Capitale della Cultura 2015. Siena si è data da fare e la città è stata ‘invasa’ da tanti eventi, performance, artisti, ‘oggetti’ , colori a cui non era abituata, non per lo meno nei suoi luoghi di vita quotidiana. Non c’era l’abitudine ad abitare l’arte, e farsi quasi profanare da un ‘altro tipo’ di arte. Abbiamo chiesto agli amministratori che hanno organizzato e programmato la città per l’anno di Capitale della Cultura Italiana 2015 coinvolgendo ovviamente più aspetti della città. Ci ha risposto per tutti il referente principale per attinenza al tema, l’Assessore Massimo Vedovelli.

Pag. 3 Abbiamo fatto entrare il contemporaneo nella quotidianità di tutti i senesi Massimo VedovelliSiena si apre al Contemporaneo: cosa significa per una città come Siena?

In termini artistici Siena è sempre stata attenta e aperta al contemporaneo. Qui si sono formate scuole e correnti, e siamo sempre stati amati, studiati e visitati da artisti e critici mondiali. L’occasione della Capitale italiana della cultura è servita proprio a riannodare i legami con le varie forme dell’arte contemporanea.  Aprire le nostre strade, piazze, parchi, edifici storici e monumenti all’arte contemporanea significa rendere tutta la città un museo a cielo aperto e soprattutto avvicinare, a volte anche in modo provocatorio, i nostri concittadini a questa forma di espressione. Va detto che il primo patrimonio di arte contemporanea è costituito dagli operatori che nei vari settori operano in Città: nel teatro, nella danza, nelle arti visive, nella musica, nell’immenso campo dell’audiovisualità. Promuovere lo sviluppo culturale della Città significa innanzitutto dare a queste concittadine e a questi concittadini le condizioni per potersi esprimere con le forme simboliche dell’innovazione.

Il coinvolgimento della città mira ad un’apertura verso l’esterno, ad un approccio informativo e conoscitivo per i non addetti ai lavori, ad una fruibilità interna o cos’altro ancora?

Solo se Siena è viva di autonoma vita propria nelle forme del contemporaneo, può diventare oggetto dell’attenzione degli altri anche in questo settore. Come dicevo, si tratta di un coinvolgimento obbligato quello della Città nelle forme simboliche nei linguaggi contemporanei. Portare l’arte contemporanea nei luoghi della quotidianità ha obbligato tutti a confrontarsi con questi linguaggi, con le nuove forme espressive. I piccoli che alla Lizza hanno giocato con le rondini della Cracking Art o i loro genitori che si sono imbattuti nelle statue di Xu Hong Fei in una piazza della periferia, tutti loro si sono chiesti cosa stessero a significare, perché fossero state messe lì. Ecco perché possiamo dire che il contemporaneo è entrato nella quotidianità dei senesi, di tutti noi.

Nel comunicato diramato per la presentazione dell’evento si legge :” “Siena Contemporanea” – il programma di eventi dedicati al Contemporaneo di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015 – si realizza il primo esperimento di arte diffusa a Siena”. Come pensate verrà percepito e vissuto l’esperimento?

Come tutti gli esperimenti avrà molteplici letture. Io sono convinto che per definizione l’arte contemporanea sia molto vicina alle modalità di percezione di tutti noi, fa parte di qualcosa che viviamo quotidianamente, è un elemento comune che viene trasformato secondo la sensibilità di un artista e proprio per questo passato il primo momento di dubbio o imbarazzo riusciamo tutti a trarne un’esperienza personale. Non è un caso che alla fine anche i drappelloni che più ricordiamo sono quelli di artisti contemporanei, che al momento magari non ci sono piaciuti, ma che hanno maggiori aderenze con tutto ciò che viviamo e vediamo ogni giorno. Molti cittadini, soprattutto delle nostre periferie, mi hanno scritto per esprimere la loro soddisfazione di avere finalmente visto opere d’arte presenti nelle loro vie e piazze, e di avere avuto modo di farsi un ‘selfie’ accanto a una di esse. Tutta la Città, non solo il prezioso suo centro storico, ha potuto vivere questa esperienza diffusa di contatto con le arti.

 

Arte in ogni sua espressione: contemporaneo, musica, danza e teatro. Come sono state selezionate?

È la cosa di cui andiamo più orgogliosi. Gran parte delle proposte vengono da un percorso partecipativo che è partito dal basso, dagli operatori e dagli artisti senesi. Tutto nasce dall’esperienza degli Stati Generali della cultura dello scorso marzo, dopo i quali i diversi “tavoli di lavoro” hanno continuato a riunirsi e tra le altre cose hanno portato a una proposta collettiva, condivisa e insieme capace di dare il senso della pluralità delle identità che operano in Città in tutte le arti.

Quali sono gli obiettivi e le aspettative di un evento diffuso e spalmato su un tempo così lungo? Il nostro obiettivo è quello di mostrare la vitalità della nostra Città. Sempre ed in ogni occasione. Vitalità di chi fa le proposte, vitalità creativa ed artistica, ma anche la vitalità di tutti i cittadini che saranno osservatori più o meno partecipanti e che comunque nella loro quotidianità entreranno in contatto con opere d’arte, potranno spontaneamente vivere esperienze estetiche.