Assolutamente sì e si deve. Il vivere green è realtà: nel 2013 Siena ha ricevuto, infatti, la certificazione di prima provincia Carbon Free in Italia. Ciò è dovuto a diversi fattori: emissioni climalteranti significativamente inferiori alla media nazionale, minore inquinamento rispetto ad altri territori italiani, forte assorbimento della CO2 che emettiamo da parte della grande risorsa forestale e delle superfici boschive, la sensibilità degli operatori in agricoltura con il 30% delle superfici biologiche dell’intera Toscana che garantisce la preservazione dall’uso di agenti inquinanti il terreno e il contributo delle rinnovabili decisivo per il contenimento delle emissioni da fonti fossili. Senza dubbio un traguardo importante, anche se non è tutto oro quello che luccica. Abbiamo chiesto a Roberto Gambassi, titolare di “Microcosmos”, società che ha redatto le ultime edizioni della Relazione sullo Stato dell’Ambiente per l’Amministrazione Provinciale di Siena, ciò che ancora non va. “In alcuni campi, purtroppo, è stata smarrita la originale predominanza di Siena in ambito nazionale, appassiti alcuni nostri fiori all’occhiello. Solo 10 anni fa, erano fiori all’occhiello la raccolta differenziata, adesso stagnante al di sotto della media regionale, e il sistema di qualità delle acque potabili, condizionato da una distribuzione che vede perdere il 35% della risorsa”. Le istituzioni, fortunatamente, non stanno a guardare, ma si attivano. Nella città del Palio, ecologia fa rima con PAES, acronimo di Piano d’azione per l’energia sostenibile, un Piano curato da APEA, il cui scopo è quello di ridurre la CO2 del 20% entro il 2020. “Il PAES dovrà individuare le direzioni e le azioni che i sindaci si sono impegnati a costruire in maniera condivisa con stakeholders e cittadini per la possibile riduzione di CO2 partendo da uno strumento di conoscenza degli agenti inquinanti e delle emissioni climalteranti, uno strumento – afferma Gambassi – che deve essere reso sistematico negli anni futuri per accompagnare e agevolare le scelte degli amministratori ma anche monitorare i passi attivati nelle direzioni attese. Il tutto può tradursi, per esempio, in opportune revisioni dei regolamenti edilizi (adozione di standard e strumenti ad alta efficienza energetica e basso consumo), nella riconversione di materiale vetusto tra autovetture, caldaie, infissi, lampade (anche di pubblica illuminazione), nello stimolo ad istallazioni di fotovoltaico e solare termico congrue alle necessità di preservazione del paesaggio, nella migliore conoscenza da parte dei cittadini degli incentivi statali per impianti a energie rinnovabili di prossimità, anche in sinergia tra gruppi di cittadini. Le amministrazioni comunali possono intraprendere azioni dirette a se stesse, finalizzate a migliorare l’efficienza energetica degli edifici comunali e le scuole, del parco macchine e della illuminazione pubblica, prestare massima attenzione anche alla “qualità” delle fonti rinnovabili scelte per essere promosse (alcune sono comunque soggette ad emissioni equiparabili alle fonti fossili), azioni non solo dimostrative ma anche “pedagogiche” verso i cittadini. Possono anche stimolare azioni indirette, ovvero quelle rivolte ai cittadini e alle imprese, importanti perché soggette a grandi effetti moltiplicativi. Faccio un esempio: io, comune, ti premio se costruisci una rete per gli “eco acquisti”, ti premio (con sgravi sugli oneri di urbanizzazione) se costruisci o ristrutturi l’abitazione con interventi di miglioramento energetico, ti premio (piano della mobilità ad hoc e centraline di ricarica), impresa, se favorisci il raggiungimento del posto di lavoro dei dipendenti con mezzi pubblici o riconverti il tuo parco veicolare o se ti certifichi per l’ambiente o fai acquisti “verdi” per partecipare a gare di appalto”. Anche le Amministrazioni Comunali di Colle Val d’Elsa e Poggibonsi stanno lavorando