La 60a edizione dei David di Donatello, targata Sky per la prima volta dopo decenni di monopolio RAI, è stata finalmente una cerimonia moderna e a suo modo brillante, avvicinandosi molto al format hollywoodiano della notte degli Oscar, non limitandosi quindi a premiare lo spettacolo, ma a fare spettacolo essa stessa. Negli Studi De Paolis, in via Tiburtina a Roma, si è riunito il meglio del cinema italiano, protagonisti e non dell’annata 2015 che hanno animato la serata tra premi, discorsi e omaggi dovuti a chi il cinema italiano lo ha reso grande e adesso non c’è più. Il premio come miglior film è andato alla commedia “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese che si è aggiudicato anche il premio per la miglior sceneggiatura. Un verdetto che alcuni addetti ai lavori hanno definito spiazzante, a partire dal regista stesso, in quanto non è solito vedere premiata una commedia, ma i dati del box office ne avevano già decretato il successo, risultando con oltre sedici milioni d’incasso la pellicola italiana più vista e apprezzata di quelle in competizione. Il grande escluso è stato sicuramente il bellissimo film postumo di Claudio Caligari “Non essere cattivo” che inspiegabilmente non è riuscito a trovare una giusta legittimazione a livello di palmarès (escluso anche agli Oscar), ma a cui non è mancato l’affetto e l’apprezzamento da parte del pubblico. A questo proposito è doveroso ricordare l’ovazione della sala quando fu presentato nella sezione fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2015 e non furono applausi di circostanza e rispetto per un regista che era recentemente venuto a mancare, ma veri e sinceri per un’opera intensa e toccante. Altri due film sono stati al centro dell’attenzione della serata, uno su tutti lo strepitoso “Lo chiamavano Jeeg Robot” dell’esordiente Gabriele Mainetti che ha fatto incetta di premi con ben 7 David, tra i quali si è portato a casa tutte e quattro le statuette per le migliori interpretazioni (maschili e femminili), e “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone, anche lui con 7 statuette, tra cui quella prestigiosa per la miglior regia. Un film, come Garrone stesso ha definito, coraggioso che ha sorpreso lo spettatore facendo vedere un cinema italiano capace di uscire dalle strette maglie dei generi tradizionali cui siamo soliti assistere, esplorandone uno del tutto inusuale come quello del fantasy. Riuscito o meno, bisogna dare atto a Garrone di aver dato vita a un prodotto affascinante, ma soprattutto speriamo che abbia fatto da apripista per una nuova frontiera del cinema nostrano che ci auguriamo sempre più capace di esplorare nuove strade e nuove storie. Presente anche Sorrentino con il suo “Youth – La giovinezza” che questa volta si è dovuto accontentare solo dei premi per la categoria musicale con i David per la migliore canzone e la migliore colonna sonora.

Al di la dei gusti e delle preferenze di ognuno, bisogna ammettere che quest’anno il livello della qualità era molto alta, ottimi film, ma soprattutto questa secondo me è la caratteristica che più emerge da questa edizione, pellicole fuori dagli schemi tradizionali. Il film di Genovese è un capolavoro di scrittura e di interpretazione, in molti hanno fatto riferimento a “Carnage” di Roman Polanski e l’accostamento ci può stare, di Garrone abbiamo già ampiamente parlato, di Jeeg Robot ribadiamo anche qui il coraggio e la fantasia alla base del progetto che ha saputo conquistare tutti o quasi. Non possiamo infine non fare una considerazione generale sulla serata. Sky ha sicuramente vinto la sua scommessa, il modello X Factor applicato ai David ha funzionato, del talent musicale ne ha preso le forme veloci e dinamiche rendendo la cerimonia godibile e leggera, non perdendo però quella veste formale che il cinema richiede, ma che negli anni passati aveva preso il sopravvento rendendolo a dir poco soporifero. Una ventata di novità e di scoperte insomma sia a livello cinematografico che televisivo, ci auguriamo che non sia solo un caso isolato di un anno particolarmente fortunato.