Il viaggio è sempre stato un tema che ha affascinato e coinvolto tutte le arti, dalla pittura, alla letteratura fino al cinema che spesso proprio dalla letteratura ha ripreso molte storie, adattandole al grande schermo. Ecco una classifica di quelli che a mio modo di vedere sono i dieci road – movies che hanno lasciato maggiormente il segno nella storia del cinema.

I diari della motocicletta di Walter Salles (2004). La moto è una Norton 500 M18, ribattezzata “la Poderosa”, il protagonista un giovane Ernesto Guevara che insieme all’amico Alberto Granada parte per un avventuroso viaggio nell’America Latina. Un viaggio che avrà un peso importante nella formazione politica e morale del “Che”.

Alice nelle città di Wim Wenders (1973). Dall’America alla Germania, un film specchio di una generazione che sente l’esigenza di liberarsi da una pesante eredità culturale cercando nuovi orizzonti e nuove prospettive. Film introspettivo che apre la trilogia della strada del regista tedesco.

Locke di Steven Knight (2013). Film recentissimo presentato al Festival di Venezia nel 2013 che suscitò fin da subito grande clamore. Un uomo solo, partito da Newcastle, sta guidando verso Londra; in una lunga notte al volante dovrà affrontare e cercare di risolvere tutti i suoi problemi lavorativi, affettivi e morali. Un’auto, un volto e tante voci. Una pellicola apparentemente immobile, ma che genera un turbinio di emozioni e di sensazioni incredibili.

Into the wild di Sean Penn (2007). “La felicità è reale solo quando condivisa”. Per capirlo però talvolta è necessario staccarsi dalla quotidianità e viverne una completamente diversa senza confini, senza barriere, senza sicurezza del domani. E’ questo il senso del magnifico viaggio attraverso l’America che facciamo insieme ad Alexander Supertramp, dalle metropoli fino al deserto, passando per i grandi fiumi e la natura più selvaggia… fino all’Alaska.

Easy Rider di Dennis Hopper (1969). Il film on the road per eccellenza, quello che ha segnato una generazione intera e non una qualunque, quella del ’68, dove la voglia di evasione dalla piatta società borghese la faceva da padrone. I chopper, la strada e la musica, tre protagonisti per un film che rimarrà per sempre nella storia del cinema anche se, inevitabilmente, riguardandolo oggi, risente di una cultura e di un periodo di appartenenza oramai svanito.

Nebraska di Alexander Payne (2013). Fotografato in uno splendido bianco e nero, un road movie sensibile e toccante dove il viaggio non è una fuga, ma un pretesto per ricucire i rapporti familiari, un road movie dove più che i panorami e i luoghi, spiccano le intense pieghe emotive dei protagonisti rimanendo sempre al confine tra dramma e commedia.

Il sorpasso di Dino Risi (1962). Anche l’Italia dice la sua in questa classifica e lo fa con una delle pellicole più rappresentative della sua storia cinematografica. Film manifesto della commedia all’italiana che accosta al taglio divertente e comico del genere anche un’intensa critica sociale e di costume dell’Italia di quegli anni, l’Italia del boom economico.

Mad Max Fury Road di George Miller (2015). E’ raro che i sequel o i prequel di famose saghe cinematografiche, soprattutto a molti anni di distanza, possano reggere il confronto con l’originale. George Miller invece è capace di regalarci una magnifica rivisitazione della trilogia di Mad Max con un film adrenalinico che ti entra nelle vene e ti porta attraverso scenari apocalittici mozzafiato. Non c’è un attimo di respiro e alla fine si ha la sensazione di aver assistito ad uno dei migliori film d’azione e d’inseguimento di sempre.

Una storia vera di David Lynch (1999). Un road movie al contrario. Chi parte non è un giovane, ma un vecchio, il mezzo di trasporto non è una macchina, ma un tosaerba, alla velocità si sostituisce la lentezza e la linearità di un viaggio “camminato”. Atipico, ma bellissimo.

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Thelma & Louise di Ridley Scott (1991). La solitudine e la sofferenza di due donne in una vita che le ha imprigionate e la conseguente voglia di libertà e trasgressione. Il tema non è il viaggio, ma la donna appunto, la sua femminilità, la sua condizione sociale, i suoi diritti. Il viaggio è il mezzo attraverso il quale tutto ciò si esprime e prende forma. Capolavoro.

Michele Iovine