“Io e Valentina”, potrebbe essere il titolo di una commedia allegra all’italiana, invece si tratta solo di una chiacchierata, “verace” e piuttosto informale, con l’attrice Valentina Lodovini a margine dell’evento “A seminar la buona pianta” organizzato da Aboca una quindicina di giorni orsono. Ma, ad arricchire ancor di più la trama, “Io e Valentina” è una lunga storia di ammirazione (in senso univoco, ovviamente) per la brava e bella attrice (ponendo l’accento sul bello, perdonate la divagazione) nata attraverso gli schermi, con un climax ascendente di emozioni non ci poteva essere finale migliore che avere l’occasione per incontrarla di persona e mettere a frutto questa intervista. Pochi minuti, ma veramente intensi, in cui è venuta fuori l’idea di una donna che non sembra far assolutamente cadere dall’alto il fatto di essere una delle attrici più affermate nel panorama cinematografico nostrano, ma al contrario una persona che non ha perso lo spirito da “ragazza di Sansepolcro”. Ed è proprio da lì che partiamo.

“Il legame con il mio territorio di nascita non è forte. Di più – esordisce l’attrice – e visto che siamo proprio in tema di piante, le mie radici sono totalmente nel territorio di Sansepolcro, che è la città in cui sono nata, cresciuta e dove torno ogni volta che sento il bisogno di “forza”. Specialmente nei boschi intorno a Sansepolcro, sono quei boschi e quei fiumi che mi fanno da ricarica”.

Restando sempre alle “origini”, quando è che hai capito che quello dell’attrice sarebbe stato il tuo mestiere e che avrebbe dato una svolta alla tua vita?

“Mai! Ancora ci sto riflettendo, ho avuto il sogno da sempre, possiamo dire che sono nata con questo sogno. Sono stata prima di tutto una spettatrice “carnivora”, poi arrivata intorno ai diciott’anni non avevo ancora il coraggio di compiere la scelta, poi con il passare degli anni la realtà ha superato il sogno, ma ancora non me ne rendo conto e ancora mi viene da chiedermi “Oddio… dove sono, che sta succedendo?!”.

Qual è l’esperienza professionale che finora ha segnato di più la tua carriera e la tua vita?

“Ognuna ha una storia a sé, sono tutte esperienze diverse. Cinema, teatro o televisione si fanno prima di tutto insieme, si lavora in gruppi e questa è una cosa di per sé molto preziosa. E’ un lavoro che vive di incontri, ed ogni incontro è interessante a modo suo, qualsiasi siano le emozioni, sia in caso di armonia o al contrario di tensioni all’interno del gruppo, è la diversità la vera forza di ogni incontro.

Facendo un salto temporale in avanti parliamo del film “La verità sta nel cielo”, film basato sulla vicenda purtroppo ancora attuale di Emanuela Orlandi. Ci puoi dare qualche anticipazione?

“Per il momento non posso dire niente. Posso dire solamente che si tratta di un film basato su un fatto di attualità perché manca una “verità” sulla vicenda. Nel nostro Paese la memoria storica ha molti buchi e l’importante è parlare di queste cose affinché non se ne perda memoria”.

Cambiamo argomento e, vista anche la sede scelta per l’intervista (il cortile dell’Accademia Chigiana n.d.A.), come si può definire il tuo legame con la città di Siena?

“Beh, abitando a Sansepolcro a Siena sono sempre venuta spesso ma più in generale devo dire che amo tutto il nostro Paese, e amo soprattutto che sia un Paese di “province”. Poi, nei confronti della mia regione in particolare provo un qualcosa che non si può definire, non potrei nemmeno definirmi “campanilista” perché sarebbe riduttivo! Sono pur sempre radici, trovo che nella diversità di ogni città della Toscana sia la propria vera forza, come dicevo poc’anzi anche a proposito del mio lavoro. Ogni volta ritrovo i miei sapori, i miei odori e questo è molto importante per me, ed essere qui oggi per me è una festa, anche perché con Aboca respiro veramente aria di casa e tutto questo è bellissimo. E’ proprio nel legame con la Natura, in ogni suo aspetto, che io credo tanto, e ci credo così tanto perché mi ritengo fortunata ad essere cresciuta proprio in queste terre. E devo dire a Siena sono stata accolta benissimo e non posso che ringraziare per tutto questo!”

Scendendo ancora più nel particolare, quale è la cosa di Siena a cui ti senti più legata?

“E’ una domanda molto difficile, ma posso dire che la cosa che amo di più sono i colori. Siena ha dei colori che altrove non puoi trovare, ogni tanto mi capita di chiudere gli occhi, anche quando mi trovo dall’altra parte del mondo, e di pensare ai colori che trovo qua e non potrei trovare altrove, e che mi emozionano e mi fanno sentire accolta come se fossi a casa”.

Ed invece per quanto riguarda la provincia di Arezzo?

“Qui si va ancora di più sul difficile! Dico senza dubbio Piero della Francesca, di cui sono orgogliosamente concittadina, tengo a sottolinearlo con piacere. Dico sempre che “se la vita ti delude, rifugiati nell’arte” e l’arte di Piero della Francesca custodita nella Basilica di Arezzo mi nutre, è per me vero e proprio cibo!”

La nostra chiacchierata si conclude qui proprio sull’esaltazione dell’illustre concittadino di Valentina, e non possiamo fare a meno di notare uno sguardo carico di orgoglio in queste sue affermazioni. Siamo certi che non stia recitando, i suoi occhi sono quantomai sinceri, occhi di una donna che nonostante la fama internazionale è ancora legata alle proprie radici più che mai. E questo a noi senesi, così ancora visceralmente legati alle nostre terre, non può che aprire il cuore.