Passione, qualità e tradizione, simboli di un’azienda familiare che possiamo definire glocale. Tutto parte alla fine degli anni cinquanta, quando Franco Renieri, il titolare, decide di trasformare in una bella realtà la sua passione per il buon cibo che si tramanda ancora oggi di generazione in generazione. Dal cuore del Chianti senese e fiorentino (Renieri è ubicata a Poggibonsi, a due passi da San Gimignano, Siena e Firenze, ndr) alle tavole di tutti gli italiani gourmet, amanti della genuinità dei prodotti e della tipicità concepita come perfetta espressione di quel “genius loci” toscano che ha conquistato l’Italia e il mondo. Alla fine degli anni Novanta, Franco Renieri decide di lasciare il timone dell’azienda ai figli. E proprio con uno dei suoi figli, Filippo, parliamo dei punti di forza di Renieri, che, tra gli scaffali del super oppure sui banchi delle gastronomie di piccole e medie imprese, con i suoi prodotti (salumi e formaggi) fa sempre la sua gran bella figura. Partiamo, come sempre, dai numeri: 4.000.000 di euro di fatturato e 17 dipendenti. La divisione del lavoro tra i quattro fratelli Renieri è ben delineata: alla guida c’è Filippo, Presidente del cda, affiancato da Gianna, al timone del reparto amministrazione, da Francesco, che opera in produzione e Gabriella che si occupa dei reparti di affettatura e stagionatura dei formaggi. Quando chiedo a Filippo quali sono i prodotti di punta, non ha dubbi: tra i salumi, la parte del leone la fa il prosciutto denominato “Il Magnifico”: con i suoi ventiquattro mesi di stagionatura, il suo gusto fa davvero venire l’acquolina in bocca non solo ai toscani, ma anche a coloro che vivono fuori dal Granducato. Il suo punto di forza, infatti, è proprio il suo essere non troppo salato, il che garantisce una piacevolezza e una gentilezza che lo rendono unico. Altro fiore all’occhiello dell’azienda, il prosciutto di cinta senese, ottenuto da suini allevati rigorosamente allo stato semibrado. E qui si apre un altro capitolo, quello relativo al benessere dell’animale, che per Renieri è una vera mission (l’azienda non ha mai ricevuto attacchi da animalisti). Gli animali non sono stabulati e il loro numero per ogni ettaro non è superiore a cinque. Vietati, quindi, gli allevamenti intensivi, a favore di una produzione a chilometro quasi zero che impone rapporti commerciali con allevatori esclusivamente ubicati nel Chianti e nella Montagnola senese (il più lontano dista solo venti chilometri!). Tra i formaggi, molto successo sta riscuotendo il pecorino “Gran Riserva”, prodotto con latte proveniente dalla provincia di Grosseto, il cui gusto che ricorda l’erba è frutto di una stagionatura della durata di cinque/sei mesi. Per quanto riguarda la preparazione dei salumi, Renieri utilizza solo carni fresche che vengono lavorate entro la settimana dall’arrivo in azienda. Quelle congelate in celle ad hoc sono assolutamente vietate, così come l’utilizzo dei conservanti, di acqua nell’impasto, di lattosio, zuccheri e starter a favore di aglio, sale, pepe, aromi e spezie. Le tecniche, insomma, sono le stesse di un secolo fa, tramandate da papà Franco, dal quale Filippo ha imparato la cura maniacale per la qualità e la genuinità dei prodotti. “Non vogliamo scendere a compromessi – spiega – e vendere prodotti ad un costo più basso ma di qualità sicuramente inferiore”. Contro il fenomeno dell’italian sounding e dell’allarme dell’Oms per le carni rosse macinate, il titolare non ha dubbi: “Dobbiamo renderci conto che la dieta mediterranea è completamente diversa da quella dei Paesi Nordeuropei. Facciamo attenzione alle etichette, che devono comunicare se l’animale è nato e allevato in Italia. Purtroppo su questo non c’è l’obbligo di legge, cosa che ritengo profondamente sbagliata. Sulla tracciabilità della filiera la gdo dovrebbe impegnarsi di più. Altro aspetto fondamentale, la sensibilizzazione dei consumatori”. Allora, come scegliere bene un salume? Semplice: guardando il colore: se è di un rosso troppo acceso, significa che sono stati inseriti dei coloranti (la soppressata, tanto per intenderci, è marrone, non rosata). Ma come la mettiamo con la demonizzazione dei salumi, spesso sinonimo di colesterolo cattivo? “Nonostante il trend negativo dei consumi di questa tipologia di prodotti a livello nazionale, noi non ci lamentiamo – dichiara Filippo Renieri – perché c’è un forte interesse per il mangiare sano e per i prodotti di qualità. Il nostro prosciutto di cinta, tanto per fare un esempio, sta avendo grande successo, consentendo all’azienda di aumentare il fatturato del 102% da gennaio ad aprile 2016. Ricordiamo, inoltre, che il grasso presente nella cinta è insaturo, quindi evita il colesterolo cattivo”. Ma dove si possono trovare i prodotti Renieri? In Conad, in Unicoop Firenze, in Eataly Firenze e presso alcune cooperative indipendenti. Fuori, invece, si possono degustare sempre nei punti vendita Eataly di Roma, Torino e Monaco, ma anche in Giappone. Infine, la presenza alle fiere più importanti: dopo la bella esperienza di Expo e del Taste di Firenze, la prossima sfida vincente sarà il Salone del Gusto di Torino, in programma a settembre.