articolo Segis ok 2Segis Spa,“azienda leader nella progettazione e produzione di sedute innovative e di alta qualità per l’industria contract”, nasce a Poggibonsi nel 1983. Oltre 9.000.000 il fatturato consolidato e 40 il numero dei dipendenti. Franco Dominici, il titolare, ci racconta come, grazie al background culturale dei designer, un tavolo e una sedia diventano oggetti con una storia. Come le è venuta l’idea di creare “Segis”? Dal 1957 al 1970 ho soggiornato in vari paesi europei in particolare in Inghilterra, dove ho iniziato le prime esperienze da imprenditore nel mondo della ristorazione e alberghiero.Sono rientrato in Italia negli anni ’70 e mi sono occupato di aziende di moda. Stando molto a contatto con designer, nei confronti dei quali ebbi una vera e propria folgorazione, decisi quindi di creare Segis con un unico obiettivo: lanciare sul mercato prodotti di design avanzato. articolo Segis ok 4Perché la decisione di rivolgersi al business to business e non al business to consumer? Provenendo dal settore alberghiero, conoscevo molto meglio le caratteristiche dei prodotti destinati a questo settore. Quello che mi affascina dei prodotti b2b non è solo la bellezza e l’ergonomia, ma anche la resistenza, la facilità di pulizia e la particolare predisposizione dei pieni e dei vuoti. Come si sono sviluppate le collaborazioni con i designer? Dalla fine degli anni 80 ho implementato le collaborazioni con designers di grido, quali Arch. Carlo Bartoli, che diviene poi anche il nostro Art Director, hanno anche collaborato il grande maestro Ettore Sottsass, Isao Hosoe, Matteo Thun, Giancarlo Piretti, George Sowden, Roberto Romanello, Odo Fioravanti, Archirivolto e tanti altri. E’ ovvio che l’obiettivo era quello di emulare o avvicinarsi più possibile alle grandi aziende di allora e di oggi. Avete contatti con università e istituti come Domus Academy, IED, e altri? Tramite dei progetti finanziati in parte dalla Regione Toscana, Segis fa parte del distretto Tecnologico Interni e Design, che coinvolge oltre le aziende anche l’Università di Siena, la Facoltà di Architettura di Calenzano e il Polo Tecnologico S.Anna di Pisa.Vi sentite anche un po’ dei talent scout? Sì, anche se sono molto critico nei confronti dei giovani di oggi: alcuni di loro credono di essere già arrivati appena gli metti in mano un lapis, senza sapere neanche come si arriva alla realizzazione di un prodotto e ai grossi investimenti che ci stanno dietro. Detto questo, non smetto mai di cercare nuovi talenti. Come Odo Fioravanti, che ha ideato“DragonFly”, una sedia con una caratteristica particolare: lo sbilanciamento di peso tra le gambe presenti nella parte anteriore del corpo e tutta la coda che è a sbalzo. Pensi che è nata dall’osservazione del corpo delle libellule! Come nasce un prodotto? Da una serie di input dati dal mercato, ma non commissioniamo ad istituti di ricerca nessun sondaggio. Il motivo è molto semplice: molto spesso sono i nostri clienti che si avvalgono di ricerche di mercato. Il nostro termometro principale sono le fiere di settore, come il Salone del Mobile di Milano e i report dei nostri agenti. articolo Segis ok 3Come si coniugano il comfort e l’ergonomia di un prodotto con la creatività di un designer? L’azienda boccia tutto ciò che non è fattibile. I nostri designer hanno un’esperienza tale che hanno ben in mente i calcoli strutturali di ogni singolo pezzo. Va bene la fantasia e il genio dell’inventore, ma questo non basta. Quali sono i vostri mercati di riferimento? Francia, Stati Uniti, Paesi Arabi, Australia, Germania: esportiamo il 90% dei nostri prodotti. Intercettare i bisogni di un cliente contract: qual’è l’approccio? Purtroppo il mercato è diventato molto difficile, quindi la buona reputazione non basta. Occorre far “parlare” il prodotto, che deve essere anche ben presentato. Affinché il cliente “abbocchi” occorre preparare una buona esca. Ha aperto anche uno show room a Milano! Ubicato in pieno centro,  a due passi da piazza San Babila, esprime il mio posizionamento. Il prodotto al quale è più affezionato. L’affetto lo nutro nei confronti di “Breeze” design Bartoli Design, una sedia che ha letteralmente anticipato i tempi. Ne ho prodotti ben 2.000.000 di pezzi ed è stata copiata in tre continenti. E’ ecologica al 100% e completamente riciclabile. “Breeze”, che non produce emissioni, lo considero un prodotto pionieristico: venticinque anni fa temi come il rispetto dell’ambiente e il riciclo non erano all’attenzione dei media come oggi. Siamo state una delle prime aziende ad imporre sul mercato un prodotto di questo tipo. Le avrà dato soddisfazioni anche la sedia “Uno”, che nel 2008 ha vinto il compasso d’oro. Certo, la “Uno” ha una struttura interna che garantisce rigidità e resistenza ed è dotata di una pelle esterna che offre durabilità e piacevolezza al tatto. Oltre al Compasso d’Oro siamo stati gratificati anche da molti premi e riconoscimenti, cito tra i più importanti: nel 2000 Breeze è uno dei prodotti che rappresentanto il Design Italiano nella prima emissione filatelica dedicata all’argomento dalla Poste Italiane, almeno una quindicina di prodotti selezionati dall’ADI Design Index e prodotti selezionati nella collezione permanente “Coffe Design” della Triennale di Milano come ad esempio Breeze, Pacific e Dragonfly.   Il prodotto che, invece, l’ha stupita di più. E’ nato da una scommessa. Desideravo dare vita ad una nuova collezione di imbottiti per il contract, che ho chiamato “Alphabet”: una sfida molto difficile, in quanto la gestione degli spazi è molto diversa rispetto a quella dell’ambiente domestico. Nel contract, infatti, l’oggetto non deve essere né troppo invasivo, né avere dimensioni troppo ridotte. Difficile, quindi, trovare la giusta via di mezzo. Inoltre, il rivestimento non deve far sprofondare ma deve essere sempre “in tiro”, come se fosse stato appena stirato. Capitolo designer-star: ad oggi, con chi intraprenderebbe una collaborazione? Sono molti i giovani ed i meno giovani con i quali vorrei collaborare per nuovi progetti ed idee, fra i meno giovani cito Philippe Starck, fra i giovani Patricia Urquiola, Odo fioravanti

Quali sono le direttrici strategiche nel lungo periodo? Oltre ad ampliare le nostre collezioni, desideriamo esplorare nuovi settori come l’outdoor e l’arredo urbano. Se dovesse definire la sua azienda con tre parole? Difficile, quasi impossibile ma fantastica.