Un intervento della giornalista Laura Naka Antonelli del 28 gennaio scorso sul Wall Street journal Italia riporta una citazione di Gian Maria Fara, presidente di Eurispes secondo cui l’Italia è preda dell’invidia e bloccata dalla “sindrome del Palio di Siena”. Si legge: ‘Un vero e proprio vizio,  anzi una sindrome. E’ l’invidia, male tutto italiano, che blocca il paese, impedendogli di crescere, e di trasformare la potenza in energia. “L’Italia è infatti rallentata da una diffusa e radicata sindrome del Palio di Siena la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona”. Questo vizio è “un vero e proprio spreco di potenza, una filosofia del contro invece che del per“. Diciamo che iniziamo abbastanza male se veniamo presi da esempio per un qualcosa che blocca invece di crescere. Proprio in un momento in cui sembra esserci ripresa, così ci dicono, proprio quando è necessario dare ottimismo e segnali positivi, questa visione estrapolata e utilizzata fuori contesto, ci affossa un tantino. Eppure invece si muove, il tutto. Bene o male. Nonostante i soliti ‘distruttori’ nonostante la realtà ancora abbastanza grigia, diciamo non più proprio nera, nonostante tutto.. di qui e di là si sta cercando di trovare nuovi modelli perché il territorio e così il nostro paese, si riprenda e cerchi di essere all’altezza di quelle tante eccellenze che fanno davvero la differenza nel mondo. Quel famoso made in italy, che noi potremmo riportare ad un made in tuscany, o made in Siena che davvero fa la differenza. A dispetto di tutto, filmati, citazioni, luoghi comuni, regine e rifiuti a compleanni vari, le nostre terre di Siena continuano a fare grande una regione, perché il mondo intero ne decreta la bellezza, la storia, la cultura e le peculiarità, le sue eccellenze, le sue potenzialità. Ora, sindrome e non sindrome, eppur qualcosa si muove. Giovani che vogliono tornare o venire qua per partire, investitori che tra mille fatiche  e peripezie nonostante tutto continuano a sceglierci. Portano idee, arrivano soldi e voglia di fare… abbiamo tutto, in grande e delle nostre beghe sembra non interessare a nessuno in fin dei conti, quasi i grandi problemi che davvero abbiamo, facessero solo parte di quel folclore e di quella tipicità che ancor di più rende unica questa terra… ma come recitava in un post su FB di qualche giorno fa il Vice Sindaco Fulvio Mancuso al tramonto dell’ennesimo evento in città “Il ‪#‎cambiamento a ‪#‎siena significa attuare un modello di cooperazione e collaborazione che è fonte di successo e di ‪#‎attrattività. È finito e deve finire il tempo delle ‪#‎bandierine e dell’egoismo politico, istituzionale o associativo. Questa è una lezione della città per la città e per il territorio. ‪#‎unitisivince, divisi si va ramenghi. Anzi vincono gli altri. E se qualcuno ha ancora dei dubbi, si guardi intorno.” Ecco, oltre alla sindrome da Palio, un incitamento a condividere, fare insieme e cooperare.. vediamo se di necessità virtù, se i segnali e i nuovi stimoli da fuori, le ricchezze che abbiamo e le potenzialità riusciranno ad avere la meglio e riusciranno ad attirare per far rimanere e non a mandare via, in una città a volte troppo assorta nei suoi fasti, passati, su alcuni personaggi, sempre i soliti matusa o eredità varie e spicciole, e poco attenta a quanto potrebbe fare per sé e per i suoi concittadini. In questo numero vi proponiamo alcune cose… vediamo se ci faranno riflettere. E mentre il nostro mondo del palio fa il suo… la città va avanti. Non facciamo confusione e diamoci da fare…!