Mecatti La Balzana in Campo 1Siete affascinati dalla Carriera ma anche dal corteo storico e dai suoi magici costumi? Allora non perdetevi “La Balzana in Campo”, il libro di Matteo Fontani che racconta l’iconografia dei costumi comunali della passeggiata storica del Palio di Siena. Un corteo, per dirla con le parole del Sindaco Bruno Valentini, durante il quale “i senesi si tolgono la maschera della vita quotidiana” e che il grande Indro Montanelli definiva “non una festa, ma un delirio, al cui contagio sfuggono solo i protagonisti della parata, il duce, gli alfieri, i mazzieri, i tamburini, i valletti, i vessilliferi rivestiti nei loro meravigliosi variopinti costumi e intenti a fornire un saggio della loro abilità nel gioco delle bandiere, ma col professionale distacco che richiede quella solennità liturgica”. Due gli aspetti del volume che emergono, come ha sottolineato Mauro Civai, ex direttore del Museo Civico e storico del Palio: il primo la rappresentanza comunale dell’apparato della Festa con la ricostituzione da parte di Siena di un ruolo storico importante dopo l’unità d’Italia e il secondo la corrispondenza tra i rinnovi dei costumi del corteo e l’uscita dei più importanti libri sul Palio, quelli di Cambellotti, di Cecchini e Neri e di Catoni e Falassi. “La Balzana in Campo” non è un libro che nasce per caso ma è frutto di un percorso universitario di un brillante studente di storia dell’arte, Matteo Fontani, che trasforma uno stage presso il Comune di Siena in qualcosa di più di un semplice tirocinio da trascrivere sul cv e poi dimenticare. Con l’aiuto di Mauro Civai, direttore del Museo Civico e storico del Palio, si reca in periferia (durante la nostra chiacchierata in redazione non vuole dirmi dove sono custoditi i costumi del Comune per motivi di sicurezza, ndr), in un luogo semisconosciuto a tanti senesi, per scoprire un autentico tesoro, fatto di storia, antropologia e sociologia del costume. La cosa lo incuriosisce e il nostro, insieme a Civai, si pone un interrogativo tanto semplice quanto poco banale: perché non catalogarli? D’altronde, nei confronti di questi costumi c’è troppo poco interesse da parte dei senesi rispetto a quelli di contrada, quindi è doveroso (ri) scoprirli sotto una nuova luce. Perché, ci ricorda Fontani, prima di ogni Carriera, li guardiamo, magari un po’ distrattamente, ma non li vediamo con occhio critico. E di cose, se potessero parlare, ne avrebbero da raccontare, eccome se ne avrebbero! Inanzitutto il corteo moderno, quello che si collega alla definizione di Contrada e di “Medioevo”, nasce nel 1904, anno del primo rinnovo dei costumi del Palio del novecento.Mecatti La Balzana in Campo 2 Fino alla metà dell’800, infatti, il libro di Fontani ci racconta che anche le Contrade non sfilavano secondo uno schema predefinito, ma si vestivano come creatività comandava: alla greca, alla romana, alla maniera della Spagna del ‘600 (la prima Consorella che impose una propria montura in stile medioevale fu il Bruco nel 1870, e solo otto anni dopo, nel 1878, il Comune impose a tutte le Contrade di sfilare in questo modo). I rinnovi dei costumi del 1928 e del 1955 si contraddistinguono per una marginale corrispondenza precisa con le raffigurazioni pittoriche, caratteristica che invece si nota con il rinnovo del 1981, anno che Fontani definisce “di grande svolta in senso storico e filologico, dovuta ai nuovi mezzi economici e tecnologici” oltre che alle moderne aspettative del pubblico. In questo contesto si aggiungono ai costumi del corteo corrispondenze storiche ed artistiche precise. Fontani cita come esempio la figura del Rettore, la cui toga è una citazione di un affresco di Paolo Uccello nella Cattedrale di Santo Stefano a Prato. Un costume, quello del rettore, che, tra tutti quelli catalogati, ha affascinato particolarmente l’autore, assieme a quelli dei Terzi di Città risalenti al 1904 e ritrovati per caso in una cassapanca da una storica dell’arte del Comune, successivamente riprodotti da Dario Neri nel Drappellone del 16 agosto 1921 vinto dalla Nobile Contrada dell’Oca. L’ultimo rinnovo del 2000, che prende spunto dai bozzetti del 1981, lavora soprattutto in termini di miglioramento per quanto riguarda la vestibilità e la qualità materica dei costumi. Last but not least, non possiamo non parlare delle trasformazioni del Carroccio, da quello bellico del 1904 che ricorda la battaglia di Montaperti a quello floreale e liberty del 1928, a quello attuale del 1981 che fa riferimento a opere d’arte di Francesco Del Cossa e di Piero della Francesca.