Nasce durante un laboratorio, la mia voglia, l’ispirazione di rappresentare le Metamorfosi di Ovidio, o meglio nasce a causa di quel laboratorio. Quando sento il bisogno di montare uno spettacolo, spesso la bellezza, la qualità del lavoro degli interpreti, le loro facce, fanno si che poi si definisca un’idea. Ma a volte l’innamoramento per l’idea fa sì che si cerchino visi, corpi e tecnica e musicalità e qualcosa che non si può definire ma che quando si trova si riconosce. Qualcosa a cui affidare le mie intime, delicate, fragilissime parole fatte di danza. Che devono esser dette come le vorrei sentire se non le avessi mai pensate e non le conoscessi. I messaggeri fidati di queste parole al pubblico, in questo mio caso specifico, sono danzatori con sindrome di Down. Dirlo non dirlo? E’ il dilemma che mi perseguita da quando molte mie coreografie sono interpretate da talentuosi danzatori con sindrome di Down. Non ho ancora La Risposta. So per certo che mentre per un periodo ho formato danzatori Down che volevo far ballare come gli altri, poi ho capito che questa persona non deve danzare come gli altri, non è come gli altri e la differenza di cui è portatrice può diventare una ricchezza. Nasce quindi EgoSum, un gruppo di otto danzatrici di Padova e un uomo, che è Yuri Soldati, senese, accanto a me da dodici anni, interprete straordinario, collaboratore e assistente nei corsi propedeutici della mia scuola di formazione professionale. Nel danzatore con sindrome di Down c’è una verità rara, quasi introvabile nei normodotati; essa può diventare bellezza pura e rara perché inconsapevole e fragile. Per arrivare a questo c’è bisogno di un percorso formativo dove si parte dall’arte e non dalla terapia. Il mio non è un progetto sociale, è un progetto artistico. Il fatto che questi danzatori non corrispondano ai canoni della danza rende il lavoro difficile e colmo di un fascino che corpi e prestazioni perfette non avranno mai. Di questo sono certa. Nuova bellezza. I miei danzatori Down portano in scena se stessi; e la loro danza senza filtri è intrisa nell’essenziale. Il lavoro di questo gruppo parte con un percorso formativo per trovare un linguaggio comune del corpo e termina questa sua prima fase con un anteprima de “Gli indistinti confini”, ispirato alle Metamorfosi di Ovidio. In questa fase gli interpreti lavorano con undici giovanissime danzatrici di dieci anni. Gli uni sono l’Altro degli altri. Così da compenetrarsi, continuarsi… proprio come gli Dei e gli uomini del poema.