Chi ha avuto il privilegio di avere Giovanni Buccianti come professore (con lui ho sostenuto il mio primo esame a Scienze politiche, lui è stato il relatore della mia tesi di laurea) non può mancare di leggere il suo ultimo saggio “Il mondo sotto attacco”. Perché in questo piccolo, prezioso volume ritroverà la competenza storica, la passione politica, la capacità didattica, la nettezza di giudizio che ci teneva inchiodati sulle sedie nelle aule universitarie di Piazza San Francesco.

Il saggio va dal 1989 (la caduta del Muro di Berlino) al referendum con cui il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione Europea e spiega con estrema chiarezza questi anni di storia e di cronaca, con una precisione di giudizio ed una chiarezza che non lascia spazio a nessun equivoco sulle opinioni del professor Buccianti. Con il quale si può naturalmente essere d’accordo oppure no, ma che in poche righe riesce a sintetizzare gli eventi storici e di inquadrarli in un disegno più generale.

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Nel 1989, scrive Buccianti “si credette che l’Occidente avesse vinto e che i suoi valori si sarebbero definitivamente e ovunque affermati. Si credette erroneamente che mercato e democrazia potessero assicurare un ordine irreversibilmente stabile per il futuro (…) Da 27 anni viviamo nella fideistica attesa di ciò che ancora non si è prodotto. In questo lasso di tempo è successo di tutto perché la fine della guerra fredda doveva segnare in realtà non il passaggio dalla guerra alla pace, ma quello dalla pace alla guerra”.

Non meno taglienti, precise, definitive sono le parole dedicate al referendum inglese sull’uscita dall’Unione Europea: “L’Inghilterra ha compiuto, checché se ne dica, un’operazione di chiarezza: ha voluto riprendere il pieno controllo della sua politica (…) Il Regno Unito sta meglio del resto dell’Europa e ha votato la Brexit”.

Perché la cosa più affascinante del saggio – così come delle sue lezioni – è il fatto che grazie alla sua profonda conoscenza delle relazioni internazionali, Buccianti può permettersi di dare giudizi netti, drastici, anche durissimi verso i grandi protagonisti della politica mondiale. E quindi spazzare via in poche righe quello che altri scrivono in decine e decine di pagine fra diplomazie ed ipocrisie, per dire o non dire. Anche qui si impone una citazione: “Fra i tanti motivi di crisi elencati c’è un pericolo costante rappresentato dall’irrazionale, pericoloso atteggiamento che troppo spesso ormai gli Usa assumono nei confronti della Russia (…) La domanda è: perché tanta ostilità nei confronti della Russia, che invece sarebbe dovuta già diventare una pietra angolare del nuovo ordine europeo? Credo che al di là di valutazioni politiche più o meno condivisibili, la grande democrazia americana sia soggetta, quasi fosse nel suo Dna, ad una sorta di sindrome che si manifesta con crisi ricorrenti di paure fobiche”.

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Né poteva mancare un capitolo dedicato all’Isis ed al terrorismo di matrice islamica. E qui emerge il Buccianti storico, dalle passioni politiche mai sopite, capace di coniugare la realpolitik (Gheddafi era un dittatore spietato ma anche un baluardo contro questo terrorismo) e di trovare fili invisibili che attraversano decenni di storia e di politica coloniale e post-coloniale da parte dei paesi europei verso le nazioni africane e del Medio Oriente e che spiegano atteggiamenti e posizioni che altrimenti non avrebbero senso.

Roberto Guiggiani