La mostra “Ricordanze. Il Conte Guido Chigi Saracini e le Arti” organizzata dall’Accademia Chigiana per ricordare il proprio fondatore a 50 anni dalla morte offre l’opportunità ai cittadini e a quei turisti invernali selezionati di conoscere più da vicino una figura chiave della Siena dello scorso secolo che molto ha fatto in termini di produzione culturale dell’arte e della musica. Guido Chigi nacque nel 1880 nei dintorni di Siena, a Marciano, in una villa che possedeva la famiglia di sua madre, Giulia Griccioli, esponente della nobiltà senese. In realtà fin da piccolo abitò nel Palazzo di Camollia per il quale avrebbe sempre dimostrato una predilezione, avendolo ereditato da quello che era considerato uno dei più illustri casati cittadini, quei Chigi che fin dai tempi di Agostino detto ”il Magnifico” avevano riempito, con le loro gesta, i libri di storia patria. Per la sua educazione scolastica i genitori scelsero uno dei più prestigiosi Istituti toscani: il Collegio fiorentino “Alla Querce” retto dai Padri Barnabiti che lo indirizzarono successivamente al Conservatorio “Luigi Cherubini” dove studiò Composizione. Nel 1905 Guido si sposò a Milano con il soprano Bianca Kaschmann, figlia di Giuseppe: il grande baritono austriaco-croato conosciuto in tutto il mondo. Il matrimonio fu peraltro funzionale a consolidare tutti quei rapporti e quei contatti che sarebbero stati congeniali per la fondazione dell’Accademia Musicale Chigiana, nel 1932. Gratificato dal successo del Quartetto senese creato dal violinista Rinaldo Franci, costituì il Quintetto senese per archi e pianoforte che ebbe come primo violino Piero Baglioni. Nel 1913, in occasione del centenario della nascita di Verdi, a Guido Chigi Saracini, come Presidente del Quintetto si deve, su consiglio dell’amico Arrigo Boito, che in questi anni rappresenta per lui un vero referente culturale, l’idea di eseguire per la commemorazione del maestro, sei esecuzioni della sua Messa da requiem. Per la direzione dell’orchestra fu scelto Edoardo Mascheroni, uno dei direttori più amati da Verdi, e il luogo prescelto per l’esecuzione fu la basilica di San Francesco. Gli introiti delle esecuzioni furono devoluti a beneficio dell’ospedaletto dei Bambini di Siena dal Conte, che sostenne le spese dell’evento. Il grande maestro milanese, donò al Conte un commovente Busto di Giuseppe Verdi (1872 fuso su un modello di Vincenzo Gemito (1852-1929). Dopo la pausa della grande guerra il Conte riprese in modo sistematico il suo impegno per la diffusione della musica e il 22 novembre 1923, festa di Santa Cecilia dette il via alle stagioni di musica da camera della “Micat in Vertice”. Fin dall’inizio furono chiare le direttive sui programmi della nuova “creatura” chigiana: modernità, interesse per la musica da camera sei-settecentesca italiana, ricerca della qualità strumentale ed esaltazione di uno strumento in particolare, l’organo.

Nell’ambito dell’Accademia nacquero – quale risultato dell’impegno degli allievi chigianisti – complessi da camera destinati a larga fama: nel 1939 il Quintetto chigiano, nel 1942 il Quartetto italiano, nel 1950 i Madrigalisti dell’Accademia Chigiana; né si possono dimenticare i grandi artisti internazionali presenti nelle stagioni della “Micat in Vertice”, da Walter Gieseking a Wilhelm Kempff,, da Arthur Rubinstein a Vladimir Horowitz, Alfred Cortot, Bronislaw Hubermann,  Salvatore Accardo, Gaspar Cassadò, Ermanno Wolf-Ferrari, Pablo Casals, André Navarra, Wanda Landowska, André Segovia, Susanne Danco, Elisabeth Schwarzkopf.