Entusiasmo, passione, serenità, professionalità. In un grigio pomeriggio invernale Marco Scanu, Direttore della Olio di Dievole ci accoglie per una chiacchierata agli ‘stabilimenti’. Non alla ‘villa’, bensì sul campo… dove ancora tutto è in costruzione ma i capannoni si sforzano di ‘contenere’ la qualità e l’alta tecnologia che fanno già sfoggio di sé, gli operatori fieri controllano e ricontrollano ogni aspetto e angolo dei capannoni senza quasi volersene andare nonostante la tarda ora e dove la tecnica di produzione si aggira padrona e fiera negli spazi degli uffici e dei piazzali rimettendo a posto e visionando ciò che è già perfetto anche a cantiere aperto. box Dievole“Tutto in costruzione. Qui sorgerà a breve una zona smistamento, snodo tra varie zone sia per la raccolta dei frutti che per le forniture e i corrieri. Un progetto ambizioso che ha già tutti gli ok per partire e che a breve vedrà la sua luce. Punto di degustazione futura e di incontro, oltre che vendita al dettaglio, ma anche centro convegni e sede di incontri internazionali di settore. Abbiamo voluto investire sul luogo, oltre che sulla tecnologia e il materiale umano, realizzando un progetto che valorizzasse il territorio e le produzioni, che si realizzasse il vero made in Italy e incontrasse i palati di coloro che vogliono la qualità senza rinunciare ad un prezzo equo. Vogliamo che i nostri clienti si riconoscano nel nostro marchio non solo per il gusto ma per quello che l’etichetta rappresenta: studio, duro lavoro, produzione locale, attenzione alla sostenibilità, sviluppo imprenditoriale e valenza del territorio per la sua essenza e la cultura che rappresenta”. Una storia di 900 anni che ‘risorge’ e torna ai fasti antichi, che si permea di quella senesità che ha avuto grandi fasti e che vuole tornare a pieno titolo ad essere quello che il resto del mondo continua a decretargli: una unicità peculiare fatta di storia, tradizione, buon vivere, eccellenza e qualità. Una lingua di terra che si incunea tra comuni e province diverse, nonostante l’appartenenza secolare alla nostra città, fisiologicamente si offre come punto di incontro tra più realtà, e come polmone vitale per i terreni circostanti e le altre produzioni a testimoniare che fare e fare bene sia possibile e non appannaggio solo di pochi. Certo il grande imprenditore che investe e ha una visione e dona un respiro lungo al suo fare permette molto, ma senza una capacità di coinvolgimento, di selezione e di interazione con i soggetti preposti e istituzionali, non potrebbe andare molto lontano anche a partire dalla sua idea imprenditoriale e con il suo prodotto. foto 2 articolo DievoleInvece a Dievole si è investito principalmente sull’integrazione del territorio, sulla ricerca di una qualità da mantenere e preservare con la migliore e ultima tecnologia, coniugando sapori, saperi e novità dell’ultim’ora per essere al top in ogni aspetto. Prodotto locale ed anche “tutto 100% italiano” dimostrando di poter e saper replicare un modello produttivo da condividere e realizzare in una filiera corta anche a distanza, dove i passaggi intermedi sono azzerati e dove la sostenibilità dei percorsi della produzione e dei non-trattamenti o dei trattamenti possibili e necessari non inficino lo standard richiesto. Insomma, uno stile di vita che si concretizza nel brand, dove brand e prodotto si confondono perché percepiti alla stessa stregua: fedeltà, trasparenza, qualità, imprenditorialità, investimenti, progetti futuri, ripresa economica e del territorio. Dall’Argentina direttamente nel senese per un amore incondizionato verso questa terra e per una intuizione imprenditoriale forte che è andata oltre i limiti e le miopie degli ultimi anni. “A volte si deve esser un po’ folli (intuitivi, a volte si deve seguire l’istinto), credere contro corrente e rendere possibile ciò che non sembra ipotizzabile”. Il possibile invece a Dievole ha preso corpo e il grande centro che sta nascendo è la testimonianza che davvero, se si vuole, si riesce anche ad abbattere quelle barriere che a volte farebbero desistere anche i più caparbi. “Tanto lavoro di interazione, con le scuole, con i produttori, con le università. Ricerca, studio, internazionalità tutto per portare e mantenere al massimo non solo la produzione ma il suo standard e la filosofia di vita che c’è dietro, che si sposa alla produzione vitivinicola, olearia, di recezione, accoglienza ed esperenzialità.