In cosa consiste la tua testimonianza al convegno?

“Vivo qui a Siena e ho collaborato con Juri Gorelli per realizzare la mia tesi, che parla proprio della Morte Cardiaca Improvvisa e al convegno esporrò i risultati ricavati dall’analisi dei dati. Ho svolto il mio internato di tesi nelle scuole superiori senesi (8 su 10 hanno accettato di collaborare) e attraverso la somministrazione di un questionario strutturato ad hoc ai ragazzi delle classi quarte ho voluto verificare le conoscenze dei giovani sulla Morte Cardiaca Improvvisa e sulla sua gestione. Tra gli obiettivi del mio studio c’era anche la formazione degli studenti, che avrebbe eseguito Juri Gorelli con la sua Associazione, e un questionario post-formazione per valutare la differenza delle conoscenze rispetto a prima ma per questioni di tempo non sono riuscita a realizzare la formazione in tempi utili per portare i risultati al convegno e successivamente alla Laurea, ma Juri e la sua Associazione hanno già iniziato a formare i ragazzi delle scuole, partendo dall’Istituto Professionale Giovanni Marconi, a cui è stato donato anche un defibrillatore.

I progetti ‘defibrillatori’: cosa ne pensi?

Il defibrillatore è uno strumento semplicissimo da usare, quanto importante; e quando si parla di Morte Cardiaca Improvvisa sappiamo che dobbiamo lottare contro il tempo per vincere. Abbiamo a disposizione meno di 5 minuti, dopo di che iniziano le prime lesioni cerebrali causate dalla mancanza di ossigeno (anossia) all’encefalo e in 15 minuti avviene il decesso. Penso che per quanto tempestivi possano essere i soccorsi non è possibile pensare che arrivino in ogni luogo in meno di 5 minuti, quindi risulta indispensabile non solo formare la popolazione all’uso del defibrillatore ma sensibilizzare le persone, creare una cultura volta alla defibrillazione precoce altrimenti la paura sarà sempre più forte della consapevolezza che con pochi gesti possiamo salvare uno sconosciuto, il nostro vicino di casa, un nostro parente. La sopravvivenza aumenta del 75-80% se ognuno di noi mette in atto SUBITO le manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizza il defibrillatore per soccorrere una persona in arresto cardiocircolatorio.

Come vedi il coordinamento con progetti analoghi?

Credo che “l’unione fa la forza” e in questo caso ancora di più. Si tratta di collaborare per un unico obiettivo: la vita, bisogna essere uniti e aiutarci per aiutare nel miglior modo possibile. E da laureanda, il coinvolgimento di ‘non addetti ai lavori’, lo trovi di facile attuazione? Non sarebbe difficile di per sè, il dispositivo è molto facile da utilizzare e le manovre rianimatorie da “ricordarsi” sono davvero poche. Il defibrillatore da quando viene acceso inizia a parlare quindi aiuta a far tornare alla mente le nozioni apprese durante il corso di abilitazione ma mi rendo conto che i “laici” siano frenati dalla paura di sbagliare, dalla percezione che la situazione può essere più grande di loro, a volte anche dal timore di ripercussioni legali. Ma formarsi serve a diminuire se non eliminare queste paure e rimanere “al passo” con l’abilitazione, cioè fare il retraining ogni due anni, aiuta, essendo anche occasione per fare un ripasso.

Secondo te quali i  sono i traguardi raggiunti? Verso quali altri obbiettivi? I traguardi raggiunti sono ottimi, in un anno sono stati installati molti defibrillatori nei vari comuni della provincia di Siena (Taverne d’Arbia, Arbia, Murlo, Castelnuovo Berardenga…) nei supermercati, nelle contrade, nelle società sportive e sono state formate molte persone. Ma ancora siamo agli inizi, è poco che le associazioni si sono attivate in questa direzione e ancora una buona fetta di popolazione non è stata coinvolta. Spero che continui la formazione nelle scuole e spero che si attivi di più la città di Siena, con l’installazione di defibrillatori in tutto il comune e la formazione dei cittadini.