L’Unesco è un ente internazionale a sé (come la FAO, l’OMS, l’Unicef), dipendente dall’ONU ma non coincidente con esso, tanto è vero che la sua sede principale è a Parigi, operante come braccio secolare dell’Onu per promuovere una cultura della pace tra i popoli. Perciò ad esempio si proclamano i ‘siti’ patrimonio dell’umanità, per sviluppare l’idea che i popoli hanno importanti elementi culturali comuni, al di là dei tanti motivi di diversità, più o meno positivi e conflittuali. Perciò ci sono Paesi che non ne fanno parte per i motivi i più diversi – mentre Israele non sta pagando le sue quote per protesta per un recente orientamento Unesco a favore della Palestina come Stato a sé. Il caso ci fa anche capire come sia divenuto largo lo spazio che vi hanno acquisito Paesi di recente indipendenza o Paesi di orientamento islamico. E tuttavia l’Unesco esiste, ha un’organizzazione articolata e non è detto che non debba cambiare o correggere di volta in volta i propri orientamenti: come ogni ente internazionale oggi vive nelle contraddizioni, ma non è bene che ci sia anziché scollegare ancor più i Paesi di questo travagliato mondo?

Con la sede centrale colloquiano intensamente le Commissioni nazionali, quei gruppi governativi che ogni Paese istituisce come proprio ufficio specialistico per portare a Parigi gli orientamenti del governo nazionale e diffondere nel Paese la cultura ‘unescana’, oltreché difendere le proposte di ‘sito’ consolidate a livello nazionale. A parte ciò, viene fatta ad esempio un’azione di promozione della cultura della pace, che è ora a favore dell’acqua, dell’economia sostenibile, dei diritti umani ecc…

I Club operanti localmente sono invece associazioni di cittadini che intendono promuovere localmente i valori di cultura e pace dell’Unesco. Usando il logo unescano non si possono costituire liberamente ma devono essere costituite rispettando regole minuziose concordate tra la Federazione nazionale dei Club e la commissione governativa, che impongono un periodo di prova.

Siena che aveva avuto un Club attivo fino a pochi anni (promosse il sito per la città e per val d’Orcia) ha dovuto essere ricostituito ex novo e ora è ufficialmente riconosciuto.

Altra entità distinta è l’Ufficio Unesco che ha il Comune di Siena essendo sito. Esso deve promuovere attività di tutela del sito secondo un piano triennale (recentemente approvato) perché altrimenti la città potrebbe perdere l’ambito riconoscimento. Ad esempio, il Club ha ritenuto poco opportuno che il Comune chiedesse soldi (c’è una legge apposita) per le bici elettriche anziché per la videosorveglianza dei monumenti o altre spese più utili.

Purtroppo il piano, con linee guida pur giuste (ma dà poco spazio allo spopolamento del centro) non ha avuto gli approfondimenti da parte della città che sarebbero stati opportuni.

I vent’anni del sito sono stati pochi per affermare in città una diffusa cultura ‘unescana’, che potesse permeare anche le istituzioni. Fortunatamente, i senesi sono per tradizione rispettosi e profondamente appassionati al proprio mondo: sono la garanzia migliore della sua conservazione.