al PAES, curato da Microcosmos, la società di Gambassi; nei due comuni valdelsani sono stati portati avanti progetti ambientali il cui impatto ha cambiato, e non poco, le nostre abitudini. Dopo il PIUSS del 2014, la grande opportunità nel 2016 per Colle e Poggibonsi si chiama PIU, un piano di interventi che, in asse ambientale, sono tesi all’eco-efficienza degli edifici pubblici e alla sostituzione di parte delle lampade energivore del sistema pubblico di illuminazione, ma in particolare a sostenere la nuova visione di mobilità sostenibile: è previsto un aumento delle piste ciclopedonali, quelle che collegano le due città, dopo che ormai diversi anni fa a Poggibonsi era stata attivata quella che, familiarmente, è chiamata “stradina verde”. La “stradina verde” ha cambiato radicalmente gli stili di vita dei cittadini poggibonsesi. Gli abitanti tutti, grandi e piccini, infatti, si dedicano maggiormente ad attività outdoor (corsa, camminata, pattini a rotelle, bici), si spostano a piedi o in bici lungo il fiume Staggia, cosa prima impensabile, vi svolgono una vivace vita sociale e di relazione. L’attivazione a stradina anche del vecchio tracciato della Ferrovia ha consentito di “esportare” a Colle questa vocazione e, adesso, il PIU si promette di ampliare la dotazione di pista ciclabile e costruire aree di interscambio per facilitare l’accesso di quanti più cittadini valdelsani possibile. Inoltre il PIU propone la realizzazione di parcheggi interrati a servizio dell’area dell’Agio e della Biblioteca e di un percorso pedonale interrato di collegamento con l’impianto di risalita meccanica. “Fondamentale, però, è la sensibilizzazione del cittadino all’adozione di corrette abitudini “ecologiche e sostenibili” e allo sviluppo di quel senso civico del quale gli italiani sono, da sempre, molto carenti” – aggiunge Gambassi – Senza questa premessa è inefficace anche attuare politiche calate dall’alto. La “piramide” dell’energia indica efficaci gli interventi per migliorare il ricorso ad energia da fonti rinnovabili, e ancora più necessari gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e la sostituzione di vetture inquinanti; il vero motore del cambiamento è la capacità del cittadino nel vedersi coinvolto, di partecipare al cambiamento tramite atteggiamenti sistematici e decisi verso il risparmio energetico, la buona pratica in materia di acquisti, raccolta rifiuti e riuso, l’uso sostenibile di mezzi di trasporto, con le amministrazioni a dare il buon esempio sperimentando direzioni e azioni strategiche in primis su se stesse e monitorando l’evoluzione dei risultati raggiunti. Purtroppo ai buoni risultati raggiunti in questi ultimi anni in merito alla riduzione delle emissioni serra e al raggiungimento di obiettivi come il Carbon Free e il contributo al rispetto del Protocollo di Kyoto, ha concorso, a Siena e non solo, non tanto il crescente senso civico e le buone politiche adottate nel periodo, quanto la crisi. Sembra decisivo il contributo di questo fattore che dal 2007 ha portato ad abbattere del 17% i consumi energetici e del 42% le emissioni climalteranti in provincia”. Ben vengano, quindi, progetti ludico – educativi promossi nelle scuole da associazioni no profit e aziende del territorio, sulla raccolta differenziata e sul riciclo, come sulla corretta gestione dell’energia. “Proprio partendo dalla scuola, infatti, possiamo educare i futuri cittadini all’adozione di buone abitudini eco responsabili” – aggiunge ancora Gambassi”. Dovrebbe essere l’edutainment fin dalla scuola dell’infanzia, l’agevolazione di centri di informazione pubblica ai cittadini, la causa della nascita dei Gas (Gruppi di Acquisto Solidale), non più solo alimentari ma anche per rinnovabili, l’acquisto di automezzi elettrici da parte delle amministrazioni comunali, l’efficientamento energetico degli edifici e l’adozione di misure tecnologiche per ridurre le emissioni.