Murlo sempre più capitale della cultura etrusca.

IL CASO: Bluetrusco si conferma un volano per il territorio grazie alla sua formula vincente che punta sulla qualità

0
460

Fabiola Parenti, Sindaco di Murlo, è reduce da un’estate molto intensa: non solo l’edizione 2016 di Bluetrusco, ma anche i cinquant’anni dalla scoperta dell’area archeologica di Poggio Civitate. In questa intervista il primo cittadino, entusiasta dei traguardi raggiunti, fa anche il punto della situazione sul progetto della Dodecapoli etrusca.

Avete festeggiato i 50 anni dalla scoperta di Poggio Civitate. Un bel traguardo!

“Un traguardo straordinario, non solo dal punto di vista scientifico o della ricorrenza in sé. Il 1966 ha segnato per Murlo l’inizio di una nuova era di crescita economica, di recupero di identità e di orgoglio in un luogo che non è mai stato governato da una comunità più o meno autonoma, come tanti altri. Ancora oggi, nella distribuzione delle frazioni e nella mancanza di un vero centro, palesa il fatto di essere stato per secoli un feudo vescovile. Ecco che, intorno agli Etruschi, è iniziata una presa di coscienza. Si è creato un valore aggiunto grazie al museo e al relativo recupero del castello che lo contiene. Da allora ci sono state le premesse per fare di Murlo non un semplice territorio di campagna ma uno scrigno di cultura e bellezza, capace di attrarre investimenti e turismo, con un’immagine unitaria e ben definita”.

Gli scavi sono ancora in corso. Cosa è venuto fuori di particolarmente interessante?

“L’ultima scoperta è che Poggio Civitate non era solo un palazzo, ma un insediamento importante. Un luogo di frontiera e di controllo della viabilità, ma anche un luogo di produzioni artigiane e agricole. Altro aspetto è che non ci fu un abbandono deliberato degli abitanti ma, ormai, sembra appurato che Chiusi, allora potente città stato, non tollerasse più l’autonomia di un principe con la sua comunità. Per questo intervenne militarmente, assediò, uccise e portò via gli abitanti superstiti. Poi si è ricreato un insediamento, ma spostato all’altezza dell’attuale Vescovado”.

Bilancio dell’edizione 2016 di Bluetrusco.

“I risultati sono stati straordinari, insperati. Abbiamo fatto di Murlo l’unico appuntamento dedicato alla cultura etrusca, con grandi nomi. Poi la formula: attualizziamo vicende storiche, parliamo di cinema o di televisione, facciamo musica jazz ma anche sperimentazioni, laboratori, incontri con grandissimi studiosi, eventi con grandi artisti. Abbiamo reso protagonisti le scuole e la popolazione locale. Gli Etruschi sono ancora vivi dentro di noi, hanno lasciato poco di concreto, molto di immaginifico. Ecco, con una interpretazione attuale facciamo vivere Murlo di una luce propria, di colore blu. Blu come il colore del cielo dove risiedevano gli dei, al quale il nostro simbolo, il “cappellone” si indirizzava. E blu come la famosa nota musicale. Quest’anno, una mostra e varie iniziative, ovviamente, hanno riguardato i 50 anni di Poggio Civitate. Notevoli sono stati i risultati: presenze in numero crescente, grandi spazi sulla stampa nazionale e internazionale, tv, radio, con copertine e intere pagine su testate importantissime, da Archeo a La Repubblica, dal Corriere della Sera alla Rai. Abbiamo raggiunto una notorietà da grande centro culturale, abbiamo avuto ospiti di rilievo. E questo è un dato oggettivo, un risultato raggiunto!”

Qualche anticipazione sull’edizione del 2017.

