Un nuovo corso. Eredità e progetti? ”Più che un nuovo corso, una continuità: non è solo un impegno, dopo due rettori così autorevoli e capaci, è anche un augurio… L’Università per Stranieri ha un bilancio sano (cosa rara in un sistema universitario duramente ferito dai tagli), studenti in aumento (in controtendenza rispetto ai dati nazionali), radici nel territorio e slancio internazionale. Questa è la sua eredità. I progetti devono rispettare le ragioni di questo successo e farle crescere nei nuovi contesti, spesso difficili.”  Cosa crede sia cambiato e cosa cambierà in quest’ultimo anno? “Speriamo di aver toccato il fondo della crisi economica, e di essere in risalita: a Siena, in Italia, nel mondo. E speriamo che la crisi ci abbia insegnato a essere più umili e a contare sul lavoro concreto, quello che si fa ogni giorno dove ci si trova a operare. Unistrasi ha saputo gestire bene le sfide di questo anno, e ha le risorse per lavorare in modo umile e concreto. Progetti, relazioni, Siena e il Mondo: come vede le sue prossime mosse? “Unistrasi ha due anime: un’anima nel territorio, legata a Siena e alla Toscana, e un’anima cosmopolita, internazionale. Tenerle unite è già una scommessa. E tuttavia sono convinto che Siena e la Toscana abbiano bisogno del Mondo: di una prospettiva spregiudicata e innovativa. E sono convinto che Siena e la Toscana abbiano molto da dire a livello internazionale: la forza di una tradizione secolare, certo, ma anche un modello di vita in equilibrio tra modernità e radici, un modello non disposto ad arrendersi passivamente all’omologazione delle società globalizzate. Per difendere questa duplicità, punteremo sulle istituzioni cittadine e regionali, per collaborare a progetti e iniziative, per dialogare; e punteremo sulle relazioni con il resto del mondo, per dare e ricevere ricchezza umana, culturale e, anche, economica.Obbiettivi: un percorso da tracciare, insieme a chi? “Un ateneo è un insieme complesso di persone: studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo. Innanzitutto con questi stiamo tracciando i prossimi obiettivi, mirando alla qualità dei nostri corsi di laurea e delle altre attività che ci caratterizzano. Ma accanto a questi interlocutori interni ci sono gli altri attori del dialogo, a Siena e nel mondo. E il dialogo deve essere libero e aperto: il più possibile. Su cosa focalizzerà la sua attenzione in questo primo periodo e quali traguardi a medio e lungo periodo? Abbiamo due emergenze, legate al successo. Il grande aumento di studenti ci chiede di trovare nuovi spazi per la didattica e per le altre attività universitarie, e ci chiede di aumentare il numero dei docenti e il personale tecnico-amministrativo. Stiamo già lavorando in questa direzione, ma non è facile reperire risorse e muoversi in un sistema universitario irrigidito da norme spesso non funzionali e penalizzanti. I traguardi più lontani sono scontati: garantire un alto livello di qualità alla didattica e alla ricerca senza dover restringere l’accesso all’Ateneo, senza cioè dover porre limiti al numero degli iscritti. Io credo nell’università di massa, nell’università per tutti. Ma deve essere di qualità, se no è una sconfitta. Quali le immediate iniziative? “Trovare nuovi spazi, innanzitutto. E poi daremo la laurea honoris causa a un personaggio internazionale di primo piano: un politico di alta statura culturale. Speriamo di poterlo fare presto, e di rafforzare il legame fra Siena (e la Toscana) e l’Europa.” Gli studenti da tutto il mondo: quale scambio e quale ricchezza intrinseca? “La nostra si chiama Università per Stranieri, ma la maggior parte degli iscritti è italiana. Diciamo allora che da noi anche gli italiani sono stranieri; sono cioè messi nella migliore condizione per capire la realtà e accoglierla senza pregiudizi: la condizione dello straniero. D’altra parte la nostra sfida è questa: far sentire tutti stranieri, cioè aperti alla conoscenza e all’esperienza, e far sentire a casa chi non è di Siena, rafforzando la cultura dell’accoglienza. Questo scambio e questa dialettica alla fine arricchiscono tutti. Ne sono convinto, ne siamo convinti.”