Si è appena conclusa la quarta edizione del Premio per l’Ecologia Umana ideato e promosso da Abbazia di Spineto. Un messaggio di futuro sostenibile dove professionalità e globalità si sposano con le eccellenze del territorio. Chiediamo a Marilisa Cuccia che ha creato questo riconoscimento come inno all’uomo e al suo ambiente insieme a Franco Tagliapietra.

Cosa è il premio e perché è nato?

Il nostro, più che un premio, è da considerarsi un riconoscimento o, meglio ancora, un omaggio che offriamo ogni anno a Enti e persone che, nei rispettivi campi dell’Arte, della Scienza e dell’Etica, contribuiscono a stimolare un miglioramento del rapporto dell’uomo con l’Ambiente, a cambiare la sua prospettiva e le proporzioni dei valori, mettendo nel giusto ruolo l’ecologia umana, l’armonia con il contesto naturale che ci circonda e ci alimenta. Il premio è nato nel 2012 da un suggerimento del prof. Bruno d’Udine, scienziato evoluzionista, e un nostro successivo confronto d’idee con lui, con Valentino e Massimo Mercati rispettivamente fondatore e direttore generale di Aboca, tutti orientati ad una profonda cultura del rapporto dell’uomo con l’ambiente. L’iniziativa, sostenuta da Aboca, come main sponsor, è stata appoggiata con entusiasmo dal Comune di Sarteano, tanto più che il Sindaco Francesco Landi è di formazione Antropologo. Da quando abbiamo scoperto l’Abbazia di Spineto, 26 anni fa, giorno dopo giorno, ci sentiamo impegnati a custodire l’integrità di questo piccolo lembo di terra e del cielo che lo sovrasta; da qui il nome del premio: “Le terre e il cielo dell’Abbazia di Spineto” .

Qual è lo scopo di questo riconoscimento?

Divulgare la cultura del vero rapporto che deve avere l’uomo con l’ambiente e sensibilizzare il maggior numero di persone possibile a superare anche per la tutela dell’ambiente un atteggiamento del tipo “not in my back yard”. Teniamo molto a questa iniziativa perché con questo messaggio che viene da una piccola realtà, come la nostra, dall’uomo qualunque, e non dalle grandi istituzioni, vogliamo ricordare che ognuno nel suo “giardino” e nella sua “casa” deve sentirsi parte dell’ambiente che lo circonda e può, anzi deve, dare il suo contributo per migliorarlo e custodirlo per chi verrà dopo.

Quest’anno il premio è andato all’Università di Padova. Perché?

Un anno fa ho avuto l’occasione di visitare il Giardino Biodiversità dell’Orto Botanico di Padova, quando era stato inaugurato da pochi giorni e sono rimasta così colpita, emozionata, che subito ho pensato di offrire il Premio 2015 a questa straordinaria iniziativa. L’Università che ha creato il più antico Orto Botanico universitario del mondo nel 1545, con scopo di ricerca medica e farmacologica, si è aperta a nuovi orizzonti con un progetto altamente innovativo, e divulgativo che racconta il Pianeta, indagando il rapporto di coevoluzione tra il mondo vegetale e l’uomo, tra l’intelligenza vegetale e l’intelligenza dell’uomo; un’indagine che coinvolge anche emotivamente il visitatore e si spinge fino ad approfondire possibili condizioni di vita extra- terrestre. In occasione della premiazione il prof. Telmo Pievani biologo evoluzionista – anch’egli premiato insieme all’Università – ha tenuto una lectio magistralis sull’approccio scientifico e sul percorso divulgativo del “giardino della biodiversità”.

La valenza di Spineto come motore propulsivo delle sue attività e della zona?

Credo che un luogo come l’abbazia di Spineto, storicamente dedita alla cultura e al pensiero, possa ancora continuare, coerentemente, a dare il suo contributo per il richiamo di visitatori illustri e quindi anche l’arricchimento culturale di questo territorio che per la cultura ha vocazione e grandi risorse. Uno sprone alla corretta interazione tra uomo e ambiente ma anche un esempio di come il nostro territorio può essere vòlano per un incontro tra peculiarità, eccellenza e resto del mondo. Una specificità legata al buon vivere, al corretto equilibrio che sulle nostre terre da sempre è in atto e che l’uomo nel suo evolversi non ha mai voluto sradicare e modificare pur aprendosi a quei cambiamenti che il mondo bene o male arriva a imporre in ogni suo dove. E’ bello vedere tanto impegno con la speranza che lo sia per i giovani che dovranno ancor di più mediare tra tecnologia, tradizione, storia, futuro nuove frontiere e vecchi confini.