“Ritorno alle Radici. Le piante spontanee per l’alimentazione e la salute” (Aboca Edizioni) è un gran libro e anche un vero e proprio manuale di facile consultazione (con bellissime illustrazioni) che decisamente riesce ad avvicinare i lettori alla conoscenza e quindi all’uso delle piante selvatiche: quelle facilmente reperibili nelle nostre campagne, se non negli stessi perimetri urbani.

Si tratta, in sostanza, di un imperdibile e sorprendente “focus” da parte di due esperti e specialisti di botanica ed erboristeria (i fratelli Sandro e Maurizio Di Massimo, cui dobbiamo essere profondamente riconoscenti) dedicato all’enorme quantità di piante a “chilometro zero”, buone, anzi ottime, per l’alimentazione e l’estrazione di sostanze ad azione terapeutica, a disposizione di chiunque le sappia riconoscere e correttamente utilizzare.

Il volume è al tempo stesso un forte stimolo al riuso di piante di lunga tradizione come fondamentale risorsa nutrizionale nella salvaguardia della salute; e al necessario e contestuale “ritorno” ai saperi e ai sapori tradizionali. Le erbe non solo nutrimento, dunque. Ma farmacopee, “planta medica”, e pure centro di miti, simbologie e rituali, oltre che fonti inesauribili di principi attivi e benefici.

La prassi di andar per campi a raccogliere erbe per uso alimentare e curativo, si tramanda da secoli, da quando l’uomo, da cacciatore e nomade, è diventato stanziale, quindi coltivatore. In ogni latitudine, l’alimentazione vegetale è stata così una costante, come pure il loro utilizzo nel curare e medicare. L’impiego alimentare delle piante spontanee è una pratica diffusa in tutt’Italia. La loro scelta, però, varia sensibilmente nei diversi distretti regionali: alcune specie cosiddette “cosmopolite”, sono apprezzate sulle tavole di tutto il territorio; altre, invece, talvolta endogene e\o anche esclusive, vengono raccolte e consumate solo all’interno di delimitate aree geografiche.

Ponendo in primo piano l’importanza della biodiversità e rivelando il senso e la “magia” di parole-chiave come “fitoalimurgia”, “nutraceutica”, “dendroterapia”, Sandro e Maurizio Di Massimo (il primo, un biologo-etnobotanico; il secondo, erborista di indirizzo spagirico e ayurvedico con ampia conoscenza del mondo orientale e indiano, dello yoga e della cultura erboristica maturata in questo immenso e antico ambito geografico) passo dopo passo ricostruiscono e ci regalano un affascinante universo vegetale osservato e interpretato alla luce delle antiche tradizioni popolari, quindi filtrato dalle moderne conoscenze scientifiche. Ecco, dunque, un sorprendente itinerario nel mondo dei simboli, delle leggende e delle superstizioni, in compagnia di santi, eroi e personaggi mitologici, in cui si riscoprono e trovano attualità usanze e antichi rimedi della medicina popolare.

Ma “Ritorno alle radici” è anche un percorso di vera conoscenza e consapevolezza, per tutti coloro che vogliano imparare a gestire meglio la propria salute: a cominciare da un’ indispensabile, corretta alimentazione incentrata soprattutto, e prevedibilmente, sulla qualità e varietà dei cibi vegetali. In questo contesto, le piante selvatiche, oltre ad essere, se non lo si sapesse, gustose e facili da cucinare, rappresentano un’inesauribile risorsa nutrizionale e al tempo curativa e medicinale.

Il ritorno ai saperi (e ai sapori) tradizionali, quindi all’apprezzamento delle risorse naturali locali, (dunque all’etnomedicina) rappresenta poi una contestuale spinta, uno sprone, un pungolo ad impegnarsi attivamente nella costruzione di un mondo eco-sostenibile. Ora che, per di più, la coscienza ambientale e l’interesse per le medicine naturali, hanno giustamente contagiato ampi settori della nostra società.

Le erbe spontanee sono un patrimonio ereditato dalle generazioni passate, una ricchezza biologica e culturale che merita di essere conservata e valorizzata a vantaggio di tutti: da qui, il carattere ecologista del compendio, e la sua concettualità racchiusa in una vera e propria “filosofia della natura”.

Erbe spontanee e officinali per la corretta alimentazione e il benessereNumerosi gli usi tradizionali delle erbe che si evincono dalla lettura del testo, e le tante “curiosità”. Rispetto ai numeri, si consideri che su circa 300.000 piante, solo una percentuale tra lo 0,5 e il 10% è stata finora accuratamente studiata. E che, quindi, tante “scoperte” siano per fortuna ancora possibili. Oltre agli aneddoti storici, il libro offre poi un aiuto concreto e preziosi suggerimenti pratici su come utilizzare e rendere più salutare, originale e vivace la cucina (meglio se “mediterranea”) grazie a piante dai nomi arcani, ma conosciutissime fin dalla notte dei tempi: come le radici di crespigno, i fusti più teneri dello scolimo, le foglioline della portulaca.

