Diritto alla salute, soccorso, prevenzione, assistenza, ricerca, professionalità, responsabilità, territorio. Ciascuno di questi termini è ad alta frequenza di utilizzo quando si parla di sanità. Il tema nel suo insieme è con la Scuola un parametro di riferimento primario nella valutazione della soglia di benessere di una comunità. Che rappresenti oltre i due terzi del bilancio di ciascuna regione lo rende attenzionabile di interessi e controlli statali; che di questi tempi sono cresciuti a dismisura creando frizioni che non di rado si ripercuotono sui cittadini. La presenza nel nostro capoluogo di una vera e propria cittadella ospedaliera porta a massimizzare l’aspettativa di risultati nonostante un territorio grande e frammentato che richiede attenzione allo scopo di garantire a tutti la fruizione di servizi.

La recente assunzione da parte di Stefano Scaramelli della presidenza della terza commissione regionale, preposta a Sanità e Politiche sociali, induce a credere che, almeno in questo comparto, la voce del territorio sarà udita laddove le risorse verranno impegnate, tuttavia crescono i casi per i quali le amministrazioni sanitarie si ritrovano oggetto di pretese risarcitorie e accuse di malasanità.

“Crescono, ma non quanto in altre realtà – ci dice Roberto Monaco, presidente dell’Ordine dei Medici -. Molte volte esse dipendono dal fatto che a un decesso improvviso – perché di questo in genere parliamo – segue un’assenza di spiegazioni e della necessaria empatia. Il termine del ‘fine vita’ è argomento complesso che tratteremo presto in un convegno; l’accettazione da parte dei congiunti è sempre difficile e spesso quelle ritardate sono causa di controversie. Su questo, il nostro Ordine ha saputo assumere una posizione attiva, rendersi presente per spiegare e, talvolta, anche chiedere scusa. Questa è un’attività difficile, ma che sta dando i suoi frutti ed in un certo senso mi rende orgoglioso dell’incarico che rivesto”.

Il dottor Monaco, oltre tale incarico che l’ha reso fino a qualche tempo fa il più giovane tra i presidenti dell’Ordine dei Medici, ha anche una funzione che lo porta in prima linea. Dal 2012 è il responsabile del servizio 118.

  • E’ un bel punto di vista per dirci se Siena è una città in salute. Che ne pensa?

“Siena è una città in salute. C’è una buona gestione del territorio grazie ai medici generici. Così come i protocolli condivisi permettono una corretta integrazione tra l’ospedale e il medesimo territorio. Il livello di hospice è buono ma contribuiremo a renderlo migliore perché tutto è migliorabile soprattutto in medicina. Il livello di appropriatezza è in linea coi criteri di risparmio e stiamo portando avanti una cultura della defibrillazione”.

  • Già il Progetto cuore. In Italia muoiono 1,4 persone ogni minuto e la quasi totalità di queste morti vengono per semplificazione attribuite a un arresto cardiaco. Che incidenza potrà avere nella nostra provincia?

“Beh, il discorso va visto da più angolazioni con la specifica che questa patologia, direttamente riconoscibile, in Italia ricorre al ritmo di una ogni otto minuti. Innanzitutto esso rappresenta un punto fermo di quella che si chiama cultura della formazione della solidarietà. Con le strumentazioni di cui disponiamo oggi è veramente ampio il numero delle persone che possono operare con il defibrillatore che è in grado di compiere un’autodiagnosi e sollevare chi pratica la manualità da responsabilità. In secondo luogo, va tenuto conto che quando si verifica un arresto cardiaco ogni minuto che passa c’è una perdita del 10 per cento della funzionalità, quindi dopo dieci minuti si ha l’impossibilità di rianimare il paziente o danni rilevanti alla sua integrità. Qui sta l’importanza del progetto che nel Senese potrà rappresentare una cinquantina di salvataggi ogni anno”.

  • Tende a manifestarci una situazione di forte soddisfazione in ambito sanitario. Ma non ci sono problemi?

“Ci sono frizioni fra medici e struttura quanto all’applicazione delle direttive di risparmio. La burocrazia è importante per la sopravvivenza del comparto, ma non può indossare il camice e regolare tutte le situazioni. Per esempio, il medico per andare incontro ai bisogni del cittadino deve poter liberamente prescrivere alcuni esami senza che per questo scatti qualche procedura che gli faccia temere di andare incontro a sanzioni pecuniarie per presunta inappropriatezza della richiesta. Il concetto del risparmio è giusto e necessario ma non può essere esplicato al momento in cui viene richiesta la prestazione, esso deve puntare ad un’ottica futura alla prevenzione. Per le stesse ragioni, come Ordine, sento di dover esprimere insoddisfazione per la limitatezza di fondi dedicati alla ricerca sanitaria. Alcuni dei risparmi oggi realizzati dovrebbero essere destinati alla ricerca”.

  • In Sanità oramai c’è una sfilza di protocolli medici, cioè percorsi che gestiscono ogni passaggio dalla manifestazione della patologia alla sua guarigione. Travalicarli comporta responsabilità. Questa è la fine della visione olistica della medicina?

“I protocolli sono utili. Sono linee guida per i medici che ci consentono di perseguire la salute dei cittadini in un’area vasta. Essi hanno la funzione di ricondurre il paziente giusto nel momento giusto e nel posto giusto. Se poi si riferiva all’aziendalizzazione della medicina, su questo posso convenire. Per andare incontro ai bisogni dei cittadini serve più sanità e meno azienda. Anzi, su quest’aspetto il consiglio dell’Ordine, varato un anno fa, crede fortemente che queste tematiche vadano trattate realizzando un’alleanza strategica con la cittadinanza. Ricominceremo presto ad avere incontri con le associazioni dei cittadini e dei pazienti. La salute la fa il medico e ne usufruisce il cittadino. Realizzando i bisogni dell’una e dell’altra categoria saremmo in grado di ottenere risultati laddove la politica si è mostrata non del tutto recettiva”.

  • In questo senso lei sembra credere molto nei convegni. Sono utili?

“Sì, sono uno strumento importante. Servono a contribuire alla formazione continua, ma servono anche trattare aspetti di rilevanza etica che ci appartengono. Parlavamo del ‘fine vita’… Pensando alla vicenda Englaro trovo inconcepibile che la decisione ultima sia spettata al giudice e quindi è necessario che i medici discutano e crescano sul senso della responsabilità medica. I convegni poi servono a gettare ponti fra professionisti della sanità e la popolazione. Per esempio ne abbiamo uno in programma, organizzato assieme all’Ordine dei Giornalisti, a dicembre sulle vaccinazioni. Su di esse si è detto di tutto e non vorrei che la cittadinanza si sia fatta un’impressione sbagliata grazie a una comunicazione un po’ sensazionalizzata. Le vaccinazioni sono utili. Indispensabili assolutamente se si fa riferimento al rapporto costo-beneficio”.

  • Quindi, per concludere, non è che basta una mela al giorno per fare a meno dei medici?

“Ah, ah. Guardi mettiamola così. Una corretta alimentazione è fondamentale ed aiuta il medico a intervenire meglio. La si deve però associare ad un’attività fisica costante. Questi sono aspetti fondamentali per autotutelare il proprio organismo e dover ricorrere al medico il meno possibile”.