Partiamo da qui: in caldo sabato di ottobre in tanti hanno disertato un appuntamento della politica senese. Infatti, all’assemblea territoriale del Pd senese riunito per eleggere il nuovo segretario provinciale, dei 330 componenti (se non abbiamo letto male i numeri del sito internet) si sono presentati in 93. Non vogliamo assolutamente mettere in dubbio la correttezza e la legalità delle decisioni assunte (per altro quasi all’unanimità), quando invece evidenziare che delle due l’una: o l’appuntamento no era così importante come tutto lasciava presupporre oppure  la crisi del Pd è ancora più profonda e probabilmente viene da più lontano delle dimissioni stesse di Guicciardini.

A Siena il Pd è spaccato. Questa è la definizione più gettonata. Ma che vuol dire? Prima di tutto ci sono i Renziani, ma anche qui poi i distinguo sono all’ordine del giorno… della prima ora, della seconda, ecc. Poi ci sono gli ex margherita o Monaciani che dir si voglia. Poi ci sono gli ex Pd: i Ceccuzziani, i giovani Turchi e persino quelli di Spinelli (ex consigliere regionale non rieletto). Un viaggio dentro il Pd senese sarebbe davvero interessante.

Quello che è certo è che è finito il sistema che costituiva il cemento del potere e con esso il consenso aperto e diffuso di cui gli eredi del Pci e della Dc hanno goduto. Certo è che ognuna delle espressioni sopra richiamate non sono che la pallida ombra di cìò che erano non solo negli anni d’oro della prima repubblica ma anche semplicemente all’inizio di questo secolo. Di quello resta, nessuno è capace di farne la sintesi politica ma neppure di sostituirli con il nuovo. Sia dentro che fuori dal Pd. Infatti, se dentro vi fosse stata la possibilità di trovare una sintesi avrebbero fatto un congresso per legittimare un nuovo gruppo dirigente e non una segreteria di transizione. Mail nuovo gruppo dirigente non c’è e probabilmente nemmeno gli iscritti da chiamare a congresso. E comunque pare che non ci siano neppure i soldi per stipendi, spese e affitti arretrati.

La segretaria neo eletta si è presa una bella gatta da pelare. A prima vista sembrerebbe così. In realtà il suo compito, coadiuvata da una segreteria composta prima di tutto dagli eletti in Parlamento e in Consiglio regionale (un tempo si sarebbe detto dai notabili), probabilmente sarà quello di impedire che le lotte interne al Pd si scarichino sulle istituzioni o comunque di certificare chi facendolo si mette fuori dal Partito. Ausiliari del traffico o notai, a seconda dei casi. Ben poca cosa se paragonata all’obiettivo dichiarato di rilancio dell’azione politica del partito. Rilancio con quali energie e con quali risorse? Basterà rimboccarsi le maniche? Le prime prove comunque saranno quelle della scelta del nuovo presidente dell’assemblea e della composizione della segreteria. I distinguo sono già iniziati tra chi vuole un cambio di passo e chi rivendica un lavoro già iniziato. Chi vivrà vedrà. Di sicuro c’è che i venti elettorali sembrano  allontanarsi dalla città capoluogo.