A Siena la debolezza presunta di Palazzo civico ha messo l’opposizione in gran fermento. Tutti lo dicono, tutti lo affermano. Qualcuno parla persino di grandi manovre in atto destinate a creare schieramenti più ampi. E’ davvero così?

 

Certo, con il processo di rilancio nazionale di Forza Italia si assiste anche a Siena a processi per creare unità e coordinamento tra i seguaci di Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini con le inevitabili ripercussioni di restringimento del  nuovo centrodestra di ispirazione alfaniana che, anche a Roma, fatica nel ricavarsi uno spazio di evidenza e identità ideologica.

A ben guardare si possono intravedere anche progetti silenziosi, per ora di testimonianza, di ambienti di ispirazione cattolica che potrebbero proporsi un domani per andare ad affrontare e rafforzare percorsi politici futuri di liste civiche moderate.

L’impressione però è che ciò che si può attribuire davvero al centrodestra in quanto tale si fermi più o meno qui.

Non che non ci siano altri sommovimenti nell’opposizione che non sia né di origine Grillina né di Sinistra. Anzi a ben vedere le manovre più consistenti sono proprio quelle di altri soggetti come ad esempio Nero su Bianco, dell’area socialista, in alcune liste civiche. Ma probabilmente la molla non è la riorganizzazione dell’opposizione quanto invece  i processi evolutivi di scomposizione e ricomposizione del Pd e la necessità di riposizionarsi rispetto ai tempi  senesi di un dopo Valentini che in molti predicano, ma nessuno prende l’iniziativa di determinare. Basta guardare alle attenzioni suscitate dal confronto Scaramelli-Piccini che ha avuto un uditorio folto e variegato e ha pronunciato una serie di giudizi trancianti, ma che dubitiamo portino a breve a sfoghi concreti sul piano amministrativo.

Insomma, quello che non si vede è un progetto nell’opposizione di centrodestra che punti davvero alla vittoria. Non c’è traccia di qualcosa di analogo al tentativo che portò alla  “quasi vittoria” di Eugenio Neri. Un tentativo che non era soltanto fondato sull’unità massima possibile dell’opposizione di centrodestra ma anche su una risposta alla questione di dare uno sbocco politico coerente alle contraddizioni che già allora si erano aperte nel centrosinistra e in particolare nel Pd.  Nulla di simile al momento si intravede, tanto è vero che ormai da più parti si dà, frettolosamente e per scontato, la non ripetibilità della candidatura stessa di Eugenio Neri.

In questo quadro è assai più probabile che una parte delle grandi manovre in atto rappresentino le modalità con cui pezzi importanti di opposizione cerchino un  percorso per un “confronto” con un centrosinistra sempre più di centro, sempre più svincolato dal collegamento con una casa-partito che stenta a parlare con una voce unica e che prova lentamente a riorganizzare quadri e struttura in uno scenario politico toscano ostile giacché la federazione regionale sembra pronta a suggerire piani di aggregazione strutturale interprovinciali.

Può  essere che le grandi manovre nell’opposizione,  ancora una volta più che dall’opposizione stessa  siano mosse da forze di maggioranza? E’ il dubbio che chi osserva sente come più vicino.

Chissà che l’obbiettivo di alcune grandi manovre non sia quello di trovare spazi per un’operazione di lista civica ma questa volta sulla sponda del centrosinistra? Solo una volta nell’età repubblicana il partito egemone della sinistra rinunciò al proprio simbolo per il “campanone” ed anche allora la città doveva digerire alcune ruggini successive a un commissariamento. Tra i risultati ci fu quello di consegnare la città alla guida futura di un consistente numero di sindaci socialisti.

Certo è che sembrano (ri)aprirsi diversi forni e potrebbe anche accadere che il pane non cuocia e invece si bruci il fornaio. In fondo è uno degli esiti possibili del “trasversalismo”. Il cuoco sa bene che quando abbonda in ingredienti serve attenzione e tecnica per legarli in qualcosa di composito e gradevole.

L’altro pensiero è che in un momento in cui latita la cultura e la formazione politica e per molti personaggi candidabili rimane quantomeno da verificare il vero spirito di impegno a favore del bene collettivo, si possa giungere a un “ribaltone”. Ebbene sì, mentre in tanti già pensano di “fare la pentola” vincente senza neanche bisogno di legarsi a un organismo partitico veramente rappresentativo, potrebbe succedere che i Cinque Stelle riescano anche a Siena a fare “il coperchio”. Del resto siamo ben lontani da un sistema politico bipolare.