E’ un nuovo concept di accoglienza studiato per ripopolare borghi che soffrono pesantemente una stagionalità marcata. L’abitabilità diffusa inizia a dilagare ed è già inquadrata dalle amministrazioni con stanziamenti ad hoc per borghi sotto un certo numero di abitanti. Ma cos’è l’’ospitalità diffusa’? Il turismo è in un trend di crescita e in evoluzione rispetto al consueto. Dati i ritmi frenetici della vita di oggi, i soggiorni risultano più brevi e la ricerca di destinazione e fruizione è dedicata soprattutto all’originalità delle offerte dei luoghi e a come poterli vivere oltre a ciò che di bello e unico questi possano offrirci. Ecco che l’ospitalità diffusa si presenta sul mercato con l’obbiettivo di rispondere a tutto ciò in modo innovativo. Essenzialmente è una struttura ricettiva fatta di molte unità diverse tra loro sparse sul territorio creando un nuovo modo di vivere i centri d’arte. L’utilizzo di soluzioni logistiche e ambientazioni di soggiorno già presenti regala la possibilità di gustare lo stile di vita del borgo mescolandosi tra i residenti, dove i corridoi sono le strade, la ‘hall’ una piazza del paese, la ‘sala’ ristorante, i tanti punti di ristorazione che si possono trovare in città e aderiscano al format. Vivere il luogo calandosi in esso è utilizzare ogni sua offerta. Il concetto di ospitalità diffusa è stato inventato da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, e la sua nascita ha radici tipicamente nostrane. La prima volta che questa pratica venne riconosciuta fu in Sardegna attraverso una specifica normativa del 1998. L’innovazione sta nel distribuire sul territorio una serie di opzioni logistiche che non decentrino ma spalmino e allarghino il raggio di azione, partendo da un luogo emozionale, la hall, primo punto di incontro, dove il turista viene accolto, istruito e dove già respira l’unicità del progetto trovandosi al cospetto di una alchimia tra arte – gusto – design – storia diramate verso un alloggio dedicato a cui vengono associate proposte di visite personalizzate, guide turistiche ad hoc, e soddisfatte richieste che vanno dal personal shopper in lingua al cuoco a domicilio, alla guida privata o a qualsiasi servizio che la peculiarità del territorio possa offrire. La ‘hall’ e’ di fatto il luogo di accoglienza, il fulcro del tutto, il punto di incontro, il primo approccio e assaggio delle eccellenze che gli ospiti troveranno nel loro soggiorno, adibito di volta in volta a galleria con mostre e esposizioni d’arte e fotografia, degustazioni di prodotti tipici d’eccellenza sempre a disposizione ad uso di associazioni culturali locali e della zona. Le ambientazioni in genere sono dislocate su tutto il centro storico o comunque in zone caratteristiche e rappresentative delle sue eccellenze. In genere sono residenze d’epoca o strutture storiche che in comune hanno alti standard e visuali e posizioni bellissime dove l’ospite possa sempre trovare la città ai suoi piedi. Un incontro quindi del territorio e sua espressione. Qui la novità di coinvolgimento e fruibilità è a vantaggio dei molti soggetti produttivi che possano venire coinvolti, tenendo ben presente l’offerta unica che viene predisposta. Anche i nostri territori si stanno attrezzando in tal senso cercando così di attrarre una clientela diversificata, attenta, sempre più esigente e che vuole vivere e assaporare i luoghi per entrare intimamente in contatto con loro. Ciò permette di attivare risorse economiche alternative, destagionalizzare, e aiutare la già presente offerta ricettiva a meglio incettare una richiesta esterna modificata rispetto alle classiche modalità di accoglienza. E’ un integrarsi nel territorio tra le offerte presenti per incrementare numeri, possibilità e aiutare gli esercizi presenti a meglio esprimere le loro capacità in un mondo diverso, più veloce, più smart, più attento, più esigente e curioso per sentirsi davvero parte dell’esperienza del suo viaggiare.