“Se mi chiedete cos’è l’arte, vi dico che è una parola svenduta.

Se mi chiedete chi salveresti, vi dico gli animali. Se mi chiedete come sono, vi dico che sono schietta, diretta e altruista. Se mi chiedete del sociale, vi dico che ne ho fatto impegno di vita. Se mi chiedete del vetro, vi dico che sono trasparenze taglienti, il mio specchio. Se mi chiedete del Grappolo, vi dico spensieratezza, divertimento e dono. Se poi smettete di chiedere, vi dico sarebbe meglio”. La mia infanzia l’ho passata seguendo in ogni movimento i miei genitori, entrambi insegnanti all’istituto d’Arte. Uno con le squadre e compasso, l’altra con pennelli e colori. Il mio indirizzo di studi è stata una scelta facile e, diciamolo serenamente, una scelta obbligatoria. Durante tutti gli anni di scuola, dalla prima media alla quinta superiore, ho avuto il disagio di portare un busto ortopedico per una scoliosi importante che, certo, non mi ha frenato in tutto ciò che volevo fare. I miei insegnanti, anche amici di famiglia, sono stati indispensabili nell’affrontare questa “diversità”, tanto da sentirmi uguale agli altri alunni.

Uguaglianza.

Iniziai con ceramica, ma lì davvero non potevo muovermi liberamente tra torni a pedale e colombino, anche con tutta la buona volontà che ci misero con tenerezza i professori, tant’è che mi spostai a pittura, dove trovai una realtà ancor più mia e perché no… più “agile” nel mio muovermi rigida e goffa. Ho imparato a vedere l’“arte” come un completamento di se stessi e non come – io sono brava – pur avendo voti altissimi. Ho imparato le tecniche, le prospettive, le sfumature e me stessa. Ma l’insegnamento “regina” è sempre stato che al mondo ci sarà sempre qualcuno più bravo di te.

Umiltà.

L’ultimo anno di superiori, poco prima dell’esame di stato, venne a mancare mio padre; grossa colonna portante sia nello studio che nella vita. Ma anche in questa forte occasione compagni e professori mi dettero una grande prova di sostegno, amicizia e solidarietà. Da li in poi, ho capito che la mia vita doveva essere circondata da amore; non tanto dare e avere, ma da amore incondizionato per il prossimo.

Bocci Una compagnia teatrale al servizio del no profitRiconoscenza.

Il mio primo incarico lavorativo, poco più che ventenne, fu un corso di pittura su stoffa al carcere di Siena, ingaggiata dalla Croce Rossa Italiana. Ho vissuto una realtà che fino ad allora mi era sconosciuta, ho conosciuto donne che hanno ucciso per scopi politici, donne che provenivano da paesi poveri a prostituirsi per mandare soldi a casa, donne perse nei meandri della droga per racimolare due soldi e dare da mangiare ai figli. Storie che non scorderò mai, volti che rimarranno impressi nella mia memoria per sempre. Persone che avevano bisogno di quelle due ore, solo per sentirsi importanti di fronte ad un colore su un cuscino di stoffa… Questo è il mio mondo. Ho pensato.

Comprensione.

La vita giovanile, l’incoscienza, ti porta a fare scelte che saranno il tuo domani e, dopo molti trompe l’oeil nelle case di persone note, mi sono ritrovata a dipingere le vetrate senza sapere cosa volesse dire. Qui ho conosciuto una delle persone più importanti per la mia formazione, Rita Rossella Ciani, insieme abbiamo dipinto oltre 100 metri quadrati di vetrate per San Giovanni Rotondo. Molte vetrerie hanno richiesto la mia mano pittorica, mi sono trasferita in Puglia e in Calabria per diverso tempo, per dipingere vetrate che sarebbero rimaste in loco, altre destinate a Roma, altre che rimanevano in strutture private. Tornata a Siena ho iniziato a lavorare per la VAT, Vetreria Artistica Toscana, e qui ho avuto come secondo maestro Alberto Positano, che mi ha insegnato molto, tecniche diverse e trucchetti interessanti, ho imparato a tagliare il vetro e a tessere una vetrata con il piombo. Una donna completa, in un mestiere maschio. Grandi soddisfazioni in questo periodo: vetrate che sono andate a New York e Caraibi, ristrutturazioni di chiese senesi e cattedrali.

Trasparenza.

Il mio carattere è frenetico, tanto da frequentare nello stesso periodo un Master in grafica e cartellonistica, tutto vettoriale e con il computer. In pochi anni ho preso due diplomi da Graphic Designer e illustratrice.

Questo ha dato la svolta ad un progetto che già avevo iniziato con un gruppo di amici della

Pubblica Assistenza, associazione che frequentavo e tuttora frequento, rendendo reale un sogno: notificare la già esistente Compagnia Teatrale “Il Grappolo”, facendo illustrazioni pubblicitarie della commedia e le scenografie. Commedie annuali, che realizziamo tutt’oggi.

L’idea venne a Paolo, diventato regista per necessità, ma che purtroppo oggi saluto dalla terra

essendo lui fuggito per un al di là migliore. Lui è stato l’energia per realizzare un sogno, insieme a Letizia, Francesco e Ugo, ed è tutto ciò che siamo oggi. Oggi, grazie al “Il Grappolo” portiamo ogni anno in scena commedie divertenti e brillanti, cene con delitto e spettacoli dei nostri laboratori teatrali gratuiti, sempre con il principio che il ricavato vada interamente in donazione ad associazioni, persone indigenti, canili, gattili o qualsiasi altro ente che necessiti di sostegno economico.

Fiducia.

Era questo, quello che cercavo in quel lontano 1992, quando mi resi conto che la mia vita l’avrei

impostata dando una mano al prossimo, circondata di amore senza compromessi, formata da

quella splendida gente che mi ha insegnato ad amare incondizionatamente. Credo molto nel sociale e nelle persone che esprimono con la loro Arte il bisogno di donare, ed è anche per questo che oltre al Grappolo sostengo altre associazioni che fanno lo stesso, con metodi anche diversi e innovativi, ad esempio Siena Cuore, che mi ha dato l’incarico di organizzare un’asta di beneficenza cercando artisti che volessero donare una propria opera, la cui vendita ha reso possibile l’acquisto di un defibrillatore. Questo è tutto quello che sono, uguaglianza, umiltà, riconoscenza, comprensione, trasparenza, fiducia. IO e basta, senza separarmi mai dal mio amato e vecchio cane Arturo, dai miei principi costruiti col tempo e da tutto ciò che potrò esprimere con la mia creatività, stimolata da un esterno simile a me.

Fedeltà e rispetto.