il 22 novembre, con un titolo perentorio e chiarissimo «22 novembre 2015 scelte irresponsabili, 22 novembre 2016 danni irreparabili» e non ha rinunciato ad una drammatizzazione della vicenda, depositando davanti a Banca d’Italia una bara di cartone con tanto di ceri da cimitero, in una macabra rappresentazione di quella che hanno voluto chiamare “La Morte del Risparmio”.

Il timore, come ha dichiarato ad Anna Martini su www.agenziaimpress.it, la presidente Letizia Giorgianni, è quello di rimanere soli con il proprio dramma, che non è solo di carattere economico, naturalmente: “E’ passato un anno da quel folle decreto che ha solo portato distruzione e non ha salvato nessuno – conclude Letizia Giorgianni – Tutto è diverso da come avevano sperato. Le banche non sono salve, i lavoratori sono tutti a rischio e non sanno a quale destino andranno incontro. Le nuove banche saranno cedute ad un prezzo simbolico e gli azzerati sono ancora azzerati. L’unica certezza è che chi ha provocato le voragini nel bilancio di Banca Etruria, insieme a questa gestione scellerata e corrotta, è ancora a piede libero. Confidiamo nella magistratura e nell’esito dei loro provvedimenti”. In effetti, la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e gli altri tre istituti bancari, pur essendo stati ripuliti dai debiti e rimessi sul mercato, non sono stati ancora comprati, non navigano in ottime acque e i dipendenti non sanno se potranno mantenere il loro posto di lavoro, sperare in un trasferimento, oppure temere il licenziamento.

“Sono due le questioni che ci premono di più – aggiunge Giorgianni – Recuperare i nostri risparmi e la vendita delle banche salvate che tarda ad arrivare. Il Decreto sugli arbitrati non è mai arrivato, e il rimborso parziale (fino a un massimo dell’80% per chi ha un reddito familiare al di sotto dei 35mila euro) è partito tardissimo e riguarda una minuscola parte dei risparmiatori. Su 130mila risparmiatori possono accedervi solo 4 mila. Le pratiche sono lentissime e su quasi tredicimila subordinati solo seicento sono stati liquidati con l’80%. Tra un mese scade la possibilità di fare ricorso. Con questo sistema non verrà risarcito nemmeno il 5% di noi. Banca d’Italia ci ha promesso un altro incontro tecnico. Parleremo della possibilità di destinare i guadagni relativi alla cessione della bad bank al rimborso dei risparmiatori esclusi dagli aventi diritto al ristoro parziale. Non c’è nessuna normativa europea che lo impedisca”.