Curiosità per i non addetti ai lavori: la veletta (“piccolo velo, molto rado e sottile, che avvolge il cappello femminile e scende sul volto”) non è un accessorio da vecchie signore. La veletta, infatti, si reinventa, diventando scultura, dotandosi di piume, nuvole di tulle e, perché no, anche di piccoli accessori che permettono di “giocare” con la propria mise. Il merito è di un duo creativo, metà sardo e metà “made in Siena”, formato da Marco Caboni, costumista e scenografo teatrale e Alessandra Aloe, architetto e titolare della boutique vintage “Aloe & Wolf”, che nella città del Palio è diventata una vera e propria meta per le fashion addicted. Il motivo è uno solo: la veletta è versatile: può essere perfetta anche con un semplice paio di jeans, un giubbotto in ecopelle oppure di pelo, e magari un paio di Ugg ai piedi. Il successo della coppia ha travalicato i confini toscani: una recente mostra di “VeletteSospette” in quel di Cagliari, infatti, ha riscosso molti consensi. Con Alessandra e Marco abbiamo deciso di approfondire un po’ la loro case history aziendale, non solo per fare conoscere questa bella realtà nata e cresciuta sotto la Torre del Mangia, ma anche per fare contente le nostre lettrici fashion victim sempre a caccia di novità.articolo VeletteSospette 1

Perché avete chiamato la vostra linea “VeletteSospette”?

Alessandra: perché dietro colei che indossa una veletta c’è sempre una storia, anzi milioni di storie che possono essere raccontate. Una donna, infatti, grazie ad una veletta acquisisce la capacità di interpretare un ruolo, giocando, come se fosse una vera e propria attrice, con la parte che desidera recitare. E poi la veletta è sempre sinonimo di “mistero”, per questo abbiamo deciso di aggiungere l’aggettivo “sospette”.

Avete scelto la veletta, un capo che non è molto semplice reinterpretare. Motivo?

Alessandra: ci piaceva giocare con i cappelli esattamente come fanno i millinery inglesi (negozi di modisti), che fabbricano cappellini decorativi. Siamo partiti con la realizzazione di abiti vintage degli anni cinquanta e sessanta, e con gonne a ruota sempre degli anni cinquanta. Poi abbiamo iniziato con i cappelli, acquistando da privati oggetti d’epoca come fiori, animali, piume, velette, ma anche barche e galeoni in miniatura. In questo mi ha aiutato molto Marco, la cui visione anticonvenzionale delle cose riesce ad esprimerla riassemblando i cappelli che, grazie a lui, diventano delle vere e proprie mini sculture. La particolarità di una veletta è che occorre saperla mostrare, trattandosi di un assurdo che possiamo definire esteticamente bello. Ci rivolgiamo, come ho accennato prima, a donne alle quali piace giocare con la propria identità e con gli accessori. La personalità di chi indossa una delle nostre velette cambia in base al cappello che porta. Alcuni nostri pezzi, poi, sono anche collezionabili: molte nostre clienti li tengono in casa come una scultura, un giocattolo, un soprammobile che fa sempre la sua gran bella figura.

Marco: sono arrivato ad una conclusione: non è tanto l’idea in sé, ma come la racconti. Vi sono due categorie di oggetti di moda: una per quelli che hanno una vera storia, l’altra per quelli che non ce l’hanno. Gli accessori che hanno una storia da raccontare li senti tuoi ed hanno un’anima. Questo vale sia per chi li produce sia per chi li indossa. Quando vendiamo una “VelettaSospetta” è come se la cliente dicesse: questo cappello stava aspettando me.

Ci parli un po’ delle sue collezioni.

Alessandra: la linea capsule propone pezzi unici con oggetti introvabili. Attualmente abbiamo chiamato la nuova collezione “Little black drama”, che si ispira alle dive dei film noir tra gli anni venti e gli anni quaranta. Ciascun pezzo vuole esprimere il carattere di donne forti, come le dive di quel periodo Theda Bara e Dorothy Lamour, star del burlesque così vamp e così sexy che possono essere considerate senza dubbio le antesignane di Dita Von Teese. Per ogni stagione proponiamo una o due capsule monotematiche. Abbiamo quasi pronta la nuova collezione primavera – estate, un trionfo di frutta e verdura posizionate sui cappelli. Poi abbiamo in mente una collezione pop couture, più commerciale e con prezzi un po’ più abbordabili. Attenzione, però: non si tratta assolutamente di pezzi fatti in serie ma artigianali al 100%. Si tratta infatti di artigianato riproducibile, ma un cappello non è mai uguale all’altro.

Qual è l’icona di riferimento di “VeletteSospette”?

Alessandra: sicuramente Elsa Schiaparelli, la mitica “Schiap” e il cappellaio matto di una sua sfilata che ci ha letteralmente folgorati, Steve Jones. L’altra icona è Musidora, la prima vamp del mondo del cinema e musa dei surrealisti.

Come vengono prodotti?

Marco: non c’è un’idea predefinita: può ispirarmi anche la capigliatura di una signora particolarmente eccentrica oppure gli oggetti reperiti da Alessandra. Si parte sempre dal materiale da utilizzare. Le mie parole d’ordine sono due: surrealismo e dereglement.

articolo VeletteSospette2Quali materiali usate?

Marco: per l’ultima collezione è stata utilizzata rafia naturale, rivestita di velluto o feltro; quest’ultimo prende una forma scultorea, molto diversa dal classico feltro stile “Borsalino”. Da una forma non definita, partendo dalla materia, si arriva al prodotto quasi finito. Dico “quasi” perché poi inseriamo animali, fiori, frutta, piume, tutto quello che esce dai cassetti delle signore.

Com’è nata la vostra collaborazione?

Marco: stavo lavorando ad un cortometraggio e un giorno sono andato insieme alla regista da “Aloe & Wolf”, la boutique vintage di Alessandra. Siamo subito entrati in sintonia, quindi mi propose di lavorare su alcuni abiti degli anni cinquanta. Dopo aver ideato una piccola linea di vestiti, ci siamo cimentati con i cappelli.

Dopo Cagliari, avete in programma altre mostre e/o eventi dedicati?

Alessandra: sì. Il nostro prossimo appuntamento è alla stazione Leopolda di Firenze con la fiera “Vintage Selection”. Inoltre, allestiremo un corner di “VeletteSospette” all’interno della mia boutique.

Come vi promuovete?

Alessandra: il nostro prossimo obiettivo, dopo l’apertura di un profilo Facebook, è quello di far conoscere le nostre velette anche all’estero, senza trascurare Milano, la capitale della moda. Ad un’unica condizione, però: continuare ad operare con la massima libertà creativa. Molto importanti per noi sono anche le fiere, durante le quali abbiamo potuto prendere contatti con i responsabili degli uffici stile e degli uffici stampa dei femminili più conosciuti. Inoltre, creeremo prossimamente un sito internet ad abbiamo un progetto ancora in fieri: una serie di mostre nelle boutique e gallerie in giro per il mondo!articolo VeletteSospette 3