“Come sarà Siena tra quindici anni”? titolava Duccio Rugani nel primo numero di #Siena. Domanda sempre attuale e ricorrente. Nel suddetto articolo, Rugani, si “lamentava” per una mancanza di risposte della città sul tema, fatta eccezione per il Prof. Giovanni Buccianti.

In questo numero, la stessa domanda è stata fatta all’attuale Rettrice dell’Università per Stranieri, Prof.ssa Monica Barni, in odore di assessorato regionale alla Cultura, che ci ha gentilmente risposto al quesito: “ Non mi diletto per niente di astrologia, esordisce la Prof.ssa Barni, ma sono convinta che prima di tutto occorra pensare al presente per porre le basi per il futuro, tendendo ben presente quello che si è e si è stati. Siena è una città di cultura, straordinariamente ricca di un patrimonio materiale e immateriale. È conosciuta, amata  in tutto il mondo, presente nell’immaginario degli stranieri.  Il disegno del rilancio culturale di Siena deve a mio avviso essere impostato oggi con un lavoro di network, di una progettazione condivisa a livello territoriale e di sistema, cui chiamare a concorrere tanti attori, spesso rimasti distanti tra loro.

La crisi strutturale, dalla quale stentiamo ancora ad uscire, infatti, unita al progressivo depauperamento dei finanziamenti, pubblici e privati, alla cultura non può più sostenere l’iniziativa del singolo, ma ci obbliga  a riflettere su nuovi modelli di governance e su reti tra istituzioni culturali e soggetti afferenti i settori limitrofi, organizzate in sistemi culturali territoriali, capaci di mettere a fattor comune risorse e conoscenze e sviluppare così preziose economie di scala. In questa azione di squadra, la mia università può dare il proprio contributo per il  posizionamento strategico culturale della città nel panorama nazionale e, soprattutto, internazionale, considerata la missione dell’ateneo; per l’innalzamento della qualità del lavoro e la creatività, rileggendo l’identità culturale della città, con le lenti della contemporaneità e immettendo, nel nostro tessuto economico ed imprenditoriale, professionalità nuove, portatrici di quelle conoscenze e competenze che corrispondano alla reale capacità di adeguatezza ai bisogni del mercato e alle raccomandazioni dell’Unione Europea in materia di cultura e  creatività. Penso inoltre alla costruzione e diffusione, anche a distanza, di percorsi educativi e di formazione cui contribuiscono a diverso titolo le istituzioni culturali e il mondo accademico. Penso infine, conclude la Prof.ssa Barni,  alla costruzione di un sistema dell’accoglienza (dove il termine “accoglienza” è da intendersi nella sua accezione più ampia, ovvero quella che va a coinvolgere anche elementi quali l’organizzazione della fruizione del territorio e del patrimonio culturale che vi è situato, l’offerta di proposte per il tempo libero, le attività culturali collaterali) e dell’ospitalità di studenti italiani e stranieri e delle famiglie, che può essere ulteriore opportunità di occupazione”.