Uno dei compiti del giornalismo, forse il più arduo e meno frequente, è quello di fare domande, specie quelle scomode. L’addio di Profumo come Presidente Mps. Quale il bilancio della sua presidenza? Cosa dovrà fare il prossimo Presidente Mps? Due semplici domande, forse scomode ed imbarazzanti per alcuni, che abbiamo rivolto ad alcuni protagonisti istituzionali della città che hanno cortesemente risposto (non tutti per la verità appunto…). La presidenza Profumo passerà alla storia come un mandato difficilissimo in un momento delicatissimo per la banca e la città. Un’azione, la sua, condivisa, almeno finora, ma anche contestata. In primis dai sindacati che con il suddetto non hanno avuto rapporti idilliaci specie con la Fisac Cgil. Abbiamo posto le due domande a Federico Di Marcello, Segretario generale della FISAC di Siena. “Per quanto riguarda la prima domanda – esordisce Di Marcello – Ciò che la Fisac di Siena pensa dell’operato della Banca Mps negli anni della Presidenza Profumo non è una novità. La Fisac in questi anni ha denunciato in ogni modo il precipitare delle relazioni sindacali nel Monte e di come i lavoratori della banca siano stati testimoni e vittime della mancanza di progettualità industriale. Anche il clima aziendale ha subito notevoli peggioramenti in questi anni: basti pensare alle difficili condizioni in cui i Lavoratori si sono trovati a operare in questi anni in cui Mps è stato più volte nell’occhio del ciclone mediatico, spesso anche per convenienze strumentali ed elettorali, ma che comunque non hanno ricevuto il dovuto sostegno da parte della dirigenza. Nell’ultimo anno si sono riscontrati i primi accenni di miglioramento delle relazioni industriali. L’azienda sembra si stia accorgendo che un clima sereno è strumento essenziale di quei risultati che chiede in maniera ossessiva. Alcuni accordi firmati nell’ultimo periodo aprono a ipotesi di contrattazione integrativa e c’è da sperare che sia davvero così perché non è più rimandabile il confronto su queste tematiche”. Per quanto riguarda “la seconda domanda – conclude Di Marcello – auspichiamo che la nuova presidenza corrisponda ad un radicale cambio di passo, al ritorno al pieno rispetto dei lavoratori ed al ripristino di relazioni sindacali. Siamo convinti che il rilancio della banca debba passare obbligatoriamente dal pieno riconoscimento dei diritti di coloro che per la stessa banca e per il suo stesso rilancio lavorano ogni giorno”.

Dal Sindacato a Confindustria, L’analisi di Paolo Campinoti, presidente della delegazione di Siena – Confindustria Toscana Sud: “Il presidente Profumo si è ritrovato a gestire la banca Monte dei Paschi in quello che è stato probabilmente il momento più difficile della sua storia e che ha coinciso con una stagione particolarmente critica e difficile per l’intera economia e per tutto il Paese. Il Presidente e l’ad Fabrizio Viola hanno portato avanti il necessario piano di risanamento e le ultime informazioni diffuse sull’andamento della Banca sembrano dimostrare che questo stia avendo successo, riuscendo a ricreare una condizione di equilibrio e dando a Mps la possibilità di tornare a competere alla pari con gli altri istituti di credito. L’ultimo successo importante della gestione Profumo è stato ottenuto con la positiva conclusione dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro che ha permesso alla Banca di rimborsare integralmente i Monti bond e gli elevati interessi pagati, e di raggiungere un livello di patrimonializzazione tale da farle incassare una nuova fiducia da parte della Bce» 2. Cosa deve fare il prossimo presidente Mps? “Innanzitutto proseguire nell’azione di risanamento, ristrutturazione e riorganizzazione avviata. Sarà ancora forte l’attenzione da parte degli organi di vigilanza e questo renderà molto stretta la strada per il mantenimento dell’autonomia della Banca – risponde Campinoti -. Certamente auspichiamo tutti che la Banca sia in condizione di rimanere autonoma o che almeno, in caso di fusione, a Siena rimanga una direzione forte e dotata di ampia autonomia”.

