Bianco o nero. Sempre. Mai una volta che a Siena si possano valuta le cose usando le sfumature di grigio.

Anche per le opere di Clet a ben vedere è stato così.

Certo, la forza di Clet è stata, almeno fino ad oggi, nella sua trasgressione. Nel violare le regole, in qualche modo.

Quando, come questa volta, non infrange nessuna regola, ma anzi appare agevolata, e diventa “politicamente corretta” perdendo la trasgressività forse si fatica a vedere l’estro che comunque c’è.

Certo, se dovessimo giudicare l’arte soltanto per il rapporto che gli artisti hanno intrattenuto con il potere della loro epoca, quanti musei oggi sarebbero spogli?

Francamente come non considerare esagerazioni, quelle di ritenere che gli interventi abbiano tolto dignità ai Palazzi coinvolti? Esagerazioni anche quelle di ritenere che a loro modo le operazioni di Clet rappresentino lo spirito della città.

Forse, a loro modo, le operazioni di Clet,  essendo arte, comunque,  semplicemente, ad alcuni possono rendere l’animo più pesante e ad altri più leggero.

Nulla di più. In fondo, se un’opera/operazione artistica fa discutere il suo obiettivo in qualche modo l’ha raggiunto.

Vi sembra poco?