“Se vogliamo creare dei cittadini del futuro dobbiamo educare per primo i bambini. Fondamentale anche il contatto con le forze dell’ordine, per creare subito un dialogo”. Così Mauro Zecchi, consigliere federale della Federazione Motociclistica Italiana ha presentato il progetto ludico educativo “Motiamoci”, rivolto ai bambini delle scuole primarie, nato in collaborazione con la Federazione stessa e con il patrocinio del Comune di Arezzo.

L’iniziativa, che si svolgerà in due giornate, sabato 15 ottobre e sabato 19 novembre in Piazza Guido Monaco, è basata su un vero e proprio corso, che prevede la spiegazione della cartellonistica e la prova pratica svolta all’interno di un percorso, svolta da istruttori di educazione stradale riconosciuti dalla Federazione Motociclistica Italiana. Sarà, inoltre, presente la Misericordia di Arezzo che darà spiegazioni di primo soccorso a tutti i partecipanti.

“E’ una di quelle iniziative che uniscono più assessorati. Infatti, per questa amministrazione uno dei punti forti è l’educazione civica declinata su molti fronti. È un progetto che ha ricadute importanti. Portiamo l’educazione civica nel cuore della città” come ha detto l’assessore Lucia Tanti.

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Ogni alunno guiderà un quad a impatto zero accompagnato da un istruttore. Il ricavato dell’iniziativa andrà all’acquisto di un defibrillatore per la struttura “Motiamoci”. In piazza Guido Monaco saranno presenti due istruttori, sei semafori, due rilevatori di velocità, due passaggi pedonali, un passaggio a livello con barriere, dodici lampeggianti per delimitare le varie curve nel percorso, un moviere e circa cinquanta cartelli stradali, oltre a quattro quad a trazione elettrica, caschi e vari dispositivi di sicurezza. A fine corso ai bambini sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Infine la parola all’ispettore Monica Crestini della Polizia Municipale: “Prendiamo parte con piacere a questa iniziativa. Come polizia municipale svolgiamo un’attività di educazione stradale a 360 gradi, partecipando anche a tutti i progetti di sicurezza che si svolgono sul territorio. È importante fare capire il rispetto delle regole e che la divisa non è solo sinonimo di repressione”.