L’alimentazione delle generazioni passate era caratterizzata dalla scarsità di prodotti animali e dall’abbondanza di erbe e frutti selvatici. I cibi di origine vegetale, hanno spesso rappresentato l’unica alternativa capace di assicurare il minimo necessario alla sopravvivenza. Alcune piante selvatiche come il Timo, l’Origano, la Menta, il Ginepro comune vengono perciò utilizzate per le loro proprietà stomachiche e digestive. Altre, come il Tarassaco, la Bardana, il Carciofo, il Rosmarino, la Lattuga selvatica, l’Ortica, la Parietaria, per le loro virtù disintossicanti, depurative, toniche e rigeneranti. Molte erbe di campo, tra cui la Cardogna, il Caccialepre, la Radicchiella contengono poi principi amari che svolgono un’azione aperitiva, digestiva, stimolante della cistifellea, favorendo produzione e deflusso della bile. Senza dimenticare, infine, piante e frutti selvatici ricchi di sostanze antiossidanti, capaci di contrastare gli effetti negativi dei radicali liberi come Aglio, Aspraggine, Crespigno, Giuncolina, Prugnolo, tra le specie spontanee contenenti sostanze ad azione antiossidante.

Il volume è strutturato in due sezioni: una di carattere introduttivo e generale; l’altra con approfondimenti tematici inquadrati in una prospettiva interdisciplinare, in cui ampio spazio è dedicato alla descrizione di 80 principali erbe spontanee. Per ognuna di queste, vengono fornite indicazioni aggiornate sugli aspetti botanici, mitologici, storici, antropologici e soprattutto sugli usi alimentari e medicinali che hanno suscitato, e suscitano, particolare interesse. Il tutto, corredato da numerose immagini fotografiche (140 foto a colori). E in più, tanti consigli e suggerimenti pratici per preparare in casa vini, aceti e oli aromatici.

L’invito implicito degli autori e di questo loro libro, è comunque mangiare secondo natura. Mangiare seguendo un protocollo semplice (non a caso, nei nostri antichi monasteri, luoghi-tempio della sapienza erboristica, lo spazio della coltivazione delle piante officinali era chiamato “Giardino dei Semplici”). Tenendo ben presente il motto ippocratico “Il cibo sia la tua medicina, e la medicina sia il tuo cibo”.

Pensandoci bene, le piante selvatiche sono facili da utilizzare, e come detto vantano una serie di altri requisiti positivi oltre quello curativo, tra cui: la distribuzione geografica costante, la facile reperibilità, l’alto valore nutrizionale dovuto all’abbondanza di fitocomposti che esercitano un effetto benefico sulla salute. Non poca cosa…

Alcune erbe vengono raccolte a primavera, prelevando le rosette basali, ancora tenere, prima dello sviluppo del fusto, per essere consumate cotte, lessate in acqua, condite con olio crudo, limone o aceto, oppure ripassate in padella con olio o burro. Altre trovano impiego allo stato crudo, da sole o miscelate tra loro, in un’ampia varietà di misticanze: un terreno ideale per creare ed esaltare sinergie o compensare eccessi di sapori.

Anche le radici, i germogli, i frutti e i semi, devono essere sottoposti a ferree regole di raccolta e preparazione. Molte “erbe di campo”, come la Cicoria, il Caccialepre, l’Aspraggine, il Crespino, il Lattugaccio e la Radicchiella, contengono principi amari che svolgono un’azione digestiva e stimolante della funzionalità epatica. La Melissa è apprezzata per risolvere problemi di origine nervosa e per combattere la tensione premestruale, il gonfiore e i dolori addominali. Senza dimenticare le piante e i frutti selvatici ricchi di sostanze antiossidanti, capaci di contrastare l’invecchiamento cellulare, come varie specie di Aglio selvatico, il Rosmarino, la Pimpinella, la Rosa selvatica, il Corniolo, l’Olivello spinoso, il Mirtillo, la Fragola e il Giuggiolo.

Ci sono poi le piante notoriamente velenose, e anche queste vantano un uso culinario consolidato nel tempo: ad esempio i germogli di Brionia, Tamaro e Vitalba, possono essere consumati senza pericolo, purché ci si attenga ai dettami della tradizione (giuste dosi e precise modalità di preparazione).

Roberto Messina