La lunga crisi da un lato ha cancellato speranze e posti di lavoro, ma dall’altro ha “costretto” gli operatori economici e produttivi a osare, innovando processi e prodotti per riposizionarsi e trovare nuove e promettenti nicchie da esplorare. Il distretto orafo di Arezzo, primo in Italia per importanza e volumi, è arrivato a sfiorare i due miliardi di export scoprendo nuovi interessanti mercati come Hong Kong (+80% negli ultimi tre anni, passando da circa 108 ad oltre 190 milioni di euro) che hanno bilanciato il calo di aree come gli Emirati Arabi Uniti.

La scommessa del distretto è fondata su esempi di innovazione che hanno saputo mirabilmente incrociare la tradizione con le tecnologie digitali. Ne è un esempio emblematico la startup www.pronto3d.it balzata agli onori delle cronache durante l’ultimo Maker Faire di Roma. Si tratta di un progetto indipendente di Nemesi Srl, impresa orafa che da diversi anni ha inserito nei propri processi produttivi la stampa 3d e ha recentemente sperimentato con successo un nuovo processo. L’idea nasce da Gabriele Becattini, che si occupa di macchine che lavorano con resine e cera, e Sergio De Cristofaro, responsabile del controllo qualità. “Tutto parte da una stampa in 3d fatta in resina microfondibile, che poi viene inserita in un cilindro di acciaio in cui viene colato del gesso liquido, che copre l’intero oggetto creando il suo negativo – spiega Becattini in un video che circola in rete, in cui si può ammirare sia lo stampo iniziale che il prodotto finito -. Una volta inserito nel forno, il gesso si indurisce e la resina si scioglie e va via (da qui il nome della cosiddetta “cera persa”, una tecnica antichissima e desueta, riscoperta per l’occasione) e a quel punto crea il vuoto interno che ospiterà il metallo prezioso. Il risultato finale è un oggetto abbastanza voluminoso ma incredibilmente leggero (in rapporto fino a dieci a uno rispetto ai procedimenti pre stampa digitale) e quindi più competitivo a livello di prezzo. I clienti, valutando tra l’acquisto di un oggetto di argento e uno di oro, più o meno allo stesso costo, scelgono ovviamente il metallo più nobile”.

Un’ulteriore articolazione dell’idea permetterà di realizzare un service, ossia un servizio on demand on line per il settore della gioielleria. Partendo dal ricevimento di un file 3d o semplicemente da un disegno, si arriverà ad un prototipo di gioiello in resina e successivamente alla sua realizzazione. Pezzi unici, dunque, che solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile generare. E siamo solo all’inizio: la diffusione della conoscenza sulla digital fabrication, la comprensione delle sue innumerevoli potenzialità, la creazione di comunità di makers sempre più ampie sta ispirando designers e professionisti di varia estrazione a sperimentare progetti altamente personalizzati. E’ anche attraverso queste scintille creative che il distretto orafo aretino sogna di consolidare il ruolo di re dell’export della gioielleria italiana.

Vito Verrastro

Founder Lavoradio

(soundcloud.com/lavoradio)