“La vera sfida è la produzione culturale, per una crescita della comunità di Murlo e per dare un valore sempre più elevato all’iniziativa. Si tratta di appropriarci delle proprie radici e di farne un volano per uno sviluppo. Quindi, come abbiamo già iniziato a fare, i grandi nomi della cultura e dello spettacolo devono arrivare per fare qualcosa di originale, per discutere con noi, per apportare un valore aggiunto al territorio. Non vogliamo l’artista di grido solo per richiamare gente, facendogli fare una semplice passerella. Puntiamo alla qualità, non alla massa. Quindi, su un impianto che funziona, andranno aggiunti contenuti sempre nuovi e di livello più originale ed elevato, ma senza essere escludenti. Anzi, la cultura si può fare divertendo e coinvolgendo un pubblico ampio. Con il “banchetto etrusco” del recente passato l’operazione sarebbe inefficace: non avremmo l’attenzione dei media, e quella di un pubblico che fa chilometri per seguire le nostre iniziative con interesse e consapevolezza, per di più in un periodo estivo. Già l’attuale offerta ci ha ripagato di grandi soddisfazioni. Proveremo a fare meglio, seguendo lo stesso solco”.

Ci sono novità, dopo la firma del progetto “Infinito Etrusco” tra i Comuni di Chiusi, Murlo e Volterra, per quanto riguarda la creazione della Dodecapoli Etrusca, tra le città di Formello (Veio), Cerveteri (Caere), Tarquinia, Montalto di Castro (Vulci), Roselle, Castiglione della Pescaia (Vetulonia), Piombino (Populonia), Orvieto (Volsinii), Chiusi, Perugia, Arezzo, Volterra, Cortona, Fiesole e Bolsena?

“La Dodecapoli aveva città variabili, e fu un’alleanza non definitiva. Il mondo Etrusco era molto più frastagliato e vario di questa semplificazione, che pure è necessaria e può servire, ma non può essere esaustiva. Infinito è un simbolo che, se lo immaginiamo applicato all’Italia centrale, richiama un costante (infinito, appunto) flusso di strade, città, paesaggi e musei, percorribili con una infinità di variabili e senza un inizio o una fine precisa. Al limite, Murlo può essere nella posizione di incrocio per la sua centralità geografica, ma non è questo il punto. Il punto è creare un distretto inedito che segue logiche nuove, anzi, antiche. Penso alla valorizzazione di una cultura come filo conduttore di esperienze autentiche e di continue scoperte. Ad esempio, una viabilità trasversale, abbandonata fin dal tempo dei Romani, può essere rilanciata per farne un’offerta originale. Facile seguire la Francigena, direi banale. Ma quanti affrontano l’inedito e straordinario itinerario che unisce, mettiamo, Chiusi e Volterra?  Seguendo il segno dell’infinito si arriva alle due città passando per la Val d’Orcia, o il Chianti, facendo scoperte di luoghi straordinari, che l’attuale viabilità nord-sud taglia normalmente fuori. Ormai si viaggia seguendo flussi predisposti da grandi tour operator, o collegando solo le presunte eccellenze. Il futuro è nella riscoperta di luoghi non-turistici, autentici, non nell’alleanza degli stereotipi. C’è una domanda che va in questa direzione, dobbiamo preparare l’offerta. Da questo punto di vista ci sono dei tempi e delle modalità non immediate, ma che stiamo percorrendo con grande determinazione”.

Oltre agli Etruschi, il Comune su quali altre tematiche si sta impegnando?

“A Murlo sono previsti investimenti per quasi 5 milioni di euro. Lo scopo è innalzare la qualità della vita o dei servizi dei cittadini, in un luogo non troppo distante da Siena, che rischia di diventare un dormitorio sempre meno vitale e abitato. Allora occorre creare una vita sociale, occorrono investimenti tali per dare gli stessi servizi di una città in un territorio frastagliato da tantissime frazioni. Non è facile, ma ci proviamo. I nostri progetti riguardano non a caso una nuova scuola costruita con criteri innovativi di risparmio energetico, una casa di accoglienza per anziani anch’essa pensata con modalità di gestione innovative. E poi strade, illuminazione, servizi sociali, attività sportive. Bluetrusco, poi, è solo la punta dell’iceberg di un’attività culturale intensa, che comprende la musica, mostre, progetti con le scuole, le iniziative della biblioteca e del museo, vari eventi”.