Quando inizio ad intervistare Lara Insero mi accorgo subito che mi trovo davanti una persona speciale e non la solita volontaria modello sciura milanese con il pallino delle charity. Per chi ancora non avesse compreso bene l’attacco, mi spiego meglio. Lara, in soldoni, sta sul pezzo, va sul campo come tanti altri volontari che si sporcano le mani, al contrario di tante signore imbellettate amanti dei tour de force delle serate di beneficenza. Che servono, per carità, nessuno lo mette in dubbio, ma poi a fare il lavoro sul campo ci vogliono loro, gli angeli delle periferie del mondo, per usare le parole di Papa Francesco. La tostissima ragazza si è confidata con noi a 360° per raccontarci che utopia e pragmatismo possono tranquillamente andare a braccetto, che l’una non esclude l’altra e che, “chi meno ha, più è”.

Mecatti Con Lindia nel cuore 3Sei stata conquistata dall’India, un Paese dalle mille contraddizioni. Dalle corsie degli ospedali italiani agli orfanotrofi indiani, un bel salto….

“Faccio parte di “Nasi e Nasi” dal 2007 (associazione formata da ragazzi e ragazze che si trasformano in clown per donare un sorriso ai bambini in ospedale, ndr) e al 2013 risale la mia prima missione all’estero con Vip Italia. Sono stata selezionata tra venticinque candidati, destinazione orfanotrofio di Lucknow, cittadina a nord est dell’India sotto il Nepal. Ad accogliermi cinquanta bambini poverissimi, dei quali ricordo ancora il sorriso, la gioia, l’allegria e la serenità interiore. Sono stata lì due settimane, dal 13 al 28 ottobre, ma per me questa esperienza non era sufficiente, desideravo fortissimamente ripeterla. E infatti non ho perso tempo, a novembre ho comprato un nuovo biglietto per febbraio, decidendo di tornarci da sola per altre tre settimane, naturalmente sempre nello stesso orfanotrofio”.

E in queste tre settimane cosa hai fatto?

“Dopo aver raccolto dei fondi in Italia durante il mio periodo di permanenza, ho deciso di darmi da fare. La cosa più urgente da realizzare era la ristrutturazione dei bagni: pensa che i bambini facevano la doccia dentro un buco di latta arrugginita situato all’interno di un campo di riso e i sanitari ubicati vicino alle camerette non erano dotati di fognature! Abitare in un ambiente più pulito è stato molto importante per loro: per la prima volta, infatti, bambini molto spesso abusati fin da piccoli oppure abbandonati dalle famiglie sentivano che potevano avere fiducia in un adulto. Poi mi sono occupata della cucina; li ho coinvolti nella preparazione dei dolci e della pasta fatta in casa, cosa che li ha molto incuriositi, oltre a lezioni di economia domestica come taglio e cucito e lavaggio dei vestiti. Pensa che molti di loro non conoscevano neanche il sapone! Durante quel periodo mi sono resa conto che era lì che desideravo vivere, era lì che volevo essere, quindi mi sono licenziata e mi sono trasferita definitivamente in India, naturalmente dopo aver studiato bene la mia futura destinazione: ho visitato il Paese da nord a sud decidendo, alla fine, di andare a vivere a Jaipur, una città di 8.000.000 di abitanti”.

I tuoi genitori come l’hanno presa?

“Essendo molto religiosi, hanno capito la mia scelta. Se sono realizzata e in pace con me stessa, lo sono anche loro. Naturalmente, grazie alle nuove tecnologie come i social network, skype e what’s app, fondamentali anche per il mio lavoro, ci sentiamo tutti i giorni senza problemi. Mio padre, inoltre, mi aiuta a organizzare gli eventi della onlus che ho fondato, “Mera Dil” (in indi significa “cuore mio”), attiva in India con due case famiglia, una a Lucknow, nell’Uttar Pradesh, nella quale vivono 50 bambini, e l’altra a Jaipur, nel Rajastan, dove vivono 26 femmine e 28 maschi”.

Differenze tra Lucknow e Jaipur?

“Purtroppo Jaipur è più turistica e questo è un male: qui il ricco si vergogna di passare davanti allo street people e si scandalizza se una donna bianca come me, che viene scambiata spesso per una turista, decide di trasferirsi in un Paese come l’India per aiutare i poveri”.

Come te la stai cavando con la lingua?

“Con i bambini più piccoli, naturalmente, è molto semplice comunicare: basta un gesto, un sorriso, un tipo di comunicazione non verbale e il gioco è fatto. Con i più grandicelli, invece, le cose si complicano un po’, soprattutto con le ragazzine adolescenti. Molto spesso la psicologa dell’orfanotrofio è troppo severa: pensa che le ha rimproverate perché avevano scritto una lettera ad un amichetto maschio dell’orfanotrofio, neanche si trattasse di una notte di sesso sfrenato! Da parte mia, ho cercato di rassicurarle, di far loro capire che le sono e le sarò sempre vicina e che, naturalmente, non avevano fatto nulla di male. Consideriamo, inoltre, che di ragazze e di bambine negli orfanotrofi se ne trovano di meno rispetto ai maschi, perché purtroppo o spariscono oppure, secondo i dettami della religione induista, devono starsene chiuse in casa a cucinare e fare figli. Per quanto riguarda le parole le conosco abbastanza bene, anche se ho ancora un po’ di difficoltà ad unire le frasi in hindi”.

Progetti che hai in mente?

Mecatti Con l'India nel cuore 1“Creare una sorta di “Casa della Carità” o “Caritas Diocesana” come in Italia. Un luogo caldo e accogliente dove gli street people possono avere un pasto caldo e farsi una doccia ma non solo. Mi piacerebbe, infatti, passare dal vecchio modello “caritativo assistenziale” ad un modello di tipo propositivo: perché non costruire all’interno del centro anche aule per poter imparare a leggere, scrivere e far di conto? Sarebbe veramente un bel traguardo”.

Chi vuole, può aiutare: ecco come

Cari lettori,

Mera Dil ha bisogno di farmaci da banco come il Gentalyn Beta®, di garze, acqua ossigenata, disinfettante e cerotti. Se potete contattare Lara alla mail [email protected] per regalarglieli un po’ oppure, se vi recate in India con in valigia i classici farmaci per turisti e li donate a chi ne ha bisogno, sarebbe fantastico!

Mera Dil per i senzatetto: una volta a settimana i volontari si recano per le strade fornendo loro riso, latte, farina e patate (attenzione: non soldi perché ci comprerebbero droga o alcool che li renderebbero insensibili al dolore e al senso di fatica).

La onlus promuove anche adozioni a distanza, dando la possibilità ai bambini di poter offrire loro un’istruzione, cibo e vestiti. Naturalmente, chi desidera fare volontariato e chiedere informazioni sulle adozioni con “Mera Dil” può contattare la Vice Presidente Sara al numero 340/4002836 e il segretario Moira al numero 328/3573272.

email: [email protected]

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sito internet: www.meradilonlus.com