Vitalità del territorio. Una ripresa che parte dall’identità territoriale.

“Arezzo è un punto di riferimento importante della Toscana produttiva. Pensiamo alla tradizione dell’oro, la cui qualità è ineguagliabile. A riprova del fatto che orafi non ci si improvvisa vale infatti la pena ricordare che Arezzo è forte di 2000 anni di storia, un patrimonio che la rende unica. In questa città si concentra creatività e tecnologia, che la rendono competitiva anche con competitor cinesi e indiani. Questo settore in Italia rappresenta il 6,6% del sistema moda internazionale, da non dimenticare poi che oltre il 70% della produzione qui va a confluire nei mercati esteri. Insomma un distretto solido, produttivo e forte della sua storia e della sua identità territoriale, che ne fa una specificità unica al mondo”.

Giovani ed eventi. Città e provincia: effervescenza.

“Arezzo è una città giovane e che fa tanto per i giovani. Penso ad esempio ad uno dei suoi aspetti fondamentali, ovvero la musica e la formazione musicale. Da sempre si è dimostrata attenta verso la promozione e la formazione artistica musicale, ricca di associazioni artistiche locali è senza dubbio una città effervescente. La cultura non si impone, si costituisce attraverso la formazione e Arezzo in questo senso è un esempio da seguire”.

Festival degli Etruschi: la Toscana riscopre le sue origini.

“Cosimo I è il primo ad aggiudicarsi l’epiteto di Dux Etruriae, titolo conferitogli con la bolla emessa da Papa Pio V il 27 agosto 1569: con lui si consolida, infatti, una tendenza che era cominciata già con Lorenzo il Magnifico, quella di far coincidere i confini della signoria medicea con quelli dell’antica Etruria. L’eredità morale si traduce in eredità materiale e gli Etruschi diventano i capostipiti di una dinastia che vuole ampliare i propri confini ben al di là dei limiti fiorentini. L’intento politico e quello culturale si alimentano a vicenda e viene così segnata la nascita dell’etruscologia. Le antichità etrusche nel corso del Quattro e Cinquecento esercitarono un’influenza significativa sul pensiero e sulle arti dei principali protagonisti del Rinascimento e dell’Umanesimo toscano. Ecco perché la data del 27 agosto è un anniversario da festeggiare e a pieno titolo parte del bagaglio culturale della nostra Regione. Quest’anno, per la prima volta, il Consiglio regionale della Toscana dedicherà la giornata del 27 agosto alla memoria di quel titolo importante ricevuto da Cosimo I e che grande influenza ha avuto su tutta la storia della Toscana. Non potevamo farlo in maniera migliore che dedicando un focus a Poggio Colla, importante sito archeologico situato a Vicchio, nel Mugello. Saranno infatti esposti in Consiglio regionale importanti reperti provenienti dallo scavo toscano, tra cui cinque bronzetti di età etrusca e un sigillo in terracotta raffigurante il parto. Oltre a questo ci sarà un suggestivo ologramma che riproduce la stele da poco ritrovata da un gruppo di ricercatori del Mugello – Valley Archeological Project e riportante una scrittura etrusca. La scoperta è stata fatta proprio nel sito di Poggio Colla e la pietra, che pesa 227 chili ed è alta poco più di un metro, faceva parte di un tempio sacro che 2500 anni fa venne demolito per far spazio a uno più grande. Questa stele contiene 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura, caratteristiche che la rendono uno dei più lunghi esempi di scrittura etrusca mai ritrovati fino ad ora. Gli scienziati sono convinti che le parole e i concetti sulla stele siano una rarissima testimonianza di questa civiltà, considerando che finora le nostre conoscenze sugli etruschi sono legate unicamente a necropoli, tombe e oggetti funerari. La traduzione del testo sarà affidata all’Università del Massachusetts di Amherst. Queste scoperte, che hanno portato poi alla realizzazione del bellissimo Museo comprensoriale di Dicomano, trovano con la stele un punto di riferimento essenziale. E’ importante continuare un lavoro di recupero di questa meravigliosa civiltà con l’aiuto e la rete di tutti i comuni toscani che hanno forti testimonianze, da Arezzo a Cortona e Chiusi, da Sarteano a Pienza, da Bacchereto ad Artimino e ancora Volterra, Fiesole fino al ritrovamento di Gonfienti a Prato”.

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