Da Confindustria, infine, alla Politica. Si è discusso a lungo, ed ancora lo si farà, se sia possibile separare banca e politica. Marco Falorni, Consigliere di minoranza, di Impegno per Siena, afferma: “La presidenza profumo è stata complessivamente negativa, ma a suo modo coerente. Lui lo disse subito, alla Festa dell’unità, che i senesi dovevano abituarsi a considerare il monte dei paschi non più di Siena, e lo applaudirono pure…. Sulla seconda domanda…Il nuovo presidente probabilmente mancherà di un requisito essenziale, l’essere senese. Finché il monte lo hanno governato i senesi, la banca è cresciuta, poi si è visto il seguito. Detto questo, mi auguro almeno che venga mantenuta a Siena la sede della direzione generale (e ricordo che su apposito ordine del giorno in tal senso, presentato da me in consiglio, il Pd si astenne), e inoltre che sia tutelata l’occupazione, anche dei senesi sparsi per il mondo, e mantenuto nei limiti del possibile l’apporto all’indotto per dare ossigeno all’economia senese”. Maurizio Montigiani, Responsabile economico della Lega Nord di Siena, va giù duro: “Tononi lo scelgono proprio per non fare nulla – esordisce – Profumo? Beh, premetto che il processo Alexandria riparte a Milano il 12 ottobre con pullman da Siena ed oltre 300 parti civili da tutta Italia, comunque Profumo lascia la banca messa molto peggio (checchè se ne scriva) di quando è arrivato ad aprile 2012 con più sofferenze di allora. Le filiali erano 3200 (Antonveneta compresa) ora 450 chiuse e poi altre 350 in chiusura e torneremo alle 1800 che avevamo con Banca Toscana, i dipendenti da 31mila sono 24-600, 1064 esternalizzati, gli altri prepensionati. Cosa deve fare il futuro Presidente? Ho già risposto, comunque era sottosegretario di Padoa Schioppa nel 2007-08 all’acquisto di Antonveneta, il Presidente dovrà curare la causa penale nei confronti ex vertici, dimostrando azioni tese a recuperare le maximulte comminate da Consob e Bankitalia. Poi non ci sono nè partner nè fusioni in vista”.

Pierluigi Piccini, ex Sindaco di Siena afferma: “Sul Bilancio presidenza…ho scritto così  tanto su Profumo che non ho proprio voglia di continuare. Comunque potrei ripeterle la domanda che ho posto nell’ultimo articolo che ho scritto: non è per caso che Profumo ha vissuto l’uscita dal Monte come una liberazione dal suo stesso operato? Su cosa debba fare il prossimo presidente Mps è difficile rispondere a questa domanda sono molti gli elementi non a nostra conoscenza, bisognerebbe essere dei maghi. A Siena degli Houdini ce ne sono e anche molto capaci: i dirigenti del Pd che hanno fatto sparire la Banca. Ma torniamo alla domanda, la risposta potrebbe venire se fosse consegnato al mercato tutto il carteggio che il Monte ha tenuto con la Bce che, insieme al bilancio, costituirebbe una buona base di partenza per formulare delle ipotesi. Il solito metodo che si utilizza in questi casi: documenti, numeri, analisi, il resto sono parole in libertà da parte di chiunque le adoperi. Ne abbiamo avuto un buon esempio con le ultimissime dichiarazioni del sindaco Valentini. Una cosa la possiamo comunque dire che il presidente che verrà, ottimo manager, non ha nel suo curriculum esperienze di gestione di una banca commerciale. Dovremmo, in mancanza di dati certi, aspettare e dalla formulazione del nuovo piano industriale potremo capire come e dove la Banca navigherà per raggiungere quali porti sperando che non sbatta in qualche scoglio, magari del passato”.

Pietro Staderini, consigliere comunale di minoranza, afferma: “Non posso permettermi valutazioni in merito l’operato del Presidente dimissionario del terzo gruppo bancario italiano, che, tra l’altro, ha lasciato la Banca registrando un utile nell’ultima semestrale, dopo aver collezionato trimestrali da brivido. Quello che posso però valutare, sono gli effetti e ricadute sul territorio delle scelte fatte dalla Banca. Nel corso di questi tre anni, ricorderemo con estremo rammarico la rimodulazione del limite del 4% per la partecipazione dell’azionario in Banca Monte dei Paschi. Dal nuovo Presidente cosa mi aspetto? Una nuova fase che veda gli interessi della Banca, Spa, riavvicinarsi alla città e camminare di pari passo con i territori di riferimento della Banca stessa. Una nuova fase fatta di maggiori relazioni e maggior coinvolgimento dei ruoli istituzionali e delle persone, ognuno nel proprio e nella piena autonomia. Mi auguro che il nuovo Presidente trovi le soluzioni idonee, di concerto con gli attuali organi di vigilanza, affinché la Banca Monte dei Paschi possa continuare nell’azione di miglioramento dei propri aggregati patrimoniali e possa intraprendere nuovamente il percorso di terzo gruppo bancario italiano, non eliminando l’antico legame con il territorio senese da cui ha tratto origine, non continuando a far pagare alla città e ai dipendenti gli errori del passato”. Gianni Porcellotti, consigliere comunale del PD non entra nel merito delle domande, ma afferma: “Quando nel 2013 ho fatto il congresso cittadino per segretario Pd ho sempre detto che la politica doveva stare a distanza dalle questioni bancarie e  visti i risultati… la politica deve occuparsi di banca esclusivamente quando si deve tutelare l’occupazione e le professionalità nonché lo sviluppo del territorio e dell’economia locale, senza ingerenze e distanza della politica dalle scelte di gestione che sono competenza e responsabilità esclusiva del management”.